News: LE VERA STORIA DI GARIBALDI
(Categoria: Rosario A. Roxas)
Inviato da altrestorie
venerdì 04 marzo 2011 - 19:17:27



In tema di anniversario dell’Unità d’Italia si fa una gran parlare di unità, cercando i personaggi che potrebbero avallarne la natura… viene scomodato anche Garibaldi.
La vera storia di Garibaldi è molto controversa, nessuno ha scritto quella vera, indiscutibile, ma anche fantasiosa, come merita l’eroe dei due mondi…!
Ora ci provo…!




Un bel giorno Garibaldi si recò al porto di Genova, radunò alcuni portuali e li arringò proponendo una crociera nel Mediterraneo, con sosta a Marsala ed escursione turistica a Palermo.  I portuali  si mostrarono interessati, visto che si trattava di una crociera gratis, vitto e alloggio compreso, ma non erano abbastanza soddisfatti della proposta, che ritenevano limitata.
Intanto Cavour aveva mandato in avanscoperta Rosolino Pilo.
Per esaltare la proposta di Garibaldi intervenne il suo aiutante di campo che la storia  tramanderà come Cetto Laqualunque (la madre dei Cetto Laqualunque è sempre incinta !); questi suggerì l’escamotage a Garibaldi, il quale colse al volo l’idea e comunicò ai portuali: “A Marsala troveremo pilo !!!” mentre
Cetto Laqualunque scandiva “Cchiù pilu ppe tutti !”
I portuali si esaltarono ed eccitatissimi si recarono alle imbarcazioni; era 7.500 e non fu possibile imbarcarli tutti, così’ ne vennero selezionati solo 1.000 tra i più muscolosi  e, apparentemente, prestanti.
La navigazione fu piuttosto nervosa, ma infine apparve Marsala con il suo porto.
I portuali di Genova scesero dalle navi ma furono bloccati nello spiazzale, dove era stato approntato un palco per un comizio; si pensò a informazioni di metodo, invece si presentò un ometto tarchiato, gocciolante sudore, che esordì: “Sono Rosolino Pilo….” Non potè andare avanti perché i portuali capirono subito  di essere caduti in una trappola, e, incazzatissimi, si mossero verso l’uscita dal porto in cerca di Garibaldi.
I soldati borbonici credettero che quella folla ce l’avesse con loro e scapparono a gambe levate.
Garibaldi, profittando del disordine,  era già arrivato a Palermo, dove si precipitò a svaligiare il Banco di Sicilia, sottraendo l’oro che ivi giaceva)farà lo stesso con il Banco di Napoli, e quell’oro costituisce, ancora oggi, i 4/5 delle riserve auree della Banca d’Italia.
Visto che c’era, Garibaldi si autonominò dittatore della Sicilia (Il vezzo di autonominarsi dittatori ha origine antiche !!!) e si apprestò a invadere tutto il regno delle Due Sicilie, in nome e per conto della dinastia dei Savoia , dopo il fallito tentativo nel 1713:

“Vittorio Amedeo di Savoia e la moglie, Anna d’Orleans, sbarcarono a Palermo il 10 ottobre 1713 per prendere possesso del regno di Sicilia, e l’incoronazione del nuovo re avvenne il 24 dicembre nella cattedrale di Palermo con una solenne cerimonia, ultimo retaggio della fastosità del cerimoniale spagnolo. Il papa, rivendicando i suoi diritti sul trono di Sicilia, che era feudo della Santa Sede, non riconobbe l’investitura di Vittorio Amedeo e sorse un’accesa polemica tra i sostenitori del privilegio papale e quelli della patrimonialità del titolo di re di Sicilia, mentre rimaneva del tutto in ombra l’aspetto ben più significativo e legittimo dell’indipendenza politica dell’isola.”   (da Rosario Amico Roxas, Storia della Sicilia dalle origini all’autonomia (1948), ed., Paruzzo, Caltanissetta 2002, pag. 90,91)”

“L’abolizione della Legazia Apostolica, di cui la Sicilia godeva dai tempi dei Normanni (circa 600 anni) e di cui andava orgogliosa, esasperò i Siciliani, distogliendoli dalla fedeltà al nuovo regime e avvicinandoli alla Chiesa. Con l’interdetto i sudditi erano sciolti dall’obbligo di fedeltà al re e, mentre molti ecclesiastici sfidavano apertamente il re, l’esercizio del culto si fermò quasi del tutto.
Vittorio Amedeo alla fine del 1714 lasciò la Sicilia per governarla attraverso un consiglio speciale con sede a Torino, mentre nell’isola rimase come vicerè il conte Annibale Maffei.(ib. Pag.91,92)”
Vennero gettate le basi per la nascita di una nazione, che diventerà Stato dopo la seconda guerra mondiale e dopo l’infausta esperienza fascista, quando si dette una delle più avanzate Costituzioni del mondo. Nacque una nazione, si formò uno Stato, ma ancora aspettiamo  che, finalmente, possa elevarsi a Patria.

Rosario Amico Roxas






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