News: SEMANTICA E DROGA
(Categoria: Canapa e Droga)
Inviato da altrestorie
domenica 10 dicembre 2006 - 18:18:57




Se solo si riflettesse sull’uso delle parole, e dei significati che vi si attribuiscono si capirebbero molte più cose. Con la droga abbiamo la netta percezione di come il “potere”, le istituzioni, manipolino le parole, ne distorcono l’uso, per raggiungere fini che spesso, o sempre, contrastano con l’interesse comune.



Prima di incominciare a discutere della  cosa, credo sia interessante fare una considerazione preliminare sull'uso dei termini che poi appresso troveremo spesso. Quanto sotto è basato su alcuni capitali del libro di  G. ARNAO "Proibito capire" ed. Gruppo Abele. Per me è stata una lettura fondamentale, spero anche lo sia per un eventuale lettore di questo sito. Spero di non aver reso un non troppo cattivo servizio all'autore.

SEMANTICA E DROGA Se solo si riflettesse sull’uso delle parole, e dei significati che vi si attribuiscono si capirebbero molte più cose. Con la droga abbiamo la netta percezione di come il “potere”, le istituzioni, manipolino le parole, ne distorcono l’uso, per raggiungere fini che spesso, se non sempre, contrastano con l’interesse comune. Partiamo tralasciando gli interessi ed i bisogni del “drogato”   per capire   quale sarebbe l’interesse della collettività. Di certo sarebbe quello di vedere una minore diffusione della droga, avere meno paura per i loro figli, non sobbarcarsi i costi enormi del fenomeno (sanitari, giudiziari, repressivi), non essere derubati da chi ha bisogno di soldi per la droga. Tutto questo se ci si riflette, e come cercherò di dimostrare, si ottiene sicuramente più con una politica di legalizzazione, o comunque di depenalizzazione, che non con il proibizionismo. Intanto   i risultati ottenuti con il proibizionismo sono sotto gli occhi di tutti: una catastrofe. Non si è arginato il fenomeno, anzi .. e in più abbiamo, per meglio dire hanno, consentito alla malavita di arricchirsi enormemente. Ricchezza che poi è stata usata per corrompere il tessuto sano della società! Ma dicevamo della semantica. Il proibizionismo è tutto basato sull’individuazione di sostanze che , per loro intrinseca natura, siano diverse da tutte le altre. In questo modo si finisce per accomunare sostanze dagli effetti opposti,  oppiacei  e cocaina, tutti rientranti nell’unica categoria di narcotici. Ma i narcotici , nell’uso medico sono quelle sostanze che hanno un potere principalmente sul dolore e che provocano narcosi, quindi  dovrebbe riferirsi ai soli oppiacei e non si capisce cosa diamine fanno in questa categoria allucinogeni, cocaina ed altre sostanze ancora. Ancora più stupiti si rimane se si riflette sul significato della parola droga. Una definizione oggettiva non è stata ancora trovata, per cui sembra che siano droghe quelle che sono incluse in determinate tabelle. La parola droga ha una connotazione decisamente negativa dato che è associata al proibito. Infatti quelle  sostanze definite come droghe nelle tabelle citate sono proibite. D- Ma perché sono proibite ? R- Sono proibite  perchè sono definite droghe! D. E perché sono droghe? R- Perché sono proibite ovvio!! Cogliete l’assurdo di questa botta e risposta inventato ? Peggio se ci inoltriamo nella Convenzione Unica ( il testo base del proibizionismo fatto adottare a livello internazionale dagli Stati Uniti e a cui tutti gli stati fanno riferimento). Questo testo è basato su due concetti base da cui si arriva al Proibizionismo : l’assuefazione ( addiction) e l’abuso di narcotici ( narcotic drugs). Osserviamo un attimo i due termini assuefazione ( addiction) e abuso. L’assuefazione.  La prima definizione di dipendenza  è del 1957, dell’OMS , ed è basata sulla distinzione tra assuefazione ( equivalente di dipendenza fisica) e abitudine   cioè la dipendenza psichica, In seguito fu ritenuta inadeguata a coprire una serie di aspetti del problema e ne fu data una definizione più ampia: una condizione psichica e talora anche fisica … caratterizzata da risposte comportamentali e di altro genere che includono sempre una compulsione all’uso continuato o periodico della droga per sperimentarne gli effetti psichici e talvolta per  evitare i disturbi dovuti alla mancanza.  