News: LA COMUNITA' : L'INDUSTRIA PERFETTA
(Categoria: Canapa e Droga)
Inviato da altrestorie
lunedì 19 marzo 2007 - 23:09:32


La maggior parte sono basate sull'ergoterapia, con regole rigidissime: sigarette contate, orari di lavoro massacranti, poche visite, niente uscite, libri controllati, posta controllata, telefonate controllate. Non è un caso che molti ragazzi assegnati dal tribunale ad una comunità abbiano preferito il carcere! Il massimo esempio di ciò è la comunità più famosa: S. Patrignano, dove il fondatore Vincenzo Muccioli, prima santone, mago, poi guaritore di drogati, esasperando il concetto di insegnare a vivere, riteneva lecito legare con catene chi intendeva lasciare la comunità e non si assoggettava alle regole; riteneva lecito esercitare punizioni corporali. Cosi di punizione in punizione si arrivò all'omicidio di un ragazzo



La comunità terapeutica
Tratto delle comunità, nella pagina introduttiva di questa sezione non perchè le abbia particolarmente in odio. Tratto di esse perchè permettono facilmente di capire la questione droga, o comunque di averne una visione più corretta.
La comunità terapeutica nasce per dare risposta alla richiesta di aiuto delle famiglie che vivono al proprio interno il problema della tossicodipendenza. Gestite per la maggior parte dai preti hanno quasi sempre una visione "mistico/religiosa" del problema. La droga è male, il tossicomane è un peccatore! Come tale lo si deve "salvare " dalla sostanza (il male) e da se stesso insegnandogli a vivere, visto che lui da solo non lo sa fare. Quanto sia aberrante questa idea alcuni lo capiranno da soli. Per gli altri passerò a qualche esempio. Nessuno di voi ha un vizio? Magari innocente, banale? Io dico di si! Tutti, ma proprio tutti abbiamo una dipendenza. Il sesso, l'alcol, i medicinali, la droga, la nutella, la TV, il tabacco, il caffè.
Ora poniamo che siete un tabagista, il termine corretto è questo, ad un certo punto per una serie di motivi il tabacco diviene illegale. Cosa succederebbe ? Che un sacco di gente continuerebbe a fumare al mercato nero e sarebbe costretto a violare la legge. Per effetto del proibizionismo, i prezzi salirebbero alle stelle. Chi non potrà permettersi quei prezzi e non avrà comunque la forza di smettere cosa farà ? Incomincerà a rubare a mentire, finendo in una spirale senza ritorno. L'unico aiuto che troverà sarà quello di una comunità per tabagisti che pretenderà di insegnarvi il modo corretto di vivere, in quanto voi siete un deviante, avete trasgredito la legge, siete un emarginato...Voi che avete vissuto per 40/ 50 anni nella completa onestà, siete finiti in una merdosa comunità perchè un politico coglione di turno ha deciso che il vostro vizio non è permesso. "Il suo vizio si, il vostro no!"
Ecco provate a vederla in questo modo e poi ripensate alla droga, alle comunità e alla pretesa di insegnare a vivere a qualcuno. Chi è che può dire che la sua vita è il modello da seguire e quella degli altri è sbagliata? Chi stabilisce i modelli corretti? Solo chi è fanaticamente religioso può credere una cosa del genere.
Il concetto di droga è frutto della cultura non un comandamento scritto in qualche tavola. Provate a dire agli indios colombiani che la foglia di coca è una droga. E l'alcol che pure è una droga potentissima, universalmente riconosciuta come tale, entra nell' eucaristia (il vino come sangue). Fino a 100 anni fa la coltivazione della cannabis non solo era legale, ma veniva incentivata dato che produceva una fibra tra le migliori ancora oggi. Nel 1700 addirittura i contadini che non coltivavano almeno una parte del loro appezzamento a canapa, venivano multati. L'oppio è stato oggetto di commercio legale e di guerre per secoli. Del laudano (tintura alcolica di oppio) si è fatto un uso universale nella farmacopea dal 700 al 900. Per milioni di musulmani l'alcol è proibito ma non l'hashish. Quindi il concetto di roga varia ala variare della cultura, del tempo, del contesto. Ma vediamo cosa si fa in una comunità. La maggior parte sono basate sull'ergoterapia, con regole rigidissime: sigarette contate, orari di lavoro massacranti, poche visite, niente uscite, libri controllati, posta controllata, telefonate controllate. Non è un caso che molti ragazzi assegnati dal tribunale ad una comunità abbiano preferito il carcere!
Il massimo esempio di ciò è la comunità più famosa: S. Patrignano, dove il fondatore Vincenzo Muccioli, prima santone, mago, poi guaritore di drogati, esasperando il concetto di insegnare a vivere, riteneva lecito legare con catene chi intendeva lasciare la comunità e non si assoggettava alle regole; riteneva lecito esercitare punizioni corporali. Cosi di punizione in punizione si arrivò all'omicidio di un ragazzo, cosa per la quale Muccioli fu arrestato!
