News: CONTRADDIZIONI A SINISTRA
(Categoria: POLITICA)
Inviato da altrestorie
domenica 21 gennaio 2007 - 17:33:39


Ero curiosa di conoscere la Binetti. A Orvieto abbiamo parlato dei Pacs, lei mi ha fatto un lungo discorso, ma temo di non averlo compreso. Mi ha spiegato che è possibile tutelare alcuni diritti, tipo la pensione di reversibilità e l'assistenza in ospedale, purché non ci sia alcun riconoscimento pubblicistico ... sinceramente non ho capito cosa volesse dire. Ora, già è complicato che la Binetti e io stiamo nella stessa coalizione. Come potremmo stare nello stesso partito?».



Intervista a Mercedes Bresso

Corriere
del 20/1/07 di Aldo Cazzullo.

Qualche giorno fa, Repubblica scrive che non parteciperà al dibattito congressuale dei Ds, e non entrerà nel partito democratico. L'altro ieri non era a Roma, in direzione, ma a Berlino, in un altro tipo di bufera. «Fassino si è irritato moltissimo. Mi ha rimproverato di non averlo avvertito. Ma io gli avevo espresso tutte le mie perplessità su come si vuol costruire il nuovo partito e gli avevo detto che, stando così le cose, non me la sentivo di farne parte. Si vede che mi sono spiegata male. Piero dice che è l'unica strada. Chiamparino è d'accordo con lui. Io no».«Sono stata al seminario di Orvieto sul Pd. E non ho capito perché due partiti l'un contro l'altro armati siano così convinti di doversi unificare. Oltretutto lo scontro non è semplicemente tra Ds e Margherita, ma coinvolge correnti e per­sonaggi diversi, su ogni questione possibile. Ero curiosa di conoscere la Binetti. A Orvieto abbiamo parlato dei Pacs, lei mi ha fatto un lungo discorso, ma temo di non averlo compreso. Mi ha spiegato che è possibile tutelare alcuni diritti, tipo la pensione di reversibilità e l'assistenza in ospedale, purché non ci sia alcun riconoscimento pubblicistico ... sinceramente non ho capito cosa volesse dire. Ora, già è complicato che la Binetti e io stiamo nella stessa coalizione. Come potremmo stare nello stesso partito?».
Dice la presidente del Piemonte che «le difficoltà del governo certo non aiutano. Ma non aiuta neppure l'atteggiamento di Prodi, che dovrebbe essere il leader, l'unificatore. Siamo sicuri che nel '98 Prodi sia caduto solo perché non aveva un grande partito di riferimento? Io non credo. L'altro giorno alla Cattolica ha detto che si considera più vicino ad Aznar che a Zapatero. Io invece mi considero molto più vicina a Zapatero che ad Aznar. Sento denunciare il rischio di una "deriva zapaterista". Magari ci fosse davvero, una simile deriva! Zapatero è un liberal, in economia come nei diritti civili. Uno che fa un governo composto per metà da donne». Condivide anche le nozze tra omosessuali? «Non avrei nulla in contrario. Si allarga un diritto ad alcuni senza restringerlo ad altri. Ma mi dicono che in Italia non si può, che abbiamo una tradizione diversa. Se è per questo, anche la Spagna è un paese cattolico, non è mica l'Olanda.
Comunque, mi rendo conto che in un governo di coalizione si deve cercare un accordo, trovare un compromesso. I movimenti gay sono stati ragionevoli, hanno rinunciato a posi0zioni radicali. Ma nell'Ulivo ci sono forze che non intendono transigere su nulla: sui Pacs come sulla ricerca scientifica, sulla fecondazione assistita, sulla laicità dello Stato, su cento altri argomenti. Amato dice che si deve trovare una linea comune. Giusto. Ma molto difficile»....«Io non ho nulla contro i cattolici. Osservo che nella Margherita ce sono di diversi tipi: alcuni vengono dalla sinistra Dc, altri avevano come riferimento Oscar Luigi Scalfaro che di sinistra proprio non era. Po sono i teo-dem, gli ex liberali, gli ex repubblicani; tutti guidati da ex radicale.
Ecco, l'impressione è che il partito democratico sarebbe una grande Margherita, resa ancora più confusa e divisa dall' arrivo della componente socialista e di quella comunista. Fassino ce che dobbiamo un i riformisti. Ma noi meglio restare ognuno nella propria casa? E anziché appiccicare pezzi diversi mascherando un'intesa che non c’è non è più onesto che ciascuno si presenti agli elettori con le proprie idee? "Partito" implica una parte, non il tutto. Ho letto i documenti dei saggi. Interessanti, ben scritti. Ma un partito non nasce così».

