News: SPACCIO A CIELO APERTO
(Categoria: Napoletanamente)
Inviato da altrestorie
lunedì 01 settembre 2008 - 19:35:46

Qui a Melito, a due passi dal bar «Blu Moon», cuore del rione 219,  Occhiodibue se ne sta in disparte, estraneo al mercato e a quelle urla di sentinella. 70 anni, pare un vecchio pirata. «Perché l’aggressione ai carabinieri? Per farsi belli agli occhi del boss. Sai, nell’auto c’era quel giovanotto...


Al parco Monaco, quello dei bipiani, tempo fa un papà intravide dal balcone di casa due carabinieri che gli stavano arrestando il figlio. Scese in strada. E li picchiò, liberando la creatura». Via Vienna, via Praga. Via Lussemburgo. Palazzacci sgradevoli, cortili spelacchiati. Cassonetti ricolmi. Dove non sembra mai Natale. Dove quando si spara non è per Capodanno. Qui a Melito, a due passi dal bar «Blu Moon», cuore del rione 219,  Occhiodibue se ne sta in disparte, estraneo al mercato e a quelle urla di sentinella. 70 anni, pare un vecchio pirata. «Perché l’aggressione ai carabinieri? Per farsi belli agli occhi del boss. Sai, nell’auto c’era quel giovanotto...
E per far scomparire il terzo inseguito, che era un adulto, e pure la macchina, una Fiat Bravo 1900 ultimo tipo di colore grigio. Il mio occhio destro? Lo copro con questa benda. È una ferita... di guerra. E basta così». 3 chilometri quadrati, 40mila abitanti di cui tre quarti importati da Napoli. Densità mozzafiato. In Europa, seconda solo a Portici. Al rione 219 si spaccia anche a mezzogiorno, sotto il sole alto e gli occhi bassi dei sei vigili urbani in dotazione al Comune (per legge, ce ne vorrebbero 44) che sta proprio accanto alla tenenza dei carabinieri (quelli aggrediti) che a loro volta stanno proprio a fianco del rione in cui si spaccia a mezzogiorno alla luce del sole. Terra malata, dove in duecento aggrediscono le forze dell’ordine e le inseguono assatanati per tentare l’assalto alla caserma. Francesco e Raffaele, anime candide che non si fermano all’alt e scappano come lepri per mezza provincia, sono già tornati liberi alle case loro. Animediddìo, in fondo quale male avevano mai fatto? Suor Rosaria delle Ancelle Eucaristiche, anno di fondazione 1934, sussurra gentile: «Avevamo più di 90 orfanelli. Oggi curiamo i più piccini del rione. Ma la droga devasta ogni fiore: qui ne gira tanta che non immaginate». Gabbia di matti, che ruba tetra perfino ai suoi defunti. Sui muri fa impressione un manifesto. La giunta comunale chiede aiuto al prefetto. Per i furti al cimitero. «Sì - conferma Antonio Testa, il vicesindaco - negli ultimi mesi ne abbiamo contati undici. Rubano i vasi e gli oggetti di rame appoggiati sulle tombe. C’è una banda che profana i luoghi sacri».
Melito malata. I due rioni del terremoto, quello di via Vienna e quello di via del Cimitero (800 famiglie trapiantate di forza) sono come metastasi, protuberanze innaturali. Qui perfino i commissari prefettizi, in carica per due anni e mezzo dopo lo scioglimento per camorra della giunta di centro-sinistra, si sono arresi prima della scadenza, abbandonando la città in preda a montagne di rifiuti. Antonio Amenta, medico di base, sindaco al secondo mandato: «Oggi i giornali ci riconoscono che siamo tra i paesi più ripuliti. I rioni 219? Tutta colpa dei comunisti. Che più tardi ci imposero anche numerosi insediamenti della 167. Poi, per completare il disastro, Bassolino sindaco comprò 600 appartamenti in zona Mercato e li riempì con altri napoletani. Un’invasione: dai 15mila che eravamo negli anni ’80 siamo diventati 40mila». Come si vive in quei rioni? «Male. Ma la gente dopo 15 anni sta rivedendo almeno le spazzatrici in strada e i camion che innaffiano con l’acqua disinfettante». Era il paese delle mele. E anche del mellitum, cioè del vallone in cui nacque. Oggi si vivacchia col commercio e i disoccupati stazionano a quota 35 per cento. Anomia da terra assediata: qui su quattro abitanti tre sono «stranieri» e solo uno è melitese doc.
Il sindaco, per dare uno scossone, ha rinunciato ai 4000 euro del suo stipendio, destinando la somma a una Fondazione che elargisce ogni anno 15 borse di studio. Ai ragazzi più meritevoli. E bisognosi. Spiega Amenta: «Martedì prossimo faremo consiglio comunale nel rione che ha aggredito i carabinieri. Se la gente non verrà, andremo a parlare casa per casa. Non tolleriamo zone franche». «Bene - commenta Venanzio Carpentieri, avvocato e leader dell’opposizione - ma qui c’è soprattutto bisogno di più carabinieri. A Melito abita un numero enorme di pregiudicati agli arresti domiciliari che vanno controllati ogni giorno. Si vive nella paura: se passeggi lungo il corso sai che puoi ritrovarti al centro di un fatto di sangue». E le tecnologie? Racconta Carpentieri: «In centro sono stati affissi i pali per le telecamere. Solo i pali. Da tre anni. Nel rione 219 la piscina comunale non è mai entrata in funzione. I campetti restano vandalizzati. E la gente si è costruita da sola i balconi, ovviamente abusivi». Carlo Galgano, maresciallo dei carabinieri che fa da vice in Tenenza: «Ad affrontare quella folla inferocita - dice - c’era anche un giovane collega alle primissime esperienze. Il nome non lo dico, ma mi sembra giusto render noto il suo coraggio». 


di enzo ciaccio da Il Mattino   30/08/08



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