News: L'IMBROGLIO DEL PROIBIZIONISMO
(Categoria: Canapa e Droga)
Inviato da altrestorie
giovedì 14 dicembre 2006 - 20:22:16




Il mito che dalla marijuana si passa all'eroina è stato diffuso negli anni 'S0 dal capo del Federal Bureau of Narcotics, Harry J. Anslinger, legato alla destra maccartista, per un motivo preciso: dopo che la Commissione del Sindaco di New York, Fiorello La Guardia, aveva escluso i pericoli comunemente attribuiti alla canapa dalla propaganda del Bureau.






Dalla marijuana all'eroina

Il mito che dalla marijuana si passa all'eroina è stato diffuso negli anni 'S0 dal capo del Federal Bureau of Narcotics, Harry J. Anslinger, legato alla destra maccartista, per un motivo preciso: dopo che la Commissione del Sindaco di New York, Fiorello La Guardia, aveva escluso i pericoli comunemente attribuiti alla canapa dalla propaganda del Bureau (criminalità, violenza, psicosi; assuefazioné, ecc.: (cfr. Mayor La Guardia's Committee" ón màrihuàna, The Marihuana Problem in the City of New York, J. Cattell Press, Lancaster, Pa. 1944) e una serie di studi successivi avevano confermato le tesi della Commissione, il Nàrcotic Bureau non aveva più argomenti per giustificare la repressione anti "erba." Così Anslinger inventò letteralmente questo nuovo mito in una celebre seduta al Senato, rispondendo al senatore Daniel che gli chiedeva perché, dato che il vero pericolo è l'eroina, conveniva conservare le leggi antimarihuana: "Il nostro grande problema è che la marijuana può portare all'eroina" risponde Anslinger (Illicit Narcotics Traffic: Hearings, U.S. Senate, 1955, part. 9, p. 4193).
Pochi anni prima, il bugiardo Anslinger aveva detto alla Camera, in piena campagna per la proibizione della canapa: "Non ho mai sentito neanche un caso di progressione dalla marijuana all'eroina. Il drogato di cannabis non va mai in quella direzione" (Hearings before the Committee on Ways and Means, U.S. House of Representatives, 75th Congress, lst Session April and May, 1937, p. 24).Negli anni Settanta, i fatti hanno contribuito a stroncare definitivamente la teoria dell'escalation: gli eroinomani in America sono 720.000, un numero piú o meno uguale a quello degli inizi del '900, e che si è conservato costante lungo tutto il secolo; e i fumatori di canapa sono passati dalle poche decine di migliaia nelle comunità di colore degli anni '20, agli attuali 20 milioni.

