News: E' BELLA LA CAMAPAGNA ELETTORALE
(Categoria: Napoletanamente)
Inviato da altrestorie
lunedì 15 giugno 2009 - 16:08:40

 
Il savoir faire di eruditi politici in questo periodo di forte competizione, impone di aprire le interviste con la formula sexually correct che va tanto di moda: "le cittadinE e i cittadinI chiamati a votare...".
Al contrario, arrivati finalmente a rispondere ai temi concreti - criminalità e politica, giustizia e questione morale, per citarne alcuni - non si curano mai di esprimere concetti molto semplici e logicamente corretti, quali "per credere in un vero sviluppo bisogna eliminare le mafie, innanzitutto combattendo le loro cospicue infiltrazioni nelle amministrazioni, monitorando efficacemente il sistema degli appalti e i grossi flussi economico-finanziari, integrando al contempo una vasta presenza sul territorio di forze di polizia competenti".
Nulla di tutto ciò. Non sanno mai cosa viene prima e cosa dopo, anzi, forse lo sanno benissimo, ma non è conveniente dichiararlo ai fini della raccolta voti.
 



Meglio parlare di lavoro, di sicurezza, di immigrazione. Dimenticando però che tali temi su cui si gioca la battaglia elettorale sono di fatto condizionati dalle mafie, a livello imprenditoriale, amministrativo e politico.
Un dato indiscutibile è la presenza netta e visibile della camorra nella spesa pubblica. Solo e soltanto con un approccio preparadigmatico a tale questione - che di fatto paralizza ed inquina un ipotetico sviluppo del territorio, avendo influenza in quasi tutti i settori strategici della società - si può discutere di un vero Rinnovamento per Napoli, e la Campania.
Tale Rinnovamento deve passare obbligatoriamente da una seria revisione dei personaggi e dei canoni che hanno caratterizzato la scena politica degli ultimi 15 anni.
Segni flebili di qualche speranza di cambiamento sono arrivati dal coinvolgimento della cosiddetta società civile, impegnatasi in prima linea sul fronte elettorale, e il minimo abbassamento dell'età media dei candidati (risultati comunque vani se nel computo ci si trova Ciriaco De Mita, recordman longevo della politica nostrana).
Sperando in questa nuova Primavera, le statistiche intanto rivelano un quadro allarmante: oltre a degrado, disoccupazione, corruzione, malagestione dei rifiuti, il numero dei comuni interessati da provvedimenti di scioglimento in Campania - più di 70 dall'entrata in vigore della legge, 51 su un totale di 92 solo nella Provincia di Napoli - non lascia spazio ad interpretazioni ed opinioni. Non serve nemmeno aspettare le motivazioni, come suggerì Bassolino.
Alcuni allarmi evidenti dell'ingerenza camorrista nella gestione degli enti locali sono la scarsa qualità - se non addirittura l'assenza - dei servizi necessari alla collettività.
L'urbanistica di Napoli, città che deve la sua fortuna a monumenti e piazze, se non è allo sfascio totale, regna comunque nel caos.
Un caso ultimo - ed esemplare - è la riqualificazione di Piazza del Gesù, o gli ignobili atti vandalici alla tomba del grande Totò ("anatema a te! maledetto tu sia, a te la malapasqua!" starà tuonando da lassù), oltre alle solite rapine, scippi, sparatorie, morti.
Se ciò non è solo frutto di mala amministrazione, cos'altro è?
Il Procuratore Lepore sostiene che il 30% dei politici campani è colluso con la camorra. A questo punto, chi dovrebbe fornire dati precisi a questa terrificante affermazione, o perfino qualche nome, se non lo stesso Lepore? Resta comunque una stima cauta e sottodimensionata quella del Procuratore, se si fanno due rapidi calcoli con semplici strumenti a disposizione di tutti.
L'ultimo comune sciolto in ordine di tempo per infiltrazioni della camorra è Villa Literno, in provincia di Caserta.
La Giunta, un paio di mesi prima, partecipò con ardore ad un incontro organizzato da Libera, in cui ribadiva l'impegno contro tutte le mafie.
Alcuni illustri consiglieri e assessori magari annuivano ed applaudivano alle belle parole di legalità, ed intanto stringevano accordi con i clan.
Questa si che è coerenza.
Come l'interrogazione al Governo, a maggio del 2004 dell'attuale candidato alla Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, personaggio alquanto ambiguo e già interessato da voci poco rassicuranti sulla sua presunta partecipazione agli affari del clan Bidognetti.
Nell'interrogazione, il Deputato Cesaro chiede al Sottosegretario Mantovano l'istituzione di un posto di Polizia nel suo paese natale - meglio dire la sua "roccaforte" - Sant'Antimo, a seguito di vari episodi di criminalità e immigrazione clandestina.
La risposta del Governo assume toni "preoccupanti" per Cesaro, ma non troppo: Mantovano snocciola i vari dati sulla cittadina a Nord di Napoli, indicando come clan egemoni i Verde, i Puca e i Ranucci. Dimenticando di aggiungere, sul più bello, che l'Onorevole Cesaro fu coinvolto, insieme ai fratelli, allo scioglimento del Comune nel 1991, in qualità di assessori, consiglieri e partecipanti ad alcune società gestite da esponenti dei clan locali.
E allora, imbocchiamo col cucchiaio i nostri cari politici, e spieghiamogli in cittadinese che il fine ultimo della camorra è il potere amministrativo, a qualsiasi livello: più alto arriva, meglio può influire sulla spesa pubblica, e per ottenere ciò è costretta ad attraversare il tunnel infuocato della criminalità predatoria spicciola (omicidi, estorsioni, traffico di droga, prostituzione), incamminandosi non prima però di aver indossato adeguate "tute ignifughe" (l'omertà e la paura dell'opinione pubblica mista a inconsistenti strumenti di lotta da parte dello Stato), per smettere infine quelle divise sporche di sangue e zolfo, e godersi l'ambìto Eden della criminalità ripulita, legalizzata, istituzionalizzata, a norma di legge.