Sergio Romano sul Corriere del 20/1/07Ma è permesso chiedersi a questo punto se gli ostacoli che Fassino continua a trovare sulla sua strada non siano il risulta­to di vecchie ambiguità che il partito evitò di affrontare al momento della sua nascita e se una nuova scissione non sia, Oltre che inevitabile, salutare. Quella che avvenne al congresso di fondazione del nuovo partito, infatti, fu parziale ed equivoco. Alla Bolognina si parlo molto del nome e del simbolo che il nuovo partito avrebbe adottato, ma non si s olle ammettere che il secolo breve si era concluso e che dalla storica lotta tra comunismo e socialismo il primo era uscito sconfitto. Se ne andarono coloro che non volevano rinunciare ad essere comunisti. Ma tra quelli che rimasero, molti rifiu­tarono di ammettere la sconfitta delle loro idee e scelsero di stare nella vecchia casa al modo in cui certi cattolici decidono di restare nella Chiesa an­che quando non sono d'accordo con il Papa. Sappiamo che altri fattori più tardi, tra cui Tan­gentopoli e la crisi dei socialisti, dettero al nuovo partito il sentimento della propria impunità di fronte alla storia. Ma quell'operazione opaca, senza esami di coscienza e processo al passato, ha avuto l'effetto di tenere in piedi le quattro mura di una casa madre in cui avrebbero convissuto due anime, di cui una, il «Correntone», non è certo «socialdemocratica» e appartiene al filone massimalista della sinistra italiana. Il prezzo di quest'ambiguità è stato duplice ed è stato pagato dall'intero Paese. Sul piano elettorale ì Ds sono fra i partiti della sinistra democratica europea, il più debole, il solo che non sia riuscito a rappresentare larghi settori di quella parte della società che dovrebbe appartenergli. Sul piano della coerenza politica i Ds, soprattutto quando hanno responsabilità di go­verno, sono incapaci di una linea chiaramente riformatrice.