In Italia, i consumatori abituali di eroina sono stimati in 20.000 alla fine del '75; un'indagine della sezione sociologica del Comitato Scientifico "Libertà e Droga" ha permesso di valutare in modo inequivoco l'ampiezza del consumo di marijuana.
Il sondaggio dell'Istituto dì Ricerche Demoscopiche "Slamark" di Roma, condotto per "Panorama" nel giugno '75, ha accertato che almeno 300.000 giovani dai 14 ai 18 anni fumano con una certa frequenza; l'indagine del "Libertà e Droga" è stata condotta su un campione di giovani dai 19 ai 29 anni, all'inizio del '76: il 3,1 % "fumava" con una certa frequenza: da "raramente" (due volte al mese) a "spesso" (più di una volta la settimana), per un totale di 270.000 consumatori; agii intervistati veniva anche rivolta la domanda "Hai un fratello con più di 28 anni che fuma?", il 9 % rispondeva affermativamente, individuando in tal modo oltre 24.000 "fratelli maggiori" consumatori.
I 270.000 consumatori fra i 19 e i 29 anni non devono stupire: chi ha oggi 29 anni ne aveva 20 all'inizio del fenomeno hascisc in Italia; la percentuale dei consumatori è comunque meno della metà di quella delle generazioni dai 14 ai 18 anni; í "fratelli maggiori" di 34 anni, infine, avevano 25 anni nel '67.
Il totale dei due sondaggi comporta una cifra di 594 mila consumatori accertati: a cui vanno ovviamente aggiunti le migliaia di consumatori delle generazioni piú anziane.
600.000 consumatori in Italia: un numero non certo sbalorditivo se si tiene conto che equivale all'1,1 % dell'intera popolazione contro il 10 % degli Stati Uniti (20 milioni di consumatori accertati nel '75), e 1'8,5 % dell'Inghilterra (4 milioni di consumatori accertati nel '74) stimati dai sondaggi BBC-TV.
600.000 consumatori di marijuana contro 20.000 consumatori di eroina sono anche per l'Italia una secca smentita al mito dell'escalation (il volume degli eroinomani è appena il 3,3 %).
Consapevoli di queste prove schiaccianti contro le loro teorie cercano in qualche modo di esorcizzare il fenomeno marijuana, di definirlo come comunque negativo, al di là dei pericoli intrinseci della sostanza, hanno provato ad autolimitarne la portata: è la tesi del Movimento Lavoratori per il Socialismo e dei suoi comitati antidroga: "Sí, la marijuana non costringe a passare all'eroina, però in certi soggetti, specie se proletari, crea una predisposizione all'uso di droghe pesanti."
L'unico modo di verificare questa tesi è vedere, nel gruppi di persone che, da un punto di vista cronologico, "passano" all'eroina, se esistono dei fattori presenti in misura notevolmente piú rilevante che nei gruppi che "non passano": se non c'è nessuna differenza, oltre alla condizione proletaria, possiamo dare ragione al Movimento Lavoratori per il Socialismo.
I ricercatori del Comitato Scientifico "Libertà e Droga" hanno elaborato un questionario che è stato sottoposto a 400 giovani, dai 17 ai 22 anni. Si trattava di due gruppi, campionati con gli stessi criteri: 200 ragazzi che fumavano marijuana da tre anni e non erano passati all'eroina; e 200 ragazzi che "avevano cominciato" dalla marijuana, dopo due anni erano "passati" all'eroina, e consumavano eroina regolarmente da almeno un anno, con un grado elevato e indubbio di dipendenza fisica.
I due gruppi erano il terreno ideale per vedere il peso del fattore marijuana in un'eventuale "escalation" all' eroina; praticamente due gruppi che per due anni avevano avuto lo stesso comportamento (uso di marijuana) e poi si erano divaricati: uno aveva continuato con la marijuana, l'altro era "passato" all'eroina.
Le, domande del questionario comprendevano praticamente tutte le situazioni sociali e psicologiche e le motivazioni che vengono chiamate in causa quando si vuole spiegare l'uso dì eroina. Le domande venivano poste direttamente ("sei mai stato in istituto di rieducazione? per quanto tempo?") senza metterle in relazione all'uso di eroina (tipo: usi eroina perché sei stato male con l'esperienza del riformatorio?). In questo modo saltavano fuori i fatti, senza l'interpretazione personale del ragazzo, che veniva raccontata invece in un dialogo più personale (intervista). Tutte le risposte venivano raggruppate in una serie di fattori-chiave:
Scheda. - Francesco Nicoli, detto "Giasone" è morto a Roma, nei pressi di Campo de' Fiori, in una casa abbandonata, per una dose eccessiva di anfetamina (Preludin, un dimagrante), il 20 settembre 1974. Una contro inchiesta fra i suoi amici ha permesso di ricostruire "come" era arrivato all'anfetamina usata in modo massiccio. "Giasone" era un freak come tanti di quelli che vivono sulla strada, che si spostava di città in città, a seconda di dove trovava un ambiente adatto alle sue esigenze. Venezia, 1969: fermato e perquisito dalla Questura. Foglio di via, con diffida a tornare a Venezia, pena l'arresto. Roma, 1972: retata della polizia, interrogatorio, altro foglio di via. Ma Giasone ha trovato un lavoro a Roma e non si può spostare: quindi, due mesi dopo, viene arrestato a Roma per contravvenzione al foglio di via, due mesi a Regina Coeli. Scarcerato, colleziona altri due fogli di via a Milano e a Bologna. Torna a Roma, viene incastrato di nuovo, in carcere un mese e mezzo. Passano sei mesi, torna a Roma, ricercato. La polizia lo trova, in una soffitta, cadavere.
Risultati: nel campione "marijuana," il 9 % aveva la famiglia "spezzata," 1'8 % problemi sessuali "notevoli," il 13 % guai con la scuola, il 28% conflitti significativi con la famiglia. Nel campione "eroina," famiglie "rotte" 11%, problemi sessuali 8 %, scolastici 16 %, conflitti coi genitori 30 %. Per questi fattori, sesso, famiglia, scuola, che vengono elencati comunemente, fra le "cause" delle droghe pesanti, non c'era, nessuna differenza fra marijuana e eroina; e nessuna differenza consistente con un campione di giovani appena limitatamente "non conformisti": problemi di sesso, scuola e famiglia sono cioè presenti fra i consumatori di droghe (leggere o pesanti) in misura simile, a quella dei coetanei non consumatori.
