News: PALESTINA E DEMOCRAZIA
(Categoria: POLITICA)
Inviato da altrestorie
sabato 13 gennaio 2007 - 19:42:56


La prima osservazione che faccio è che perchè mai Hamas dovrebbe riconoscere Israele se questo non riconosce la legittima vittoria politica. Si è invaso l'Iraq dicendo che era necessario "esportare" la democrazia in un paese retto da un dittatore per potere permettere finalmente libere elezioni. In Palestina si sono svolte libere elezioni, ma poiché ha vinto la parte che non ci fa comodo, allora la democrazia non vale più e si cerca di delegittimare il vincitore.



In Palestina siamo sull'orlo della guerra civile. Ci sono due parti in lotta tra di loro.  Fatah, la parte moderata,  che fa capo al presidente Abu Mazen,  dialoga con Israele. Questo è il partito dello scomparso Arafat che da terrorismo ha raggiunto posizioni più moderate fino al riconoscimento di Israele.  Abu Mazen si è incontrato poco prima di natale col premier Israeliano Olmert.
L'aLtra parte invece non riconosce Israele. Si tratta di Habbas,  di ispirazione islamista, che non ha rinnegato il terrorismo. Dopo la morte di Arafat, Abu Mazen vince le elezioni presidenziali. Ma alle successive politiche, contro i sondaggi, Habbas vince le elezioni politiche con una maggioranza molto larga. Haniyeh diventa premier.
La comunità internazionale guidata da Israele egli USA incomincia  a tessere una tela che porterà quasi inevitabilmente la Palestina alla guerra civile. Infatti  non riconosce le lezioni, non conosce Hamas e iniziano manovre per destabilizzare e far fuori  il governo, ripeto legittimo.La prima osservazione che faccio è che perchè mai Hamas dovrebbe riconoscere Israele se questo non riconosce la legittima vittoria politica.
Si è invaso l'Iraq dicendo che era necessario "esportare" la democrazia in un paese retto da un dittatore per potere permettere finalmente libere elezioni. In Palestina si sono svolte libere elezioni, ma poiché ha vinto la parte che non ci fa comodo, allora la democrazia non vale più e si cerca di delegittimare il vincitore.
Sarebbe anche necessaria un poco di autocritica.La politica unilaterale di aggressione da parte degli USA, lungi dal creare situazioni di democrazia sta spingendo il mondo arabo verso l'integralismo. In Iran vince il fanatismo di Ahmadinejad, in Palestina prevale la parte islamica. Non vedere il rapporto causa effetto tra questo e la politica americana è tremendamente  miope.
Il velo sta diventando simbolo di appartenenza e di resistenza in odio agli americani, più che per convinzione. Non sarebbe il caso di riflettere su queste questioni?
Una destabilizzazione di quell 'area fa solo gli interessi degli USA che hanno interesse a militarizzare il territorio per controllare il petrolio, e fa gioco agli Israeliani che sono garantiti dalla potenza Americana e si possono permettere l'arroganza che attualmente hanno. Ed anche la questione nucleare è   da  riflettere se ci pone la domanda sul perchè diamine Israele (o il Pakistan ad es) possano avere armi e tecnologia nucleare ed all'Iran dovrebbe essere impedito? Tanto per dire il presidente del Pakistan (Musharaff) sta li con un golpe appoggiato dagli americani, mentre il presidente dell'Iran è stato democraticamente eletto. Potrà piacere o meno ma è cosi.Ma torniamo alla questione Palestina.
L'elezioni di Hamas ha messo in moto un serie di azioni che spingono alla guerra civile. Israele e Usa non riconoscono Hamas. L' Europa blocca i fondi internazionali per la Palestina strozzando di fatto il governo. Israele riprende  le operazioni militari. Abu Mazen Dopo aver cercato di rovesciare Hamas in tutti i modi, ha infine deciso il "golpe" dichiarando nuove elezioni, senza tuttavia specificarne la data (alcuni funzionari dell'OLP indicano Giugno). Nel frattempo, domenica, uomini della guardia presidenziale hanno cominciato a occupare militarmente vari ministeri a Gaza, mentre Hamas urlava al colpo di stato. Noi Italiani non siamo estranei a ciò:  infatti il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, non condivide la durissima reazione di Hamas all’annuncio del presidente palestinese Abu Mazen che intende convocare elezioni politiche e presidenziali. D'Alema dichiara:


 “Le elezioni non sono un colpo di Stato ma, di fronte a un’impasse, un modo di appellarsi democraticamente ai cittadini”, ha spiegato D’Alema in una conferenza stampa a Beirut. “In questo caso — ha spiegato D’Alema, che domani sarà ricevuto da Abu Mazen a Ramallah — si tratterebbe di vedere come andare in questa direzione evitando un inasprimento del conflitto (20 dicembre 2006 alle 17:23vedi).
Ora sono il primo a dire che era meglio se le elezioni le vinceva Fatah perchè era più facile  proseguire il dialogo. Ma se le intenzioni di Israele e degli Usa fossero davvero quelle della pacificazione di quei territori, la prima cosa da fare era quella di riconoscere la sovranità palestinese. Si erano tenute libere elezioni, una parte aveva vinto. Hamas raccoglie la politica di semina fatta in tanti anni di assistenza ad una popolazione martoriata dal conflitto. Fatah se ne pera disinteressato ed ha persoL'obiezione che Hamas non riconosce lo stato di Israele non è accettabile come detto e comunque la costituzione Palestinese non prevede l'indizione di nuove elezioni se chi ha vinto non gode del favore israelo-americano. Proprio no. Invece è chiaro che Usa ed Israele si stanno muovendo in modo da far fuori il governo legittimamente eletto.

