News: GUERRA ALLA LIBERTA'
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Inviato da altrestorie
venerdì 19 gennaio 2007 - 22:55:15

 
"Inoltre, dato che l'America sta diventando una società sempre più multiculturale, può essere difficile suscitare consenso sulle questioni di politica estera, eccetto che nel caso di una minaccia esterna diretta, veramente grande e percepita in modo generalizzato".


Se vi rompete le scatole di leggere tutto non mancate almeno le conclusioni che ho evidenziato. Sono davvero istruttive di quanto siano pianificate certe strategie, e di quanto anche l'11 settembre assumere aspetto diverso, in quest'ottica . Notare l'uso della parola MANIPOLARE,  che la dice lunga lunga lunga.
by pummarulella

 
Strategie d'intervento del Council on Foreign Relations (CFR)

In altre parole, il Big Game del diciannovesimo secolo, che consisteva in una partita tra le grandi potenze per il controllo dell'Eurasia centrale, continua nel ventunesimo secolo con gli Stati Uniti in testa. Quindi, mentre l'Afghanistan costituisce il principale punto d'accesso al controllo dell'Asia Centrale, l'Asia Centrale è a sua volta uno strumento essenziale per il controllo globale. Questo fatto, insieme alle approfondite pianificazioni strategiche per un futuro intervento americano nella regione, è stato discusso in uno studio del 1997 del Council on Foreign Relations (CFR).
La "Grande Scacchiera" è quella del “primato americano”e dai suoi imperativi geostrategici. Redatto da un consulente strategico USA di vecchia data, già consigliere per la Sicurezza Nazionale sotto l'amministrazione Carter, e cioè Zbigniew Brzezinski,  lo studio del CFR entra nei minimi dettagli per ciò che riguarda  gli interessi statunitensi in Eurasia e la necessità di un coinvolgimento prolungato e diretto» degli USA in Asia Centrale, allo scopo di tutelare questi interessi .«quando i continenti hanno cominciato a interagire sul piano politico circa cinquecento anni fa, l'Eurasia è stata il centro del potere mondiale», egli osserva. L'Eurasia comprende tutto il territorio a est della Germania e della Polonia, tutto il territorio della Russia e della Cina fino all'Oceano Pacifico, inclusi il Medio Oriente e gran parte del subcontinente indiano. Brzezinski nota come la chiave per il dominio sull' Eurasia sia nel controllo delle repubbliche dell'Asia Centrale. Riconosce poi in Russia e Cina, entrambe confinanti con l'Asia Centrale, le due principali potenze che potrebbero minacciare gli interessi USA nella regione; ed è la Russia la minaccia maggiore. Gli USA devono di conseguenza riuscire a manipolare le potenze circostanti, come l'Ucraina, l’Azerbaigian ecc  cosi da contrastare le mosse della Russia e della Cina per controllare petrolio e gas naturali delle repubbliche dell’Asia centrale ( Turkmenistan, Uzbekistan, Tadzikistan…).
L’autore nota  inoltre come una nazione che diventasse egemone nell’Asia Centrale rappresenterebbe una minaccia diretta al controllo americano . Ma i "Balcani eurasiatici" sono infinitamente più importanti come potenziale preda economica: nella regione c'è un'enorme concentrazione di riserve di gas naturali e di petrolio, oltre a importanti minerali, tra cui l'oro. [...]
Il consumo mondiale di energia è destinato ad aumentare molto nei prossimi due o tre decenni. In base ai calcoli del dipartimento dell'Energia USA si prevede che la richiesta mondiale aumenterà di più del 50 per cento tra il 1993 e il 2015, e l'aumento più significativo del consumo si realizzerà in Estremo Oriente. L’impetuoso sviluppo economico dell'Asia sta già generando massicce spinte verso la ricerca e lo sfruttamento di nuove fonti di energia, ed è risaputo che le regioni dell'Asia Centrale e del bacino del Mar Caspio contengono riserve di gas naturali e di petrolio che potrebbero fare apparire ridicole quelle del Kuwait, del Golfo, del Messico o del Mare del Nord. [...] Il Kazakistan  è lo scudo e l'Uzbekistan l'anima dei vari   risvegli nazionali della regione. [...] L'Uzbekistan è di fatti il primo candidato alla guida dei paesi dell’asia centrale (...] Una volta che saranno stati costrui­ti gli oleodotti diretti verso quell’area , le riserve, veramente ampie, di gas naturali del Turkmenistan garantiranno un futuro prospero alla popolazione del paese. [...]