Le differenze fra marijuana e eroina erano invece clamorose negli altri fattori; "senza casa": 6 % marijuana, 28 °% eroina; "guai": 6 % marijuana, 35 % eroina; "dipendenza economica dalla famiglia ipersofferta": 3 % marijuana, 40 % eroina; "senza soldi": 5 % marijuana, 36 % eroina; "paranoia": 4 % marijuana, 42 % eroina; "prigione": 4 % marijuana, 30 % eroina. Per la marijuana le percentuali sono di poco superiori a quelle che si riscontrano in un campione "normale" di giovani, cioè non consumatori; alla voce "guai," la percentuale alta è ovviamente determinata dalla situazione legale particolare dei consumatori: 20.000 arresti dal '67 ad oggi. Le voci "senza casa," "senza soldi," sono più cospicue del normale per la notevole incidenza quantitativa del fenomeno "freak" in Italia dopo il '69: praticamente tutti i "freak" fumano e la maggioranza è senza casa e senza soldi. La voce "paranoia" è simile a quella dei giovani "normali." Il fattore "dipendenza economica dalla fami­glia" è leggermente inferiore a quello dei non consumatori: in numerose interviste, i consumatori attribuiscono questo fatto a certi effetti denevrotizzanti della marijuana. Rispetto ad un campione normale di fumatori di marijuana, va notato che si tratta di ragazzi tutti consumatori regolari abituali, con un'esperienza di tre anni: ecco perché vi sono molti "freak"; se si fosse preso in esame un campione normale, comprendente anche fumatori saltuari, occasionali e giovani che fumano da pochi mesi, sarebbe stato più allargato il numero degli studenti.
Per l'eroina, la maggioranza rispondeva sí a due dei cinque fattori (casa, soldi, dipendenza economìca, guai, paranoia); il 16% rispondeva sí solo a "paranoia" Le percentuali per questi cinque fattori sono enormemente superiori a quelle di un campione normale di giovani; e, come abbiamo visto, enormemente superiori a quelle dei "fumatori." Nelle interviste personalizzate, i "tossicomani," raccontando la propria storia, mettevano in evidenza una situazione critica che a un certo punto li aveva indotti a cominciare con l'eroina; come abbiamo accennato, si tratta di ragazzi che hanno cominciato a "bucarsi," sapendo che l'eroina dà assuefazione. Alla voce "guai," molti hanno raccontato di aver cominciato con l'eroina dopo essere stati in galera; o addirittura durante il periodo di detenzione; parecchi hanno cominciato perché dei loro amici o la loro ragazza/ragazzo, era in prigione o doveva scontare una pena lunga; frequentissimi i guai con istituti per minori; quasi tutti riferiscono di aver usato l'eroina anche per sfuggire a una situazione di angoscia continua per gli arresti e la repressione. Il modo dì vita "sulla strada" (senza casa e senza soldi) crea, secondo gli intervistati, una situazione psicologica particolare: la mancanza di alternative rende disponibili a esperienze come l'eroina; soffrendo in continuazione la fame e il freddo e la scomodità, l'eroina offre sensazioni anche fisiche meno spiacevoli. I ragazzi della marijuana in condizioni simili raccontano una grossa differenza: cioè la loro scelta non è obbligata, vivono sulla strada per un certo periodo perché hanno deciso di fare questa vita; i ragazzi dell'eroina qualche volta hanno cominciato per una decisione, ma poi, anche quando avevano voglia di smettere …………………….
lavoro e non lo trovavano, cominciavano qualche attività artigianale ed erano costretti a smettere per mancanza di licenza, e cosí via.
Una piccola minoranza (6 %) non ha risposto sí a nessuna domanda sui cinque fattori; e nelle interviste ha dichiarato di aver iniziato e continuato perché trovava l'eroina, nel complesso, una "buona droga" o una sostanza interessante. Il 15 % aveva cominciato per motivi solo esistenziali (voce "paranoia")*. Nelle interviste nessuno ha dichiarato di aver cominciato l'eroina a causa del precedente uso di marijuana e tutti hanno sottolineato una differenza sostanziale tra le due droghe: la prima, in molte situazioni, rende più sensibili, anche alle cose negative (interiori o esterne); la seconda, "stacca" completamente dalle situazioni esterne, e fornisce quasi automaticamente una certa calma anche se si è agitati o nervosi.
I risultati della ricerca sono molto chiari: chi sa che l'eroina dà assuefazione comincia ad usarla in seguito ad una situazione molto precisa; cioè un malessere originato da fattori sociali molto grossi. 'Quando un paio di questi fattori si combinano, per esempio "guai" con "paranoia" in molti individui "salta" la possibilità materiale o fisica o psicologica di resistere al disagio, e allora l'eroina è vista, come una soluzione. Solo una minoranza comincia per motivi solo esistenziali. La maggioranza dice: "ho cominciato perché ero nella merda," e quando si scava, si scopre che la "merda" è rappresentata da una serie di guai: al primo posto, la repressione spietata (familiare, sociale, economica) contro chi tenta di vivere in modo diverso e la repressione contro la marijuana.
La ricerca conferma. ciò che è successo anche nel resto d'Europa: in un certo momento, negli ultimi dieci anni, in tutti i paesi si è scatenato lo "scandalo droga"; con due conseguenze: uno la diffusione di miti assurdi sulla "droga", compreso la favola della marijuana come droga di passaggio; due, una repressione formidabile contro le droghe leggere contro i “capelloni” o gli “hippies”. “il risultato” spiega il sociologo inglese Jock Young “ è che la stupida profezia della marijuana come droga di passaggio diventa vera (profezia che si autoavvera): cioè migliaia di giovani vengono talmente tartassati con gli arresti e l’emarginazione che economica che diventano per queste condizioni eroinomani……..


Paranoia: Nessun ricovero in manicomio; ma una situazione personale al limite: idee di suicidio, crisi grave, sofferta nel rapporto con la propria ragazza/ragazzo,con angoscia e paranoia; crisi esistenziale di fondo,"non me ne frega più di niente".







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