Altro esempio nefando è la comunità Saman , dopo la morte di Rostagno è divenuta un impero, con fatturato miliardario, condotta dall'oscuro Cardella. Perchè? Lo stato ha delegato alla chiesa e ad alcuni privati la gestione delle comunità. Non dettando regole precise a salvaguardia della dignità delle persone, mantenendo il controllo dei Sert, ma facendoli funzionare male, ha fatto passare l'idea che il metadone era un palliativo che non risolveva il problema, e l'unica risposta seria fosse la comunità. Alcuni in buona fede, altri non tanto, si lanciano nel settore. Si hanno contributi dallo stato o dagli enti locali, spesso dai genitori, disposti a tutto per risolvere un problema troppo grosso per loro. Basandosi quasi sempre sul lavoro che dovrebbe restituire dignità, hanno la possibilità di ricorrere a manodopera a costo zero!
Sempre S. Patrignano è attivissima nell'allevamento, nel settore vinicolo, nella falegnameria. In alcune di queste attività è molto conosciuta. Cacchio quale azienda può contare su manodopera a costo zero? Bell 'esempio di mercato drogato! Alla faccia della dignità del lavoro, che per essere davvero dignitoso deve avere una paga adeguata!Cosi si chiude il cerchio della droga. Lo stato fa una politica proibizionista, cosa che induce il soggetto eroinomane a tutta una serie di ricatti, a diventare un delinquente, un emarginato. Qualcuno guadagna dalla sua disperazione. Cosi quando lo si vuole " salvare " lo si manda in una comunità dove subisce un 'altra serie di ricatti e qualcun'altro, o sempre gli stessi, guadagnano ancora sulla sua disperazione. Anche qui viene da chiedersi: come mai tutti gli esponenti del mondo delle comunità sono ferocemente proibizionisti? Chiaro che perderebbero la torta se la droga divenisse legale. Nessuno più sarebbe costretto a rinchiudersi in una comunità. Lo si farebbe solo su base volontaria e cesserebbe quindi il loro ricatto e lo sfruttamento.
Ma poi sono davvero utili le comunità? In Italia non c'è uno studio serio, che sia uno su questo mondo.In altri paesi le comunità sono ormai desuete perchè si è capito che non danno grandi risultati ed il mondo della droga è profondamente cambiato. Non hanno mai pubblicato relazioni riscontrabili, numeri che facciano chiarezza sul fenomeno. Se non quelli editi dalle stesse comunità e che non hanno validi strumenti di controllo della bontà di quei numeri. Leggendoli si rimane sbalorditi. Migliaia di ragazzi passati per questi istituti. Ma passati non significa "salvati". Quanti hanno completato il "trattamento"? Fra questi quale percentuale di ricadute esisteva ? A quanti anni di distanza vengono ancora monitorati? E fra quelli che l'hanno abbandonato? Questi numeri poi si dovrebbero confrontare con quelli dei Sert e con quelli della Svizzera sulla somministrazione controllata, con le remissioni spontanee. Allora incomincerebbero ad avere un valore. Cosi valgono meno di zero. Tra l'altro l'esperienza ed uno studio fatto presso un Sert della Campania mi fa dire due cose con una sicurezza abbastanza alta. Gli interventi prematuri, cioè quando il soggetto eroinomane è ancora in fase di " luna di miele" sono quasi sempre inutili se non controproducenti. Inutili in quanto nella fase di luna di miele l'eroina è totalizzante, madre, amante, sorella, amica, la sensazione di benessere e di onnipotenza dell'eroinomane non è sostituibile e paragonabile con nient'altro ed egli non vi rinuncerà. Anche costretto con la forza ritornerà inevitabilmente all'eroina appena potrà. Altrimenti quelli che finiscono in carcere, magari dopo diversi anni di reclusione, non dovrebbero avere più problemi. Ed invece la quasi totalità appena esce corre a comprare una dose come primo gesto da uomo libero!Controproducenti perchè il fallimento, se non i ripetuti fallimenti, costituiranno una memoria difficile da cancellare quando il soggetto arriverà alla fase di rifiuto della sostanza, costruendo l'idea spesso falsa che dalla droga non si esce. Invece fra i tossicodipendenti con un'esperienza di droga alle spalle di svariati anni ( 8/15) la remissione spontanea, se non sopravviene la morte, è altissima. L'eroinomane dalla fase di amore totale, passa alla ripulsa, quindi ad un odio profondo. In questa fase opportuni interventi possono essere davvero d'aiuto. sarebbe però importante che i soggetti arrivassero a questa fase, conseguendo i minori danni possibili. Con una corretta informazione, la somministrazione gratuita di siringhe, in alcuni casi la somministrazione diretta di droga, si farebbe si che arrivassero alla fase di distacco senza avere malattie serie, con la fedina penale pulita, con un a rete di relazioni ancora possibile. E' intuitivo che un eroinomane dopo dieci anni di droga, magari sieropositivo o con un epatite cronica, senza più alcuna relazione soddisfacente, con la fedina penale molto problematica,senza uno straccio di lavoro ne la possibilità di averne uno data la sua situazione (malattie e carichi penali) avrà magari poche motivazioni per venirne fuori, probabilmente si lascerà andare perchè il tornare a vivere comporta sacrifici troppo grossi e risultati scadenti!
giuseppe galluccio

