News: TELE TRUFFA
(Categoria: Napoletanamente)
Inviato da altrestorie
domenica 16 novembre 2008 - 15:06:02

"Questo e' un libro scritto da un uomo condannato per associazione mafiosa. Prestieri e' un camorrista. Marcello D'Orta (Io speriamo che me la cavo!) lo prefa incensandolo come un gran libro. Queste poesie sono pessime, il nostro e' assai piu' bravo negli affari criminali e nell'allearsi con Di Lauro, il responsabile».

seganalato da meinardus


 HTML clipboard Era il 4 ottobre del 2005 e Roberto Saviano, a quel tempo solo graffiante giornalista d'inchiesta del sito Nazione Indiana, commentava cosi', con un semplice post sul blog dell'editore, l'uscita in libreria di “Uomini di cristallo”, opera prima del boss neomelodico di Secondigliano Tommaso Prestieri. La pervasivita' del modello camorra, la sua capillare penetrazione nei gangli di una societa' dispersa e sgangherata era arrivata al punto da immortalare in un'opera letteraria gli stili di vita di quel potere criminale che si era fatto ormai sistema. Al punto da dar vita ad un'autentica industria discografica con tanto di “bonus” d'accesso per i giovani (dai 5 ai 10 mila euro per incidere il promo), rigida consegna del silenzio per i nuovi affiliati canori e, soprattutto, una fitta rete di emittenti locali - radio e tv - dedite quasi esclusivamente a propalarne nell'etere le gesta attraverso brani di grande ascolto come “‘Nu latitante” o “Serenata calibro 9”.
17 ottobre 2008. Nel corso di un'operazione anticamorra eseguita da oltre 100 carabinieri nel quartiere Scampia, una delle principali piazze europee di spaccio, il capoclan nonche' poeta Tommaso Prestieri finisce in manette insieme a numerosi esponenti del sodalizio criminale. A Prestieri, 50 anni, e al suo luogotenente, il 27enne Vincenzo Esposito, la Dda partenopea contesta reati come tentato omicidio, porto e detenzione di armi, aggravati dall'aver commesso il fatto con il fine di agevolare l'organizzazione camorristica all'epoca denominata clan Di Lauro. Volevano uccidere l'organizzatore di feste di piazza Enrico Assante, reo di voler realizzare una serata in stile neomelo' senza il consenso preventivo del clan Di Lauro.
Dopo la sanguinosa faida di fine 2005, il controllo del settore musicale - come delle altre attivita' illegali nella zona - sarebbe poi passato agli scissionisti, ai quali e' considerato oggi vicino l'impresario-poeta Prestieri. Perla canora della sua scuderia e' la moglie Rita Bonanno, in arte Rita Siani, per anni compagna sulla scena di Mario Merola nonche' interprete appassionata di brani scritti appositamente per lei da Gigi D'Alessio. Insieme i tre - Prestieri, Bonanno ed Esposito - gestivano fra l'altro la snc Saba production et Diapason, con sede in corso Secondigliano ed uno scopo sociale che prevede reclutamento cantanti, incisione dischi, allestimento di manifestazioni canore.
Al primo, duro colpo messo a segno dall'antimafia, poche settimane dopo ne segue un'altro, stavolta destinato probabilmente a scardinare, indagine dopo indagine, la holding del sistema radiotelevisivo locale arrivata ad impossessarsi di ben tre canali satellitari sulla piattaforma Sky (costo: circa 50.000 euro al mese ciascuno per il solo segnale) dediti a trasmettere 24 ore su 24 non stop di neomelodici e dintorni. A partire da un gruppo televisivo che proprio sul genere neomelo' aveva puntato molto, soprattutto in fase iniziale.
E' il 24 ottobre 2008. Comincia a scricchiolare l'impero televisivo collegato al nome di Giuseppe Giordano detto Pino, patron incontrastato per oltre un ventennio dei marchi televisivi Teleregione, Quarto Canale, Italiamia e, piu' recentemente, Casertamia. Le prime due, in particolare, per anni dedite a trasmettere interminabili dirette telefoniche a base di cantanti neomelodici, da Rita Siani in giu'.
Quattro le ordinanze di custodia cautelare emesse dalle fiamme gialle su ordine della Procura partenopea (pm Antonio D'Alessio, gip Maria Pia Dani): ai domiciliari finiscono lo stesso Giordano, la moglie Domenica Sarnataro (amministratore di Italia Mia Group spa), il figlio Ciro, rappresentante legale della snc Mimmagio', ed il nipote Ciro Giordano che rappresenta la srl Piazza Italia. Sequestrati inoltre circa 1 milione e mezzo di euro per contribuzioni pubbliche percepite indebitamente, mentre sono in corso le procedure per «l'interdizione di pubbicizzare attraverso le emittenti del gruppo televendite di beni collegati alle societa' sotto accusa». Una truffa ai danni dello Stato in piena regola - questa l'ipotesi accusatoria - con false fatturazioni intestate a societa' di comodo o inesistenti, messe su in famiglia per gonfiare i fatturati e scalare la graduatoria dei contributi pubblici elargiti annualmente dal ministero per le comunicazioni attraverso i Corecom regionali (con l'anomalia tutta campana che qui l'organismo e' ancora il vecchio Corerat, con un organigramma che non si riesce a rinnovare, per i veti politici incrociati, ad oltre tre anni dalla sua scadenza).
