News: STRATEGIE E BUGIE
(Categoria: Misc)
Inviato da altrestorie
lunedì 06 novembre 2006 - 13:58:08


Il premio Pulitzer Hersh, è convinto che l'invasione del Libano sia solo una sorta di esperimento per il successivo impegno, ben più gravoso, di fare lo stesso con l'Iran.
Non metto in dubbio la preparazione e la competenza del giornalista che, oltre ad essere più bravo, è sicuramente più informato di me. E' abbastanza naturale che gli Americani, pensino e sperimentino di invadere l'Iran, come magari  la Corea i ed ogni altro  stato considerato nemico e , come tale, una potenziale minaccia. Lo stesso Hersh, nell'articolo Senza precedenti, alla domanda se fosse giusto attaccare l'Iran risponde : 
"Penso sia giusto dire così.   E’ naturale che stiano progettando di attaccare l'Iran...."



Il premio Pulitzer Hersh, è convinto che l'invasione del Libano sia solo una sorta di esperimento per il successivo impegno, ben più gravoso, di fare lo stesso con l'Iran.Non metto in dubbio la preparazione e la competenza del giornalista che, oltre ad essere più bravo, è sicuramente più informato di me. E' abbastanza naturale che gli Americani, pensino e sperimentino di invadere l'Iran, come magari  la Corea i ed ogni altro  stato considerato nemico e , come tale, una potenziale minaccia. Lo stesso Hersh, nell'articolo Senza precedenti, alla domanda se fosse giusto attaccare l'Iran risponde : 
"Penso sia giusto dire così.   E’ naturale che stiano progettando di attaccare l'Iran....".
Però la logica, i fatti sembrano contrastare con questa tesi.Io sono abbastanza convinto che l'invasione del Libano venga da lontano, ma sono portato a ritenere valida   l'ipotesi di Chossudowsky , che collega l'intervento in Libano con gli interessi per un oleodotto.  Sappiamo che da sempre le guerre sono causate da motivazioni economiche e di potere. Binomio che oggi è inscindibile dato che la conquista del potere è sempre più finalizzata alla volontà di profitto.
In un mondo dominato dalle multinazionali, quelle del petrolio e delle armi si muovono per il profitto. Finanziano governi
(come quello Bush)  perchè vogliono che si facciano le guerre, per vendere il loro prodotto o per depredare le nazioni che posseggono ricchi giacimenti. Poiché c'è una coincidenza di interessi politici ogni tassello va al suo posto. La caduta del muro, con la conseguenza che nessuno è in grado di contrastare la superpotenza americana, incrementa la politica imperialista (brutto termine, ma non so quale altro usare!). Cosi le guerre aumentano e si moltiplicano e credo che la tendenza sarà questa.
L'11 settembre ha fatto si che l'opinione pubblica americana fosse convinta della necessità di combattere il terrorismo, e con questa giustificazione il governo di Bush (con l'alleato israeliano) sta seminando morte e terrore in una spirale di violenza senza fine.
Dicevamo del profitto quale molla primaria per le guerre. La zona mediorientale è e sarà sempre più strategica, data la presenza di numerosi giacimenti di petrolio, oltre che di gas, di oleodotti e gasdotti. Questo è stato il movente dell'invasione dell'Iraq, dell'Afghanistan ed io sostengo anche dell'11 settembre. Noi siamo portati a credere che in fondo anche il cowboy Bush si muova nell'interesse della nazione, insomma che il fine di tante nefandezze sia comunque "buono" . Invece gratta gratta, si scova l'interesse economico. Non della nazione (cosa ancora  ancora accettabile) ma di qualche gruppo di grassi culi che pensa che il denaro sia l'unica cosa per cui si possa vivere.Oltre queste considerazioni, ci sono altre riflessioni che mi fanno dubitare della tesi di Hersh. Bombardare l'Iran non sarebbe una passeggiata, dato che gli Americani avrebbero di fronte un esercito e una difesa vera, non certo come quelli iracheni. Inoltre dopo il bombardamento, bisognerebbe comunque proseguire con un 'invasione militare, perchè sarebbe indispensabile controllare i pozzi, del cui petrolio l'America e l'intera comunità internazionale  non potrebbe  fare a meno.
