News: LIBBYGATE
(Categoria: AMERICANI)
Inviato da altrestorie
venerdì 16 marzo 2007 - 20:47:04

Qualcuno avrà letto sicuramente la storia di Lewis Libby, il capo di gabinetto del vicepresidente Usa Dick Cheney.Non è solo una storia americana, ma è una storia anche molto italiana. Infatti parliamo del Nigergate, dell'ipotesi, ormai confermata, che il falso rapporto che sosteneva che Saddam avesse acquistato Uranio dal Niger. Il falso rapporto fu opera dei servizi italiani, all'epoca di Berlusconi. Quel rapporto fu usato per sostenere la pericolosità di Saddam. Avendo acquistato l'Uranio aveva armi di distruzione di massa. Ora sappiamo tutti fosse una bufala e che tali armi non sono mai state trovate.  In pratica Bush ma anche Berlusconi hanno scientemente raccontato bugie ai rispettivi paesi per fare una guerra che aveva obbiettivi forse inconfessabili.Questo è bene non dimenticarlo. Possibile che Libby decida di parlare per salvarsi da una lunga condanna. Allora ne vedremo delle belle.       giuseppe galluccio 16/3/07


Qualcuno avrà letto sicuramente la storia di Lewis Libby, il capo di gabinetto del vicepresidente Usa Dick Cheney. Non è solo una storia americana, ma è una storia anche molto italiana. Infatti parliamo del Nigergate, dell'ipotesi, ormai confermata, che il falso rapporto che sosteneva che Saddam avesse acquistato Uranio dal Niger. Il falso rapporto fu opera dei servizi italiani, all'epoca di Berlusconi, da . Quel rapporto fu usato per sostenere la pericolosità di Saddam. Avendo acquistato l'Uranio aveva armi di distruzione di massa. Ora sappiamo tutti fosse una bufala e che tali armi non sono mai state trovate.  In pratica Bush ma anche Berlusconi hanno scientemente raccontato bugie ai rispettivi paesi per fare una guerra che aveva obbiettivi forse inconfessabili.Questo è bene non dimenticarlo. Possibile che Libby decida di parlare per salvarsi da una lunga condanna. Allora ne vedremo delle belle.                       giuseppe galluccio 16/3/07

ORA OCCUPIAMOCI DELLA STORIA VERA
di Dave Lindorff 
Pubblicato il 6 marzo 2007 da CommonDreams.org
Traduzione di Christina Pezzoli

Tre anni e mezzo e una lunga sanguinosa guerra da quando lui e una banda di guerrafondai nella Casa Bianca e nella Blair House, inclusi il Presidente Bush e il Vice-Presidente Cheney, si impegnarono a minare e distruggere la reputazione di un critico della guerra in Iraq, l’ex-ambasciatore Joseph Wilson. Libby è stato giudicato colpevole di spergiuro, di avere mentito all’FBI e di ostruzione della giustizia da una giuria di Washington. Ora forse il consigliere speciale Patrick Fitzgerald e quelli che passano per giornalisti dei maggiori media si possono andare ad occupare dell’affare vero, cioè di ricercare perchè l’operazione della Casa Bianca è stata scatenata contro un ufficiale minore del Dipartimento di Stato fino a violare le leggi federali e a “bruciarne” la moglie, Valerie Plame, un agente operativo CIA, nel processo di distruggere l’intera rete di contatti per il monitoraggio della diffusione di armi nucleari nel Medio oriente. Perchè è proprio questo il perno su cui ruota veramente la storia di LibbyL’intero obiettivo dei media in questo caso è stato ristretto intorno alla questione di chi fosse responsabile del passaggio di informazioni ai media  riguardo a Valerie Plame. Del tutto dimenticata o ignorata è stata, in primo luogo, la domanda da che cosa fosse costituita la fuga di informazioni.Per questo bisogna tornare indietro e andare a vedere cosa abbia fatto innanzi tutto Wilson per attirarsi la furia o la paura del Vice Presidente e del Presidente.Andò in Niger, una delle nazioni africane più povere, per provare in maniera conclusiva che non erano autentiche le fatture su carta intestata dell’Ambasciata del Niger di Roma, che sarebbero state le fatture per 400 tonnellate di uranio grezzo del Niger acquistate da Saddam Hussein in Iraq. Wilson sapeva che già che i documenti erano falsi e di cattiva fattura – il nome dell’ufficiale delle miniere sui documenti era di qualcuno non più in carica da anni – ma si recò in Niger ugualmente, solo per essere assolutamente certo che non vi fosse mai stato alcun tentativo di acquisto dell’uranio. Nessuno aveva tentato l’acquisto. Quindi la domanda vera  è: chi c’è dietro ai documenti contraffatti?  E questa è una storia interessante e un importante mistero da risolvere.

Pare che all’ínizio del 2001 vi siano stati alcuni furti all’Ambasciata del Niger a Roma e presso la residenza dell’ambasciatore del Niger.
La polizia che investigava sui furti aveva constatato che i soli oggetti rubati erano carta intestata e  timbri ufficiali. Una donna delle pulizie e un ex-membro dei servizi segreti italiani furono arrestati per questi furti. Erano furti strani visto che vi era ben poco profitto nell’uso o nella vendita degli oggetti o dei documenti, considerando il paese in questione. Voglio dire, può avere senso rubare la carta intestata dell’Ambasciata Francese a Roma, che si potrebbe usare per organizzarsi un pass al Festival di Cannes. Ma il Niger?