A cio' si aggiungono le false iscrizioni di giornalisti nell'albo dei praticanti, altro requisito capace di accrescere il punteggio nella graduatoria. Per avere una dimensione delle provvidenze basta solo un dato: nel 2008 le emittenti campane si spartiranno una torta da oltre 12 milioni di euro, somma di poco superiore a quella del 2007. E in entrambe le annualita' (cosi' come in quelle precedenti) le ammiraglie di casa Giordano figurano ai primi posti. Con una differenza: quest'anno resta solo Italiamia 2. La numero 1, infatti, e' stata venduta all'imprenditore veneto Lucio Garbo «per una somma - spiegano negli ambienti dell'etere locale - di parecchio inferiore al suo valore reale, circa 5 milioni di euro, dal momento che esistono tuttora pesanti dubbi sulla regolarita' delle frequenze utilizzate».
La manna dell'etere televisivo campano, pero', non bastava a Giordano e ai suoi. I quali da tempo avevano pensato bene di accedere contemporaneamente anche ai fondi pubblici erogati dal Corecom Calabria. E cosi', tanto per cominciare, la spa Italia Mia Group ha un quartier generale anche a Lametia Terme, in localita' Ceramidio, ed e' presente nel Registro imprese di Catanzaro col numero 170308. Quasi 600 mila euro di capitale sociale, la societa' amministrata da Domenica Sarnataro (con azioni appannaggio del consorte Pino Giordano, tranne un esiguo 10% intestato alla cinquantanovenne Carolina Ciarallo) ha un oggetto sociale over size che, oltre a produzioni tv e pubblicita', prevede anche la vendita all'ingrosso e al dettaglio di calze, scarpe e bigiotteria, nonche' la gestione di tavole calde e rosticcerie.
Smisurato, nella visura camerale, e' anche l'elenco dei passaggi di mano, cessioni di ramo d'azienda e acquisizioni, realizzati soprattutto con altre emittenti del panorama campano, ma non solo. Spiccano le transazioni effettuate con Telereggio srl, titolare di un'emittente che irradia in Calabria ed e' presente nella graduatoria del locale Corecom. Senza contare i numerosi passaggi fra Italia Mia Group ed il Sodalizio culturale TV Centro Storico, l'emittente del rione Sanita' facente capo al pregiudicato Luigi Turco. Per tre volte (fra luglio e settembre 2006) Turco risulta “cedente” e Giordano “cessionario” (vale a dire, acquirente). Poi la partita s'inverte: a febbraio 2007, dinanzi al notaio Carlo Iaccarino di Napoli, avviene quella che con un eufemismo tecnico si definisce “risoluzione per mutuo consenso”: Giordano cede e Turco, magari obtorto collo, riacquista.
Del resto, entrambi i personaggi non sono nuovi ad operazioni ed amicizie “spericolate”. Sul capo di Turco pende una serie impressionante di denunce per altrettanti “pacchi” rifilati ad imprenditori campani: stazioni televisive con autorizzazioni inesistenti e frequenze fantasma, accompagnate da documentazione risultata clamorosamente fasulla. Quanto a Giordano, sono in tanti a ricordare i suoi esordi nell'etere al fianco di Mediatel, sigla tv della famiglia Grasso, altro clan finito recentemente nel mirino della magistratura. Per chi voglia rinfrescarsi la memoria, esistono ancora alcuni filmati originali attestanti lo stretto sodalizio televisivo.
Ma torniamo in Calabria: fra i principali reati addebitati al gruppo Giordano dalla Procura partenopea ci sono proprio le truffe messe in atto per aggiudicarsi anche le provvidenze erogate dal Corecom Calabria: «E' da ritenere - si legge in un passaggio - del tutto fittizia e strumentale alla partecipazione al contributo anche nella Regione Calabria l'indicazione di una quota di ricavi provenienti da alcune televendite fatturate dalla Shopping Italia srl (altra societa' made in Giordano, srl)». Semplice, no? Bastava imputare le stesse prestazioni a due regioni diverse per ottenere il doppio contributo. Ca' nisciuno e' fesso.
Particolare curioso: Campania e Calabria sono le uniche due regioni italiane a non avere mai posseduto un catasto delle frequenze radiotelevisive...
Fra gli indagati nell'operazione “Onde rotte” - cosi' definita nella nota ufficiale firmata dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, il magistrato napoletano da sempre in prima fila nel contasto al crimine - anche alcuni membri del Corecom Campania. Replica l'ex presidente Samuele Ciambriello: «Ci siamo mossi collegialmente nell'ambito di quelle che erano le nostre competenze e i nostri poteri». Poi chiama pesantemente in causa l'ispettorato territoriale campano del ministero per le Comunicazioni: «il nostro lavoro si e' svolto in pieno raccordo con le disposizioni del ministero, a cui spettano gli ulteriori controlli prima dell'erogazione dei contributi».
La patata bollente torna allora sulla scrivania di Girolamo Pratillo, casertano, che di quella sede territoriale e' responsabile fin dal 2002. E sulla cui gestione pendono numerosi esposti da parte di diverse emittenti campane, tutti ancora nella fase delle indagini in Procura.