Li si sente tanto discutere di quali siano le tecniche di accaparramento dei voti. Tralasciando quel 3% di elettori che si esprime con voto libero d'opinione, il restante cosa fa?
Ribadiamo ancora una volta, a noi stessi e a questi eruditi che ci rappresentano, che i metodi predatori e militari nel fare incetta di voti (minacce, pressioni ed intimidazioni violente) devono essere meno usati possibile, solo se c'è un'estrema necessità. Quei metodi sono un passaggio obbligato per una raffinazione della raccolta del consenso elettorale, che diventa sempre più nuovo e "pulito" con la capacità di dare lavoro in fabbriche, imprese, consorzi e società nate dal controllo della spesa pubblica misto al riciclaggio del danaro sporco e ad attività lecite/illecite.
La crisi economica, e la scelta d'imprenditori finora onesti di fare affari con la camorra - data l'immediatezza a breve termine del lucro e la disponibilità di capitali contanti - a scapito di un approccio imprenditoriale a norma di legge, lungo e poco remunerativo in un un mercato globalizzato, libero e concorrenziale, impoverisce e distrugge il tessuto economico e lavorativo di Napoli, di fatto stroncando una possibile rinascita della società partenopea.
Eliminando tale intreccio nel sistema di voti ed economia, si libererebbero risorse per politici ed imprenditori ancora onesti e svincolati da logiche clientelari e criminali.


Niente. Segnale non pervenuto. Si vedono gravi commistioni, ma si parla d'altro. Si discute ancora sulle cose altre. Si stilano punti programmatici.
Ma da Scelba a Cesaro, alla fine della fiera, la gente onesta e la città affondano senza chiedere aiuto.
Dimentichiamo per un istante le belle parole di Saviano, i morti ammazzati, le faide, i blitz.
Interroghiamoci insistentemente sull'intreccio più pericoloso delle migliaia di morti, che fa più danni delle estorsioni e dello spaccio di droga: quello tra camorra e politica, vera chiave per interpretare le cose.
Intanto, le lacrime della moglie di Ciro a Mare (con tutti i panni...) valgono più di miliardi di parole spese su camorra e politica.

dal blog dell'esaurito



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