Di fatto, il revival islamico ‑ già appoggiato dall'esterno, non solo dall'Iran ma anche dall'Arabà Saudita – fornirà probabilmente l’impulso a  mobilitarsi per un nuovo nazionalismo, sempre più dilagante e determinato a opporsi a a qualsiasi ritorno sotto il controllo dei russi insomma degli infedeli  [...]
Quanto al Pakistan, il suo intere interesse principale  è di far crescere la propria importanza‑ sul piano geostrategico attraverso l'influenza politica in Afghanistan ‑ e negando all'Iran la possibilità di esercitare un'influenza simile in Afghanistan e Tadzikistan ‑ per beneficiare, alla fine, dell'eventuale costruzione di un oleodotto che colleghi l'Asia Centrale con il Mare Arabico`. [...]
Inoltre, i leader russi di buon senso comprendono che l'esplosione demografica che si prepara nei nuovi Stati determinerà una situazione esplosiva lungo tutta la loro frontiera meridionale se questi paesi non riusciranno a sostenere la propria crescita economica`.
Il Turkmenistan [...] ha attivamente valutato la possibilità di costruire un nuovo oleodotto attraverso l'Afghanistan e il Pakistan verso il Mare Arabico". Dalle argomentazioni sopra riportate l'autore ha poi ricavato: “ Ne segue che è primario interesse dell’america contribuire a far si che  e nessuna singola potenza conquisti íl controllo di questo spazio geopolitíco, e che la comunità globale possa avervi accesso finanziario ed economico senza incontrare alcun Egli giunge poi alla conclusione più importante: «Se non c'è un coinvolgimento americano diretto e prolungato, in tempi non così lunghi forze del disordine globale potrebbero giungere a dominare la scena del pianeta. La possibilità di una dissoluzione è insita nelle tensioni politiche non solo dell’attuale Eurasia, ma del mondo in generale». Queste osservazioni sono strettamente legate al principale punto d'interesse del Council of Foreign Relations, cioè il mantenimento del dominio globale statunitense. ultimo decennio del ventesimo secolo ha visto un colossale cambiamento della situazione mondiale. Per la prima volta una potenza non eurasiatica è divenuta non solo il principale arbitro delle relazioni tra le potenze eurasiatiche, ma anche la potenza suprema del pianeta. La sconfitta e il crollo dell'Unione Sovietica hanno rappresentato il passo finale della rapida ascesa di una potenza dell'emi­sfero occidentale, gli Stati Uniti, che è l'unica e, in realtà, la prima potenza veramente globale". [... ]
Ma adesso è assoo1utamente necessario che non emerga nessuno sfidante eurasiatico capace di dominare l'Eurasia, e quindi anche di sfidare 'America. Lo scopo di questo libro è dunque la formulazione di una geostrategia eurasiatica complessiva e integrata. [...]
Per l'America, la principale posta in gioco, dal punto di vista geopolitico, è l'Eurasia. [...]
Ora, una potenza non eurasiatica è preminente in Eurasia e il primato globale dell'America dipende direttamente da quanto a lungo, e con quanta efficacia, verrà mantenuta la sua preponderanza sul continente eurasiatico''. [...]
