News: CHI STA TRIVELLANDO I MARI ITALIANI??
(Categoria: ITALIA)
Inviato da altrestorie
sabato 28 agosto 2010 - 13:24:53



E nel silenzio generale alcune società fantasma stanno trivellando i nostri mari. Società di comodo da cui non è possibile risalire a chi c'è dietro. Cosi in caso di guai nessuno risponde!!
C'entra qualcosa il rapporto tra Berlusconi e  Gheddafi? Il ditattore libico sta entrando nell'Eni dopo che entrato in Unicredit.

giuseppe galluccio



SCIACCA (AGRIGENTO). Vogliono bucare il canale di Sicilia. Vogliono farlo in punti di piedi. Un passacarte silenzioso da Dublino a Roma, attraverso li Puglia, giunge fino all'estremo Sud
A far rumore sono stati alcun: errori, contenuti in uno studio d. trentasei pagine, ricco di grafici numeri, sviste e alcune omissioni Lo hanno realizzato i geologi della Peal Petroleum per conto della Sar Leon srl, compagnia petrolifera che, con un capitale sociale di appe­na diecimila euro, si prepara a tri­vellare il fondo del mare siciliano.
Quando ai primi di maggio l'inge­gnere Mario Di Giovanna si trovò tra le mani le carte che annunciavano i lavori, autorizzati dal ministero del­lo Sviluppo Economico, notò subito qualcosa di strano.
Se ne accorse quasi per caso. Un foglio bianco ap­peso all'albo pretorio indirizzato al «Responsabile affissioni» (l'usciere del Comune), rimandava ad un ge­nerico studio sull'impatto ambien­tale. L'obiettivo dell'analisi, com­missionata dalla San Leon, era quello di trivellare in un'area di 482 chilometri quadrati, da Selinunte a Capo Bianco, a meno di due
chilometri dalla costa.
«Mi chiesi perché in comu­ne non ne sapevano niente» racconta Di Giovanna. «E per­ché quelli della San Leon ave­vano inviato il documento al Responsabile affissioni e non al sindaco». Di Giovanna sembra l'uo­mo del destino. Quello del momen­to giusto. Esperto di geotecnica, con un passato nella Saipem, un'azienda dell'Eni, non si lascia scappare le stranezze. E a pagina 19 dello studio i suoi sospetti diventa­no certezze. I geologi della Peal scrivono che «l'area di indagine» è frequentata da «piccole imbarca­zioni...che trovano ricovero nei por­ti di Gela, Pozzallo e Scoglitti». Si domanda, Di Giovanna - oggi por­tavoce del Comitato No alla Piatta­forma - perché mai dovrebbero trovare ricovero a più di 100 chilo­metri di distanza, quando vi sono nell'area i porti di Sciacca, Mazara e Porto Palo?
Il mistero è presto svelato. Il paragrafo in questione è copiato da un'altra indagine, realizzata nel marzo del 2008 sui monti Ibleì, nella Sicilia sud-orientale, anche questi oggetto di ricerche petrolifere. A pagina 36 la Peal Petroleum sostiene addirittura che il «traffico marittimo...sarà limitato ad un passaggi giornaliero verso il porto d'approdo più vicino, presumibilmente quello di Ancona». È un copia e incolla, osserva l'assessore Gianfranco Vecchio. Per altro effettuato da un documento che già conteneva uno svarione: il collegamento  tra monti Iblei d il  porto di Ancna. Insomma, un pasticcio. «La Peal non ha realizzato lo studio sul nostro territorio e ha riportato errori marchiani», conclude l'as­sessore.
Raggiunto da Repubblica, il geo­logo Luigi Albanesi, coordinatore dell'analisi ambientale della Peal, parla di «studio propedeutico, rea­lizzato con un approccio bibliogra­fico» e afferma che «il ministero dell'Ambiente non pretende che gli studi vengano fatti sul luogo». Dun­que, tutto regolare.