Leggiamo su
altrenotizie a firma elle emme


Che la mossa di indire nuove elezioni, destituendo il governo democraticamente eletto di Hamas, sia stata concordata con Israele e Stati Uniti è supportato da numerose altre considerazioni. Innanzitutto dal frenetico susseguirsi di contatti tra Abbas, Condoleezza Rice e funzionari israeliani dei giorni scorsi. Inoltre, in un viaggio lampo di due giorni in Medioriente, Blair ha lodato il discorso di Abbas per la sua moderazione, mentre risulta chiaro che chiedendo le elezioni Abbas metteva in conto lo scoppio della guerra civile nei Territori. La scelta dei tempi nella strategia della tensione, da parte di Abbas, si può attribuire all'ultima possibilità di bloccare Hamas prima che sia troppo tardi. L'argomento principale che Abbas oppone ad Haniyeh è l'embargo internazionale che, a causa della vittoria elettorale di Hamas, ha prosciugato i fondi dell'ANP e sta portando i palestinesi verso una catastrofe umanitaria.
Tuttavia, negli ultimi mesi Hamas stava riuscendo a creare un canale parallelo di finanziamenti da parte dei paesi arabi, bypassando il blocco occidentale. Pagando gli stipendi dei dipendenti statali, infatti, il governo aveva in parte messo fine ai continui scioperi. Nel suo viaggio diplomatico, Haniyeh era finalmente riuscito ad ottenere una grossa donazione dall'Iran di Ahmadinejad, con una promessa di trecentocinquanta milioni di dollari di aiuti in contanti. A questo punto, Abbas probabilmente ha temuto il venir meno del ricatto monetario che pende su Hamas e ha deciso di giocare il tutto per tutto.

Invece dell'attività americana  nella destabilizzazione della Palestina possiamo leggere in quato brano tratto da un articolo de Il Manifesto
Palestina, gli Usa investono nella guerra civile da il Manifesto
Michele Giorgio  Gerusalemme
Sempre più di parte, sempre più coinvolti nel conflitto interno palestinese. Gli Stati Uniti investiranno 86 milioni di dollari per aiutare il presidente Abu Mazen, rafforzando gli apparati della sicurezza dell'Anp che gli sono rimasti fedeli. A rivelarlo è stato un giornalista dell'agenzia di stampa Reuters che è entrato in possesso di un documento riservato dell'Amministrazione Usa.
Qualche mese fa era stata sempre la Reuters a riferire di un'analoga decisione presa dagli Stati Uniti in sostegno della presidenza palestinese e, di conseguenza, contro il governo del movimento islamico Hamas uscito vincitore delle elezioni di un anno fa. La notizia ha messo in difficoltà Abu Mazen perché ha offerto ad Hamas una occasione d'oro per rilanciare l'accusa al presidente e al suo entourage di «lavorare per conto degli Stati Uniti». ........
Gli 86 milioni di dollari, è scritto nel documento ottenuto dalla Reuters, verranno usati per «assistere la presidenza dell'Anp nell'adempiere all'impegno fissato nella Road Map di smantellare le infrastrutture del terrorismo e stabilire la legge e l'ordine in Cisgiordania e a Gaza». In parole povere ad usare la forza contro Hamas nonostante il rischio di una guerra civile che, di fatto, a Gaza è già cominciata. Il documento precisa che il generale Usa Keith Dayton, coordinatore della sicurezza fra Israele e Anp, applicherà il programma da 86,362 milioni di dollari «per rafforzare elementi della sicurezza palestinese controllati dalla presidenza dell'Anp». La Reuters ha aggiunto che persone a conoscenza del piano di aiuti dicono che i finanziamenti serviranno ad addestrare la guardia presidenziale, composta da 3.700 uomini, e a fornirle equipaggiamento.

Michele Giorgio  Gerusalemme
 
Insomma stanno preparando l'uscita di scena di Hamas anche a costo della guerra civile. L'ultima cosa di cui ci sarebbe bisogno da quelle parti, me nel mondo in genere. Personalmente ho il dubbio che l'obbiettivo vero non sia eliminare Hamas per riavviare un progetto di pace impossibile con questo interlocutore. L'obbiettivo finale è appunto la guerra civile che segnerebbe al definitiva scomparsa della possibilità palestinese di essere un popolo uno stato. L' Intifada contro Israele aveva raccolto grandi simpatie in Occidente, la guerra civile invece consentirà di propagandare l' inaffidabilità di questo popolo che non è in grado di governarsi da solo. Nascondendo la verità, cioè  che la guerra civile è stata forse studiata a tavolino. E che comunque, nel migliore dei casi,  non si fa niente per fermarla. Si sta mettendo Hamas in un angolo e sostenendo illegittime pretese di Abu Mazen (nuove elezioni) ed alla fine la guerra fratricida sarà inevitabile. Cosa dovrebbe fare la popolazione che ha votato e sostiene Hamas vedendo che Americani ed Israeliani gli scippano quella decisone?Ma io  non timore  di sollevare il dito accusatore contro questi americani che stanno destabilizzando l'intera pianeta per l'interesse delle multinazionali. Qui non è solo in gioco il tenore di vita (irrinunciabile e non negoziabile come dice Bush) degli americani, Qui sono in gioco soprattutto gli interessi di multinazionali al controllo delle aree petrolifere per potere continuare  a fare tranquillamente profitti.
ma almeno che si sappia. Molti di noi non siamo disposti a berci le fandonie di questo potere ormai insopportabile. Non io certamente.
giuseppe
galluccio  13/1/07

Per approfondimenti : 
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=16&idart=6936



Questa news proviene da altrestorie
( http://www.altrestorie.org/news.php?extend.173 )


Render time:0.0346sec0.0044di queries.queries DB17. Memoria in uso:1,699kb