Le comunità
Da tempo pare che l’unico modo per uscire dalla droga sia andare in comunità. Ma perché c’è questa convinzione, in base a che cosa la gente crede nel potere salvifico di queste istituzioni? Eppure non ci sono numeri a conforto, né studi seri che dimostrino la bontà di questo “trattamento”. Anzi per quello che ho osservato io, i numeri delle comunità sono fallimentari. In alcuni studi, spesso commissionati dalle stesse comunità, leggiamo cifre assolutamente fantastiche. Con centinaia di casi trattati la maggior parte dei quali risolti. Però in genere non vi dicono quanti di quei casi siano costituiti dallo stesso soggetto che è entrato ed uscito più volte. Non vi dicono quale è il criterio per dire che un drogato non è più tale. Ad esempio a quanti anni di distanza dall’uscita dalla comunità viene monitorato? Un anno, due, cinque?. Sono segnalati molti casi di recidiva anche a lungo termine, per cui se un tossico finisce il trattamento e va via, sarà improprio segnarlo come “guarito” ed è improprio segnare come guariti coloro che restano nelle comunità in qualità di operatori. La guarigione dovrebbe significare che il soggetto disintossicato è stato liberato dalla dipendenza e restituito ad una vita piena, non che la dipendenza dalla droga viene sostituita con quella dalla comunità! Inoltre sarebbe necessario, per verificare la bontà dell’intervento comunità, un altro tipo di  studio.
Seppur piccolo studio, senza grandi pretese lo ritengo certamente indicativo. Andrebbe approfondito, ma anche questo non si fa perché non c’è un reale interesse a studiare e a capire il fenomeno. La maggior parte dei tossicodipendenti vanno incontro ad una remissione spontanea. Come se ad un certo punto fossero stanchi della droga e alla prima occasione, sia carcere, allontanamento, malattia, infortunio serio, cambio di vita, comunità, smettono da soli. Si anche comunità intesa non come rimedio curativo, ma come l’occasione per fermarsi, staccare e superare l’astinenza, cosa non impossibile, manco difficilissima ma nemmeno derubricabile a passeggiata! Io sostengo che i soggetti che escono disintossicati dalla comunità, probabilmente ce l’avrebbero fatta da soli, o con un aiuto diverso che gli avesse consentito di allontanarsi dai luoghi abituali della droga. Semplicemente era venuto il loro momento. Quindi la comunità è assolutamente negativa? Non dico questo, anzi, in certi casi è l’unico rimedio, ma dovrebbe essere una delle risposte possibili, magari da usare in sinergia con le altre e non in alternativa: cioè con il metadone, il servizio pubblico, il sostegno psicoterapeutico e tutto il resto.