A circa 26 miglia nautiche dalla costa di Sciacca e a 39 da Pantelle­ria, sorge un grosso isolotto di roc­cia lavica che sfiora la superficie a circa 6 metri di profondità. Lo eruttò la terra nel 1831 dando vita all'iso­la Ferdinandea, una delle tante boc­che vulcaniche di un massiccio complesso sottomarino: è il regno di Empedocle, l'Etna marino, il gigante sommerso che fa ancora
Tremare i fondali. Lo ha scoperto Mim­mo Macaluso, che avverte: «Lo scorso agosto si è verificata l'esplo­sione di una sacca di metano nel­l'area oggetto di ricerca. Immagina­te se lì ci fosse stata una piattafor­ma». Ma dei rischi sismici e vulca­nici, nello studio della Peal, non c'è traccia.«Ci stanno svendendo per diecimila euro» accusa il sindaco di Sciacca, Vito Bono. «La San Leon vale meno di una gelateria».
Già, diecimila euro. Il Comune non vuole crederci. Ma i dati della Camera di Commercio confermano l'irrisorio capitale dell'azienda, che fino ad oggi risulta inattiva. Il consi­glio di amministrazione è composto da tre irlandesi, un americano e un inglese. Sullivan Paul James.
Thompson III William Artur McEvoy Charles. Fanning Oisin. Hanno tutti domicilio nello stesso numero civico, il 93 di Via Rubichi, a Monteroni, un paesino di 14mila anime in provincia di Lecce. L'am­ministratore delegato è tale Bryant Finbarr, responsabile legale di un'altra società, la Petroceltic Elsa, che ha già ottenuto delle concessio­ni per le ricerche nell'Adriatico, do­ve il Wwf, per bocca di Fabrizia Ar­duini, aveva denunciato le stesse ir­regolarità trovate nelle carte sicilia­ne. Anche in questo caso lo studio è stato realizzato dalla Peal.
Tra i documenti, spunta il nume­ro di una sede romana. Risponde Mario Tozzi (solo omonimo del cele­bre geologo italiano) che nega di la­vorare per la San Leon. «Noi passia­mo solo la corrispondenza» dice. «Provate a Dublino». La San Leon srl è controllata dalla San Leon Li­mited, società a responsabilità limi­tata, con sede al numero 6 di Nor­thbrook Road nella capitale irlan­dese. Lo stesso della Petroceltic, che, come la San Leon, ha un capi­tale di diecimila euro. Ma a Dublino risponde uno studio di consulenza, la Lhm McGrath. «È preoccupante che negli unici due recapiti telefoni­ci forniti dalla San Leon, si trovino degli uffici terzi» dice Di Giovan­na.«Com'è possibile che al ministe­ro non si siano accorti di nulla?».
Da Mazara del Vallo a Pozzallo, da Scoglitti a Favignana, da Menfi a Porto Empedocle, sono 28 le richie­ste di ricerca al vaglio del ministero.
Quindici i permessi approvati. Sei le piattaforme già installate al largo di Ragusa e del Golfo di Gela. A Pan­telleria qualcosa già si vede dalla costa. È la prima piattaforma, si chiama Atwood Eagle ed è nata al­l'alba dell'il luglio scorso a 14 miglia dalle spiagge dell'isola. La trivella è dell'Audax, compagnia di origine australiana, che, in barba al no del­la Regione, si prepara a bucare i fondali a 600 metri di profondità.
E anche a Pantelleria, come a Sciacca, la scoperta è avvenuta per caso: «Che si stava realizzan­do la piattaforma ce l'ha segnalato un nostro consigliere che viaggia ogni giorno in aereo verso Trapa­ni» racconta il presidente del Con­siglio comunale Giuseppe Spata. «Dell'Audax non sappiamo nulla. In caso di incidente, chi ci risarci­rà?». E mentre il Comune di Sciac­ca prepara un esposto alla Procu­ra contro la San Leon, Filippo Bel­lanca, presidente del Consiglio comunale, annuncia: «Pronti a uno sciopero della fame di massa in mare. Difenderemo le nostre acque. Costi quel che costi».

da Il Venerdi di Repubblica del 27/8/10



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