In tale contesto, il modo in cui l'America "gestisce" l'Eurasia è un elemento critico. Si tratta del più vasto con­tinente del globo, centrale dal punto di vista geopolitico. La potenza che lo dominasse controllerebbe due delle tre aree più avanzate ed economicamente produttive. Basta inoltre un semplice sguardo alla carta geografica per cogliere che il controllo dell' Eurasia comporterebbe quasi automaticamente la subordinazione dell'Africa, rendendo l'emisfero occidentale e l'Oceania geopoliticamente periferici rispetto al continente centrale del mondo. Circa il 75 per cento della popolazione mondiale vive in Eurasia, e anche buona parte della ricchezza materiale del mondo si trova qui, sia per quanto riguarda le attività commerciali sia per quanto riguarda le risorse del suolo. L'Eurasia totalizza il 60 per cento del PNL del mondo, e circa i tre quarti delle risorse energetiche conosciute [. . .]
Sono necessari due passi fondamentali: primo, identificare gli Stati eurasiatici geostrategicamente dinamici, che hanno la capacità di produrre un cambiamento potenzialmente importante nella distribuzione internazionale del potere e riconoscere gli obiettivi esterni fondamentali delle loro elite politiche, nonché le probabili conseguenze dei loro tentativi di raggiungerli; [...] secondo, formulare specifiche politiche USA per controbilanciare, cooptare e/o controllare quanto delineato sopra. [...]
Per metterla in una terminologia che ricorda la brutale durezza degli antichi imperi, i tre grandi imperativi della geostrategia imperiale sono quelli di prevenire la collusione e perpetuare tra i vassalli la dipendenza finalizzata alla sicurezza, mantenere i tributari docili e protetti e impedire ai barbari di mettersi insieme''. [...]
Quindi può darsi che gli Stati Uniti debbano decidere come affrontare coalizioni nazionali che cercassero di spingere l'America fuori dall'Eurasia, minacciando così il suo status di potenza globale''. [... ]
Per questo, l'appoggio ai nuovi Stati post‑sovietici  al fine di insediare un pluralismo geopolitico al posto dell'ex impero sovietico ‑ deve essere parte integrante di una politica concepita per indurre la Russia a esercitare ambiguamente la sua opzione europea. Tra questi Stati, tre sono particolarmente importanti dal punto di vista geopolitico: l'Azerbaigian, l' Uzbekistan e l'Ucraina. [...]. L' Uzbekístan, il più vitale in quanto nazione e il più popoloso degli Stati dell'Asia Centrale, rappresenta il maggior ostacolo a che la Russia torni ad avere un controllo sulla regione. La sua indipendenza è basilare per la sopravvivenza degli altri Stati dell'Asia Centrale, ed è la meno vulnerabile alle pressioni della Russia. Allargando il discorso, Brzezinski osserva:Visti i segnali d'allarme che appaiono in Europa e in Asia, la politica americana, per essere vincente, dovrebbe focalizzarsi sull'Eurasia nel suo complesso ed essere guidata da un progetto geostrategico. Ciò pone l'accento sulle manovre e la manipolazione necessarie a prevenire l'emergere di una coalizione ostile che possa cercare di minacciare il primato dell'America. [...]
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Il compito più immediato è quello di assicurare che nessuno Stato o unione di Stati conquisti la capacità di espellere gli Stati Uniti dall'Eurasia, o anche di sminuirne in modo significativo il decisivo arbitrato. [...] Alla lunga, la politica globale diventerà sempre meno congeniale alla concentrazione del potere egemonico nelle mani di un singolo Stato. E quindi l'America non solo è la prima, oltre che la sola, vera superpotenza globale; ma probabilmente è anche destinata a essere l'ultima".

Quello che afferma subito dopo l'ex consigliere alla Sicurezza Nazionale è di fondamentale importanza:
"Inoltre, dato che l'America sta diventando una società sempre più multiculturale, può essere difficile suscitare consenso sulle questioni di politica estera, eccetto che nel caso di una minaccia esterna diretta, veramente grande e percepita in modo generalizzato".

di Nafeez Mossadeq Ahmed   dal Libro  "Guerra alla Libertà".




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