Remissione spontanea
Non sempre, non nella totalità dei casi, ma in una percentuale molto elevata il tossicodipendente arriva alla remissione spontanea. Questo ovviamente se non muore!! O se le sue condizioni fisiche e sociali siano talmente deteriorate da rendere impossibile il reperimento di uno straccio di motivazione per smettere. Per questo motivo, ritengo la politica di riduzione del danno quella più efficace. Aiutare il "tossico" a non prendere malattie, a non andare in galera, non prostituirsi e non fare terra bruciata intorno a se, lo accompagnerà, credo, più rapidamente alla remissione della tossicodipendenza. Comunque eviterà che il soggetto, malato, senza rapporti sociali e affettivi, magari pregiudicato, possa vedere come inutile lo smettere la droga. Se la sua condizione divine senza speranza, quale motivazione potrà sorreggerlo all'uscita dalla droga? Non c’è controprova, ma se la droga fosse liberalizzata, o almeno legalizzata, la quasi totalità dei problemi ad essa correlati sarebbero risolti. Senza dimenticare il colpo severo che si infliggerebbe agli introiti delle varie mafie che perderebbero molto del loro potere (che discende dalla mole di denaro disponibile per corrompere, armarsi, investire). Del resto la politica proibizionista che risultati ha prodotto? Ha arricchito le varie mafie, il consumo di droga è sempre aumentato, la spesa sociale per il fenomeno è levatissima ed i risultati scadenti. Perché allora non sperimentare politiche diverse, antiproibizioniste? Si diminuirebbero i costi sociali, si colpirebbe la criminalità mafiosa, si concederebbe una vita dignitosa anche a questi nostri concittadini che, per debolezza, per malattia, per chissà quale motivo, costringiamo ad una vita di merda! Senza che questo nel contempo porti benefico ad alcuno se non alle tasche dei soliti mafiosi e di qualche santone di qualche comunità, che con la scusa di salvare i drogati si è costruito un impero e gira in Mercedes e con i guardaspalle! Questa mia teoria della remissione al momento è, appunto, solo una teoria, ma vi faccio qualche numero, che per quanto approssimativo da un quadro veritiero. Si stima che i Tossicodipendenti in Italia siano intorno ai 200 mila. I posti disponibili in comunità sono 10 mila. I morti non superano un migliaio (e negli ultimi anni sono in calando!). Mi chiedo e vi chiedo che fine fanno gli altri 190 mila circa? A meno che non supponiamo che man mano muoiano tutti senza essere registrati come morti per droga, l’unica risposta possibile è che come erano in clandestinità prima, nella stessa clandestinità risolvono il loro problema. Trovate il mio ragionamento campato in aria?
di pummarulella 03

bibliografia:
La scimmia sulla schiena di W Borroughs;
Marijuana
di Guido Blumiri;
Eroina di G.Blumir;
Droghe e farmaci psicoattivi
, di R.M. Julien;
Conoscere le piante allucinogene
di D.Worthon;
Erba medica
di Associazione Cannabis Terapeutica;
Dall'oppio all'eroina
di C. Cappuccino;
Felicità chimica di C.Cappuccino;
Proibito capire di G. Arnao;
Rapporto sulle droghe di G. Arnao;
Il dilemma eroina
di G. Arnao;
Cannabis uso e abuso
di G Arnao;
Molti documenti sono tratti da Fuoriluogo, sito fondamentale per gli approfondimenti in materia


LINK:

http://www.antiproibizionisti.it/
http://www.effettoserra.com/
http://www.fuoriluogo.it/ http://medicalcannabis.it/
SIMS
http://www.gruppoabele.org/ http://www.mariuana.it/index.php
http://www.narcomafie.it/default.htm Enjoint Dolce vita








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