News: LA CAMORRA
(Categoria: ITALIA)
Inviato da altrestorie
sabato 04 novembre 2006 - 13:36:19



 Si vuole inviare l'esercito, la Camorra a Napoli diviene emergenza nazionale, quasi come se fosse un fenomeno recente e non di qualche secolo. E se guardiamo le statistiche l'anno scorso i morti ammazzati sono stati più di quest'anno



 
La Camorra è divenuta “emergenza nazionale”. Ancora una volta Napoli primeggia!! La Camorra ha soppiantato la Mafia siciliana quanto a fama. Da napoletano, che si è sempre interessato di questo fenomeno, come di tutto ciò che lo circonda, vorrei fare un paio di riflessioni. Se controlliamo le statistiche degli omicidi scopriamo che sono meno di quelli dell’anno scorso. Allora perché questa attenzione? La Camorra uccide da sempre e da sempre controlla la città e la regione militarmente. Gli accordi con la politica risalgono a tempi lontani..chiedere ai Gava, ai Pomicino.
Eppure ascoltando le voci di questi giorni, leggendo i dibattiti, guardando i programmi TV sembra che sia un fenomeno scoperto di recente. Ci sono due possibili spiegazioni: la situazione ha toccato un punto limite, il vaso è stracolmo. Oppure questo battage mediatico serve a distogliere l’attenzione da altri problemi.Intendiamoci, la camorra, la criminalità organizzata sono un problema, anzi IL PROBLEMA del meridione, che non consocerà mai un vero sviluppo senza liberarsi dal cappio soffocante della criminalità organizzata. Ma credo che l’attenzione non sia dovuta alla volontà vera di affrontare il problema, che non si risolve con l’esercito, ma con le scelte politiche, serie, vere, convinte.
La Mafia siciliana è rientrata nel sommerso, sembra scomparsa. Più politica e gerarchizzata della Camorra è capace di una strategia globale, cosa non possibile alla Camorra in quanto somma di “bande” che si organizzano occasionalmente ma non riconoscono alcuna forma di controllo centralizzato, come può essere per la Cupola in Sicilia. Ma queste organizzazioni sono solo il terminale di interessi economici più vasti. Come descritto ottimamente in Gomorra ( il libro di Roberto Saviano), il controllo della Camorra sull’industria in nero dell’abbigliamento, viene sfruttato dalle grandi case di moda, che non si fidano della qualità del lavoro dei cinesi e quindi usano manodopera napoletana, a basso costo, per aumentare i loro profitti. Gli appalti pubblici vengono affidati a grandi ditte del nord: sono loro che stanno costruendo la metropolitana a Napoli e rifacendo alcune piazze. Affidando poi in subappalto a ditte della camorra parte dei lavori, fornendosi di calcestruzzo ed altro materiale da aziende della camorra che si arricchisce con denaro pubblico.
Sono le aziende del nord che , grazie ai legami con la Camorra, hanno fatto della Campania l’immondezzaio di tutta Italia con milioni di tonnellate di rifiuti tossici interrati in tutto il territorio. L’industria del falso d’autore, prospera grazie alla commercializzazione in negozi insospettabili, quasi sempre al nord.Ho citato attività “paralegali”, o che comunque, nell’immaginario collettivo non rappresentano davvero dei reati. Tutte attività mosse dal principio “pecunia non olet”.Le case di moda cercano manodopera a basso costo. Le grandi aziende si assicurano appalti , che la Camorra pilota, senza avere poi alcun fastidio. Le aziende del nord che hanno sversato e sversano i loro veleni, risparmiano miliardi con questi sistema di smaltimento. Tutto all’insegna del profitto.E non si creda che le grandi aziende vengano ricattate e quindi sono costrette a cedere per lavorare. Capita anche ma la regola non è questa. Aziende di grande distribuzione hanno accettato la Camorra come partner, perché questa, controllando il territorio, è capace di imporre in determinate zone il monopolio del prodotto che a loro interesse, sia latte, caffè, abbigliamento, detersivi. Magari dividendo le zone anche fra aziende concorrenti che cosi non sono costrette a rincorrersi con l’abbassamento dei prezzi per stare sul mercato.E’ l’interesse più che la paura a legare l’economia legale con quella criminale.Quindi a Camorra come anello di congiunzione tra economia legale ed illegale è perfettamente funzionale al mercato, alla logica del profitto a qualunque costo. E la Camorra ha bisogno dell’economia legale per riciclare l’enorme mole di denaro che rastrella.Ma le logiche del mercato e del profitto sono peculiarità della Camorra o del crimine organizzato? Sempre nel libro Gomorra, l’autore paragona la Camorra ad un ‘impresa. E tale è. Hanno a disposizione capitali, non hanno regole da rispettare, spesso sono all’avanguardia in un settore dove l’economia legale arriva in ritardo.E quale parte dell’economia Italiana può dirsi sana , legale? Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad una marea di scandali, di truffe, attività illecite tutte finalizzate al denaro o al potere (che significa comunque anche denaro!). Forse che la consorteria scoperta nello scandalo che coinvolse Vittorio Emanuele e i vertici di AN è molto diversa da un ‘organizazione camorristica? Certo non ammazzano, non come la camorra e non controllano il territorio, ma la logica che sottende è la stessa: il profitto con qualunque mezzo ed a qualunque costo.Lo stato italiano ha più o meno sempre convissuto con la criminalità organizzata. Dai tempi dello sbraco americano in Sicilia che fu fatto con l’accordo con Lucky Luciano, al bandito Giuliano usato a scopi politici (anticomunismo), passando per la banda della Magliana, Cutolo, i sospetti perenni di trattava di pezzi dello stato con la mafia di Riina, di Provenzano. Ma prima forse esisteva una linea di demarcazione che impediva di andare oltre un certo limite. Per intenderci nessuno si sarebbe sognato di affermare “ Con la mafia si deve convivere”, come ha fatto Lunardi ed un piduista o un mafioso come Dell’Utri non sarebbe mai arrivato ai vertici dello Stato. Questione solo di forme? Non ne sono convinto, perché una cosa è sapere che determinati comportamenti sono illegali, altro è avere qualcuno, come Berlusconi e complici, che teorizzano la liceità di certi comportamenti, sovvertendo l’ordine delle cose, per cui il cancro da estirpare non è la criminalità, ma la magistratura che non la smette di indagare. Con l’avvento di Berlusconi il paese sul versante lotta alla criminalità ha fatto balzi indietro enormi. Dalla stagione del risveglio dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, Manipulite, siamo arrivati al quinquennio di Governo Berlusconi che non ha pronunciato la frase “Lotta alla Mafia”, una sola volta, manco per sbaglio.
Ma è la cultura del berlusconismo che si è imposta, ben prima del suo arrivo al governo, per cui è diventato normale che un indagato o un condannato si candidasse e fosse letto, almeno una vola si dimettevano al solo avviso di garanzia. Cosi le tasse è lecito evaderle, non si chiedono spiegazioni a Dell’Utri una volta condannato per Mafia, né a Previti, né a Giudice. Fino a giungere a paradossi indigeribili, come forzitalioti alla Cicchitto o alla De MIchelis che blaterano di etica, oppure un Alfredo Vito, che siede in una commissione di inchiesta che valuta ipotesi di corruzione. E la sinistra non è esente da colpe, gravissime. Ha legittimato il berlusconismo, concedendo a Berlusconi di aggirare la norma del 57 che impediva al titolare di concessioni pubbliche (TV) di essere eletto. Elevandolo al rango di statista con la bicamerale. Attaccando quella parte di società civile che non voleva che con Berlusconi si facesse alcuna trattativa. Perchè se si discute di regole o altro con un piduista, sospettato di riciclare i soldi della Mafia, si spezza qualunque idea di legalità di correttezza , di etica. Si legittima l’illegalità. I D’Alema , i Rutelli, i Fassino, i liberali dei miei stivali accusavano chi si batteva per la legalità di essere dei demonizzatori che danneggiavano la sinistra.In questo quadro l’esercito quale problema risolverebbe? Gli si dovrebbe dare il mandato di sparare a vista, sospendendo le garanzie. Se non si spezza la rete di interessi, che prospera in tutta Italia, non si risolverà un bel niente. E smettiamola di chiedere ai cittadini di fare gli eroi.
Certo la cittadinanza ha grosse colpe, soprattutto per essersi adeguata all’andazzo, ma chi vive qui perché mai avrebbe dovuto ribellarsi, magari rischiando la vita? In nome di che? In nome di sassolino che non ha risolto nessuno dei problemi della regione? O dell’oca giuliva che nega addirittura la virulenza del fenomeno? Avrebbe dovuto immolarsi per uno stato che al momento buono è sempre sceso a patti con la Camorra. Qualcuno ricorda il caso Cirillo?Prima che i cittadini si ribellino devono essere le istituzioni a riconquistare quella fiducia perduta, la disillusione di tanti cittadini che pure avrebbero voluto lottare, ma hanno finito per rassegnarsi. Perché?
Perché se si vive in un paese dove i furbi vengono premiati, come gli evasori o i Previti che , non solo non vanno in galera, ma continuano a percepire lo stipendio di parlamentare, pagato da noi, illecitamente. Cosi quando si sente un Lunardi dire “ Con la mafia si deve convivere”, in nome come possono sentirsi i cittadini che hanno rischiato la pelle, o i familiari di cittadini morti per non piegarsi? E con quale voglia si intraprende una battaglia di questa portata?

pummarulella 06







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