QUANDO DON NICOLA INAUGURAVA…
Guest star dell'inaugurazione di Casertamia, la nuova creatura dell'impero tv targato Pino Giordano sbocciata ad aprile di quest'anno, era stato il neo sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino. Non mancava neanche il prete, al battesimo in pompa magna. Per mesi - prima che le indagini della magistratura andassero avanti - il sito della nuova emittente ha proposto la sequenza fotografica completa dell'evento, con Cosentino sotto braccio al patron Giordano, poi al centro della benedizione pastorale, fino al rituale taglio della torta.
Un patronage che qui siamo in grado di documentare con una parte del servizio fotografico, nel frattempo prudentemente rimosso dal sito dell'emittente, che ha cambiato completamente anche la veste grafica.
«Ma non avrebbe fatto meglio, il sottosegretario - sbottano a Casal di Principe - ad occuparsi dei fenomeni che devastano il suo paese?». Il riferimento, fra l'altro, e' alla recente scoperta effettuata dalla Dda partenopea: nel comune d'origine della famiglia Cosentino centinaia di ville di proprieta' dei boss della camorra sono da anni date in affitto a militari della vicina Nato. Un meccanismo - spiegano gli investigatori - che consente fra l'altro ai familiari dei superboss latitanti di riciclare buona parte dei proventi derivanti da traffici illeciti.
Un motivo in piu' - se ce ne fosse bisogno - per spiegare come mai, nel paese di Cosentino, buona parte dell'edilizia e' costituita da autentici bunker dotati di telecamere e sistemi di controllo stretto sul territorio. Camorra chiama, Nato risponde.