Salto a ottobre 2001. Alcune settimane dopo gli attacchi del 11-9, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, accompagnato dai suoi ministri della difesa e dei servizi segreti (NON ESISTE UN MINISTRO DEI SERVIZI SEGRETI O È DEGLI INTERNI O E DEGLI ESTERI) fece una visita alla Casa Bianca. Qui sembra che abbia consegnato i documenti ufficiali contraffatti del Niger (su carta intestata del Niger, con timbri ufficiali del Niger!), fatture per la vendita di minerale di uranio a Saddam Hussein. Ora, dimentichiamoci un attimo della ragione per cui sia Hussein che il Niger abbiano voluto fatture cartacee per una simile transazione illegale, e dimentichiamoci anche di come avrà fatto Hussein a trasportare 400 tonnellate di minerale giallognolo attraverso il Sahara fino al suo paese senza dare nell’occhio. Fatto sta che gli esperti dei servizi segreti di Bush della CIA e del Dipartimento di Stato videro subito i documenti per quello che erano, dei falsi, e furono licenziati.
Sappiamo questo perchè sappiamo, da personaggi come l’ex-capo dell’antiterrorismo del Consiglio di Sicurezza Nazionale Richard Clarke e dall’ex-Ministro del Tesoro Paul ÒNeill, che Bush ha cominciato a fare pressione per una guerra in Iraq praticamente da quando aveva finito di leggere “La mia capretta” durante l’attacco alle torri gemelle. Certo che se la Casa Bianca avesse solo lontanamente pensato che I documenti del Niger fossero autentici, sarebbero stati strombazzati per l’universo creato. Non lo fecero. I documenti furono archiviati e non menzionati a nessuno. Ma secondo alcuni reporter investigativi del’autorevole quotidiano La Repubblica, [i] ricomparvero poco dopo durante un incontro alquanto sospetto. Questo incontro ebbe luogo nel dicembre del 2001 a Roma, presenti Michel Ledeen, un associato del sottosegretario alla Difesa, Douglas Feith, una figura chiave della propaganda bellica della Casa Bianca, Larry Franklin, un super analista del Medio Oriente dei Servizi della Difesa, che più tardi si dichiarò colpevole di avere passato documenti classificati a due impiegati dell'AIPAC (Comitato Affari Pubblici America Israele). Inoltre vi erano Ahmed Chalabi, banchiere iraqeno condannato per frode e allora capo del Congresso Nazionale iraqeno creato dalla CIA, Harold Rhode del sinistro Ufficio Piani Speciali del Dipartimento della Difesa (ufficio messo su dalla Casa Bianca e dal Ministro della Difesa Donald Rumsfeld per fabbricare “evidenza” per giustificare una guerra in Iraq). A questo incontro avrebbero partecipato il capo del Ministero della Difesa Italiano e del SISMI, i servizi segreti italiani.
Secondo La Repubblica fu durante questo incontro che si pianificò di fare riemergere i documenti falsi del Niger e di dargli credibilità riciclandoli tramite i servizi britannici.Ed era a questi documenti che Bush si riferiva, durante il discorso sullo Stato dell’Unione del 2003, quando terrorizzò la nazione dichiarando che: “secondo il governo britannico Saddam Hussein ha cercato recentemente di impossessarsi di ingenti quantità di uranio africano”. Bush mentì nel farci credere implicitamente di essere in posseso di informazioni nuove, mentre egli sapeva – doveva sapere- che l’”evidenza” in mani britanniche era lo stesso fascicolo di documenti falsi che gli era stato offerto da Berlusconi quasi un anno e mezzo prima e che erano già stati dichiarati falsi. Nessuna delle maggiori organizzazioni di media americani ha indagato questa storia o pubblicato questi dettagli come invece è avvenuto in Italia. Molti americani, conseguentemente, non sanno neanche quale grande menzogna Bush e la Casa Bianca hanno perpetrato su loro e sul Congresso per ottenere l’approvazione per l’attacco all’Iraq. Ora che Libby è caduto almeno per la sua parte in questo grottesco crimine, forse qualche editore comincerà a porre le domande ovvie: perchè la Casa Bianca e l’ufficio del Vice-Presidente sono andati così lontano per attaccare Wilson e sua moglie? E più importante: chi c’era dietro i furti all’Ambasciata del Niger e i documenti falsi dell’acquisto del minerale d’uranio? E cosa ci facevamo tutti questi personaggi alla riunione a Roma con i servizi italiani nel dicembre del 2001? Non vi sbagliate: tutta questa storia ha l’odore di un “opera in nero” disegnata per colpire il popolo americano. Se è cosi, è un atto di alto tradimento. Non è solo Libby che dovrebbe andare in galera per questo crimine. Sono il presidente e il vice-presidente.  A questo punto, che i grandi media decidano di fare o meno il loro lavoro, bisogna sperare che Fitzgerald, con Libby in tasca, voglia fare il passo successivo e, facendogli penzolare davanti al naso la prospettiva di una lunghissima condanna, si cerchi di ottenere un promessa di collaborazione col pubblico ministero. Perchè Libby sa chi c’è dietro a tutto questo. E questa è la vera storia che deve essere raccontata. 



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