News: Con il berlusconismo finisce anche il capitalismo liberista.
(Categoria: Rosario A. Roxas)
Inviato da altrestorie
domenica 11 settembre 2011 - 20:59:45


Era prevedibile, anzi scontato: il capitalismo mondiale è entrato in una fase di crisi profonda. Non si tratta di una delle periodiche crisi di crescita come teorizzato da Schumpeter (v. Il capitalismo e la crisi di Rosario Amico Roxas ), bensì di una crisi maturata nel tempo, pronta ad esplodere ormai da decenni, ma tamponata con misure di emergenza, che ne hanno aggravato le condizioni, fino allo stato di irreversibilità.



E' proprio in questi frangenti di radicale cambiamento provocato dalla nave che affonda per incapacità dei nocchieri, che i sorci scappano. Il capitalismo è finito da parecchi decenni; ma è riuscito a sopravvivere transitando da una crisi alla'altra, identificando le varie crisi come momenti di crescita, di superamento degli schemi precedenti per inventare schemi più nuovi. Il sistema per reperire denaro non poteva che contemplare lo sfruttamento al massimo del potenziale del mercato, attraverso la mobilitazione dei media per spingere al consumo, anche ipotecandosi la casa, pur di potere seguire la moda imposta del superfluo. Era questione di tempo, ma i nodi dovevano venire al pettine, e in tutto l’occidente, nonché in quelle nazioni che si sono lasciate irretire dal consumismo sfrenato. L’Italia è stata la nazione più disgraziatamente coinvolta, perché ha avuto la maledizione di avere un presidente del consiglio impelagato fino al collo nel conflitto di interessi,e, contemporaneamente convinto promotore di un liberismo fuori dal controllo dello Stato, inadeguato ad inserirsi nella dinamica di una nazione che era riuscita ad emergere dallo sfacelo fascista con la forza del lavoro, della produzione, con il sostegno delle classi socialmente più deboli, ma messe nella condizione di lavorare e produrre. Con l’arrivo di Berlusconi le condizioni si sono capovolte;è emersa la finanza creativa, la protezione delle classi che avrebbero dovuto pilotare la produzione, attraverso condoni fiscali a ripetizione, favorendo (e giustificando) l’evasione fiscale, quindi la penalizzazione del lavoro mortificato dal precariato. Ora proclama la lotta all’evasione, ma assolvendo il capitalismo dalla patrimoniale, magari sperando di essere creduto; ma se durante il governo Prodi, in una riunione dell’Assindustria ebbe a dire che una fiscalizzazione oltre il 40% giustifica l’evasione; (questo perché prometteva riduzione di tasse e benefici per le fasce più bisognose); non è accaduto nulla di ciò, anzi le tasse aumenteranno (ma non si chiameranno più “le mani nelle tasche degli italiani” , ma SACRIFICI NECESSARI”), e il premier pretende che il popolo (bove quanto vi pare, ma non fino a questo punto) debba credergli. Dopo avere esaltato la classe capitalista, gli imprenditori, le cordate eroiche, ora che li ritrova sull’orlo del fallimento, vorrebbe chiamare a raccolta la piccola e media borghesia del lavoro perché vada a soccorrere gli sconfitti. Salvare, poi, questo capitalismo significa salvare il boia che ha pronta la corda per impiccare la piccola e media borghesia che vive di lavoro e crede nella democrazia; questo perché il capitalismo non soltanto ha bisogno della democrazia, ma la combatte in nome di un regime autoritario che tuteli le condizioni di privilegio che ha generato. In questo periodico transito ha preso piede l'idea portante che il capitale avrebbe potuto generare altro capitale senza ricorrere al fastidio di dover promuovere il lavoro, la produzione, la competitività, la ricerca . Fino a quando c'erano risorse il giochetto ha funzionato; ma ora le risorse sono terminate e incalza il debito pubblico, per cui mucche da mungere non ce ne sono. A questo punto non resta che passare la mano, fingendo di volere proseguire, ma solo per avere il tempo di raggranellare quanto serve per godersi una comoda vita lontano dai guai che questo governo ha prodotto. I peones si agitano, mentre i gerarchi cercano di tenerli buoni sprizzando raggi di ottimismo e proclamando certezze solo per mantenere l'indispensabile maggioranza numerica; ma tutti stanno cercando la più agevole via di fuga, ben sapendo che un diverso governo, con diversa filosofia politica, non potrà più garantire i loro averi. Ci lasceranno alcuni decenni di ristrettezze, per ricominciare da dove eravamo 18 anni addietro, anche retrocedendo in termini di sviluppo, ormai diventato un modello insostenibile. 

di Rosario Amico Roxas


Ottimo articolo di Rosario Amico Roxas, ma aggiungo due riflessioni. In primo luogo se il berlusconimo è sicuramente il maggior responsabile dello sfascio italiano la sinistra ha diverse colpe. La più importante è che, rinnegando se stessa le sue radici la sua cultura, ha sposato il mercato, il liberismo, l'americanismo (Veltroni).
Non dimentichiamoci che le privatizzazioni e la precarizzazione del lavoro sono cominciate col governo Prodi. Non ha capito Berlusconi, ma soprattutto non ha capito la crisi di sistema capitalistico accettando il dominio del mercato, quando c'erano già i segni di un caopitalismo profondamente malato. Perciò ha sempre perso, perchè non è stata capace di proporre modelli diversi, idee diverse, linguaggio diverso. Con la balordaggine di pensare ad un mercato un po' più umano, ad una logico del profitto con meno ferocia. Balle. Il capitalismo è questo , la logica del profitto  porta a questo. Il capitalismo fallisce, oltre che per quelle sopra,  per una ragione strutturale. La terra non ha risorse finite e pensare di consumare all'infinito è un 'idea balorda. L'uomo si è arrangiato all'idea di vivere alla grande finchè si può e poi accada quello che deve accadere. Oppure è preda di un innato istinto di morte. La causa è relativa, ma resta l'impossibilità di consumare senza limiti.
Abbiamo fatto finta che potesse andare finchè una minoranza di noi occidentali ha consumato anche quello che spettava al terzo mondo. Ma era solo un traccheggiare. ora il terzo mondo vuole la sua parte e la crisi  è accelrata.

gg







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