Questi due brani sopra mi vedono d'accordo completamente sull'analisi di un 'ambiguità di fondo dei DS, ma di tutta la "sinistra" italiana credo. Non concordo però sulle conclusioni di nessuno dei due.I DS, e con questo intenderà l'intera sinistra italiana ogni volta che li citerò, devono decidere cosa vogliono essere e chi vogliono rappresentare. Si sta dimostrando che una coalizione cosi variegata da Bertinotti a Mastella non regge si autologora. Perchè è una sommatoria di vari partiti senza una visione comune.
La sintesi tentata dal programma è andata a farsi benedire perchè ogni partitino, ogni singolo tende alla conservazione della sua piccola identità senza alcuna visione comune, sempre a rappresentare interessi particolari e non interessi, più o meno, collettivi.
Mi chiedo come possa reggere una coalizione se non c'è accordo manco su un pilastro come la laicità dello stato. Si può trovare certo una sintesi tra cattolici e laici, se i primi sono la Bindi che la riconosce in pieno. Ma come si convive con Fioroni, la Binetti ed il resto dei teodem? E come si può pretendere di fare un partito con questi? Come si può pretendere di fare un partito se non si scioglie quest'ambiguità di fondo? Ma le contraddizioni sono numerose anche se questa, a mio avviso, è la più grave perchè non mediabile in alcun modo. E che partito vogliono fare i DS se non risolvono le ambiguità al loro interno? Chi rappresentano oggi i DS? In costante perdita di consenso non si sono resi conto che il problema è proprio la mancanza di contenuti e direzione chiari.
Il PD non affascina perchè non si parla di contenuti, ma solo della spartizione delle sedie, delle cariche, cose di cui alla gente frega meno che niente! Zapatero è un modello perchè "radicale", ma la radicalità sta nella chiarezza delle scelte, perchè certo non ha espropriato la proprietà privata. E sono d'accordo che Zapatero è sostanzialmente un liberal-democratico, ma lo è fino in fondo, senza ambiguità. E' un massimalista perchè ha ascoltato le richieste dell'elettorato e cerca di mantenere le promesse elettorali sul serio, cosa che non si vede in questo governo. Che certo non ha rotto con la politica Berlusconiana (ma di sempre) delle vuote promesse elettorali e degli annunci senza contenuti.
La gente però è stufa ormai. La maggioranza è d'accordo con coppie di fatto ed eutanasia, ma i nostri rappresentanti sembrano fregarsene. E la concessione di diritto alle coppie di fatto è massimalista solo per qualche idiota italiano, visto che tali diritti in Europa sono pienamente riconosciuti anche da governi di destraIl leader spagnolo se è liberista in economia, però almeno lo coniuga con un assoluto liberalismo anche nei diritti.Invece i DS che pare siano spesso iperliberisti in economia (vedi pensioni, privatizzazioni eccetera), poi sono timidi o riottosi nel campo dei diritti, accucciandosi sulle posizioni della Chiesa per questioni come pacs, eutanasia, droga.
Non hanno capito che l'elettorato vuole scelte chiare, radicali in tal senso.A mio avviso i DS dovrebbero fare una scelta chiaramente di "sinistra" che non significa abolizione della proprietà privata o nazionalizzazione dei mezzi di produzione, ma ben altro. Innanzitutto nella chiarezza. Io sono convinto che questo paese abbia bisogno di liberalizzazioni, vere però, in alcuni settori. Non certo i servizi, ma penso al campo della telefonia, dell'energia non certo ai servizi come la scuola o la sanità.
Se si liberalizza lo si fa fino in fondo, consentendo la nascita di una pluralità di soggetti che, come è avvenuto nella telefonia mobile, fanno scendere le tariffe a vantaggio dell'utenza. Passare dal monopolio pubblico (Sip) al monopolio privato (Telecom), non è una liberalizzazione, ma una schifezza, a vantaggio del profittatore di turno (ieri Colaninno, oggi Tronchetti), senza alcun vantaggio per i cittadini. Io dico che una sinistra debba mantenere il controllo pubblico in settori strategici, per impedire che finiscano oggetto di speculazioni e tenere sotto controllo le tariffe. Ma posso anche accettare la liberalizzazione che però sia effettivamente tale e non un regalo a qualche potere più o meno amico, come merce di scambio. Sicuramente una sinistra deve andare nella direzione di aumentare i diritti, ed in economia non essere appiattiti per forza su idee liberiste.
Il mercato certo non si può ignorare, ma manco può essere l'unica soluzione per una partito che voglia dirsi di sinistra. Soprattutto bisognerebbe abbandonare l'idea che qualunque servizio, compresa la conduzione dello Stato, debbano fare riferimento alla conduzione aziendale.Lo stato non è un 'azienda, è non lo è un ospedale o una scuola. Essi non producono beni, immediatamente monetizzabili, producono servizi, si interessano della vita di tutti i giorni, dei rapporti umani che se non possono prescindere dalle implicazioni economiche, certo non possono essere ridotti pura moneta.
Quanto vale l'educazione di una persona? O la sua salute? Come si fa scuola o salute se la si mette in questi termini? E certo se una sinistra comunista è sicuramente anacronistica e senza senso, una vera sinistra non può sfuggire al confronto con questi temi. Non sarà mai troppo tardi se i DS, come dice Romano, e la sinistra, aggiungo io, facciano chiarezza su cosa intendano essere e chi intendano rappresentare. Liberisti o socialisti, per brevità e per intenderci, ma almeno sia chiaro cosa si vota e quale si sarà la linea. L'ambiguità non è più tollerabile, perchè vediamo che non si governa in tal modo.
Se il governo cadrà, lo farà per queste contraddizioni irrisolte, per l'incapacità di avere una linea chiara da portare avanti con coerenza. Soprattutto per l'incapacità di ascoltare le richieste dell'elettorato che sono soprattutto di chiarezza. In tal senso massimaliste, non certo per i contenuti.
Datevi una mossa prima che si tardi e che ci si ritrovi Berlusconi di nuovo tra capo e collo.


giuseppe galluccio 21/1/07



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