MI MANDA DE GREGORIO
Partecipe della truffa messa a segno dai Giordano - padre, figlio, moglie e nipote - sarebbe stato, secondo la Procura, il giornalista Giovanni Lucianelli, a lungo direttore editoriale di Italia Mia. Si sarebbe occupato, insieme alla moglie Emilia Velardi Colasanti (anche lei nell'organico del gruppo, ma non indagata), di quei praticantati fantasma messi su per accumulare punteggio, ma in realta' per buona parte fasulli. Per lui le accuse sono di concorso in truffa ai danni dello Stato e falsita' ideologica in atto pubblico.
Spunta cosi' in tutta la vicenda l'ombra di Sergio De Gregorio (di cui Lucianelli e' portavoce ufficiale), giornalista, editore, ma anche senatore eletto nelle fila del Pdl e, soprattutto, tuttora presidente della delegazione italiana presso l'assemblea parlamentare della Nato, nonostante le gravissime accuse che pendono sul suo capo. La piu' recente e' di aprile 2008, quando viene iscritto nel registro degli indagati della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio. Nella sua veste di presidente della Commissione Difesa del Senato De Gregorio avrebbe svolto il ruolo di mediatore per conto della cosca Ficara, intenzionata ad acquistare la caserma dell'esercito Mezzacapo. Sempre quest'anno, a febbraio, nuove tegole a Roma, dove un fascicolo a suo carico e' stato aperto per corruzione. Ma fin da giugno 2007 la Procura antimafia partenopea indaga su di lui per i reati di riciclaggio e favoreggiamento della camorra.
No problem per il senatore, che nel frattempo pensa a “studiare” (pare abbia recentemente conseguito la sospirata laurea, in Scienze turistiche, presso lo Iulm di Milano) e, soprattutto, si occupa delle sorti del pianeta, dirigendo la squadra di parlamentari all'assembrea Nato. Di cui fanno parte, fra gli altri, Enzo Bianco, Piero Fassino e Lamberto Dini.
Torniamo alle tv, autentico core business (o piezz ‘e core, che dir si voglia) del senatore. E cosi' torniamo anche a casa di Pino Giordano, perche' fra le societa' partecipate di Italia Mia Group, finita sotto accusa nei giorni scorsi, c'e' proprio Italiani nel Mondo Channel, 2 milioni e passa di euro nel capitale sociale: e' l'ammiraglia dell'impero De Gregorio da cui ha preso origine, fra l'altro, il movimento politico che, dopo il brusco voltafaccia ad Antonio Di Pietro, oggi gli permette di sedere a palazzo Madama. Ancora a giugno 2008 la Italia Mia Group dichiara di possedere azioni di Italiani nel Mondo Channel per 500 mila euro.
E pensare che ad “inguaiare” Giordano, Lucianelli e, forse, lo stesso De Gregorio (in quale per ora non risulta fra gli indagati nell'operazione “Onde rotte”) e' stato proprio uno dei pupilli del senatore, il giornalista Luigi Clarizia, figlio dell'ex fedelissimo di De Gregorio Vincenzo Clarizia. «In pratica - ha ammesso il giovane dinanzi agli inquirenti - continuavo a lavorare in nero per le testate di Lucianelli e De Gregorio (L'Avanti e Dossier Magazine, ndr), ma figuravo nel registro praticanti di Italiamia». «Io pero' - ha aggiunto il giovane - non ho di fatto mai lavorato ne' prodotto alcun servizio o testo per le emittenti facenti capo a Giordano».
Altro deus ex machina di tutta l'operazione Avanti e Dossier Magazine e' poi Valter Lavitola, lo stesso giornalista che aveva seguito De Gregorio perfino nell'avventura Italia dei Valori, fino al punto da guidare l'organo di stampa dipietrista al tempo del feeling fra i due politici. Un uomo-macchina, lo definiscono negli ambienti giornalistici partenopei. Chissa' come lo chiamano invece i suoi confratelli quando indossa il grembiulino? Lavitola e' infatti iscritto ad una Loggia massonica della Campania con il numero progressivo 13.452.

da la voce delle voci 
 



Questa news proviene da altrestorie
( http://www.altrestorie.org/news.php?extend.1602 )


Render time:0.0455sec0.0076di queries.queries DB17. Memoria in uso:1,703kb