Rileggiamolo nell’essenziale e vedremo che la dipendenza è definita come  “quella condizione psichica….caratterizzata dalle risposte comportamentali.. che includono una compulsione all’uso.. periodico della droga.. per sperimentarne gli effetti psichici…” In pratica entrano in tale formulazione un numero di sostanze della nostra vita quotidiana…il caffè alla mattina, l’amaro dopo il pranzo, il bicchierino con gli amici, la nutella… e perfino la televisione. Ma l’Oms va oltre e determina una serie di dipendenze specifiche per specifiche sostanze:alcol, anfetamine,barbiturici, cannabis, cocaina, allucinogeni, khat, oppiacei, inalanti…Insomma si è stiracchiato tutti i concetti per estenderli ad un gruppo di sostanze proibite…che dovevano rimanere tali. Ritorniamo all’inizio. Lo Stato perché si dovrebbe interessare ad una sostanza? Se ne dovrebbe interessare qualora una data sostanza avesse effetti dannosi sull’individuo e sulla società. La domanda che mi viene è la seguente. Ma se un tizio si fuma la sua canna, si prende la sua pasticca, si guarda la sua televisione, senza infastidire nessuno, senza che questo comportamento abbia risvolti pericolosi per la collettività, perché gli si deve proibire la “sua” sostanza? Se poi il fenomeno assume rilevanza sociale tale da creare un pubblico nocumento, allora lo stato ha il diritto/dovere di intervenire. Magari a seconda dei casi sarà utile intervenire con norme proibizioniste, che ne impediscono l’uso. Altre volte ci si limiterà a scoraggiarne l’uso. Ma si potrebbe anche rendere lecito l’uso agendo solo sulle conseguenze . Io non sanziono il tuo uso dell’eroina, o della marijuana, ma ti sanziono se mi freghi lo stereo per comprartela. Devo anche fare in modo che quella droga possa costare un prezzo ragionevole ed equo. Se artatamente, con il proibizionismo, mando quel prezzo alle stelle, in pratica ti “costringo” a rubare. Sento già le obiezioni: nessuno ti obbliga a farlo. A prescindere che nella mia visione delle cose, tutto ciò che non danneggia gli altri è lecito, mi chiedo perché chi usa l’alcol ( ma anche psicofarmaci e varie), non avrà nessuno di questi problemi io “drogato”, definito tale perché alcune tabelle definiscono che quella che io uso è droga, come da tabelle invece sono costretto alla devianza e all’emarginazione? In primo luogo chi, come e perchè ha stabilito che determinate sostanze siano “droga” ed altre no? Perché posso scoppiare di alcol barbiturici, sigarette, ma non mi posso fare una canna che è molto meno dannoso delle sostanze citate? Non  sono stati definiti dei criteri oggettivi per stabilire cosa dovesse essere dichiarato droga e quindi proibito. Non so, pericolosità oggettiva, numero di morti correlate. No ! Sono state proibite delle sostanze per scelte politiche, culturali, di potere, in base a pregiudizi, ignoranza (nel senso letterale di ignorare), spesso anche in assoluta malafede quindi si è trovata un a giustificazione elastica, ma speso risibile, per giustificare quella proibizione. In pratica si è fatto tutto il contrario di quanto la logica, il buon senso, e l’interesse collettivo richiedessero. Davvero qualcuno ha il coraggio in tutta onestà, di sostenere che tabacco ed alcol siano meno dannosi della marijuana? Bene si andasse a confrontare i morti imputabili ad ognun a di queste sostanze e scoprirà che non un solo decesso è imputabile alla marijuana ad esempio. Mentre di morti da alcol o tabacco sono pieni i cimiteri. Scoprirà che non esiste nemmeno la dose letale (DL50) per la marijuana. Oddio esiste in via teorica, ma si dovrebbero avere le capacità di fumare un paio di kg di marija…sfido qualcuno a farlo!!

by pummarulella 13/8/04






Questa news proviene da altrestorie
( http://www.altrestorie.org/news.php?extend.102 )


Render time:0.1404sec0.0764di queries.queries DB17. Memoria in uso:1,667kb