L'iraq, se ha insegnato qualcosa, è che non è semplice mettere su un governo fantoccio con una parvenza di legittimità e democrazia, che controlli la situazione per loro, dopo avere spazzato il governo ritenuto ostile. Quello che è stato il modo di operare degli Usa in sudamerica e parzialmente nel sud-est asiatico, si dimostra non applicabile in questa zona. I forti retaggi tribali, l'integralismo ed il conseguente odio tra gruppi religiosi diversi, fanno si che senza una fortissima presenza militare questi territori non sono governabili. Inoltre dubito che Russia e Cina consentano che gli Usa, con un attacco all'Iran posso diventare il controllare di fatto di tutta l'area petrolifera. Per quanto non posano essere al momento contrastati sul piano economico e finanziario da nessuno dei due paesi, non credo che  gli Usa, possano permettersi due nemici cosi potenti che, se alleati, sarebbero un grosso guaio per loro.
Un altro elemento è che  tutti gli analisti sono concordi nel ritenere che gli Usa, al momento non dispongono di truppe sufficienti per un 'operazione del genere. Un altro 11 settembre per mobilitare la nazione non sarebbe credibile. E forse il costo dell'occupazione Iraq e  Afghanistan è divenuto troppo elevato, anche considerando i proventi del petrolio.
Credo, però, che quella  davvero valida sia la prima ragione.
Stante l'impossibilità di una nuova mobilitazione, in assenza della coscrizione che è impensabile reintrodurre, per liberare delle truppe gli americani avrebbero l'unica strada  di sganciarsi, almeno parzialmente,  dall'Iraq e dall'Afghanistan. In questa luce si può leggere il cambiamento di segno della politica di Bush, che dall' unilateralismo è passato alla richiesta all' Onu di occuparsi della vicenda Israele-Libano. Solo con il coinvolgimento di Onu ed Europa, anche nel controllo dell'Iraq gli Americani potrebbero liberare un contingente per far fronte all'ipotetica invasione dell'Iran.
Ma l'atteggiamento di Israele che continua a dichiarare che non cesserà la caccia ad Hezbollah (presumo continuando gli omicidi mirati) e il raid dell'altro giorno che ha fatto quattro morti e diversi feriti, mettono in discussione la tregua e quindi l'avvio del coinvolgimento delle forze internazionali.Usa ed Israele si sono mossi sempre in sintonia perfetta. Mai gli Usa hanno sconfessato Israele, anche nella peggiore delle azioni. E sempre hanno posto il veto su qualunque risoluzione Onu che  mostrasse anche solo fermezza contro Israele, che del resto se ne è sempre impippato delle risoluzioni, salvo chiederne il rispetto dagli altri paesi!!
Israele sembra crederci davvero poco,o comunque lo fa solo a parole. Certo il raid ingiustificato e ingiustificabile,  dell'altro giorno, va in direzione esattamente opposto. Infatti oltre all'Italia che è in prima fila (probabilmente alla ricerca di una legittimazione internazionale, perduta con il governo Berlusconi) gli altri paesi europei non paiono crederci molto. la Germania si è fatta  da parte, la Francia dopo essersi proposta alla guida della missione, si è tirata indietro, mandando un numero ridicolo di soldati ( 200!). 
In queste condizioni l'idea che la missione parta o che, posa avere successo è un 'utopia. Quindi va a farsi friggere la possibilità che gli Usa possano liberare le truppe stanziate in Iraq.
Per cui sono possibili solo due ipotesi.
La tesi di Hersh non è valida, in quanto, data la completa sintonia tra Usa ed Israele, non si capisce il perchè Israele dovrebbe creare ostacoli a che la missione internazionale parta e completi la strategia americana.
L'unica altra ipotesi possibile è che , per la prima  volta, gli interessi  americani ed israeliani divergano.Certo è possibile, ma non molto probabile. Però se fosse cosi, Israele avrebbe ancora più bisogno della copertura internazionale, perchè ove cessasse la protezione completa degli Usa,  correrebbe davvero il rischio di essere spazzato via.
Per questi motivi ritengo l'invasione dell'Iran un 'ipotesi di scuola. Certo che se gli Americani riuscissero a disporre di truppe l'attacco diventerebbe non solo possibile, ma addirittura probabile.
giuseppe galluccio 21/8/06
 



Hersh: il piano era già pronto    Tratto da il Manifesto

Dice il Pulitzer: Piani di guerra preparati prima del rapimento dei due soldati. Il sì dagli Usa: buon test per «avvisare» l'Iran       Manlio Dinucci
 
«Israele aveva preparato un piano per attaccare gli hezbollah molto prima dei rapimenti del 12 luglio». Su The New Yorker di ieri il premio Pulitzer Seymour Hersh, (autore di una montagna di documentatissimi scoop, dal massacro di My Lai in Vietnam al nucleare israeliano, dai bombardamenti americani in Cambogia alle torture nel carcere iracheno di Abu Ghraib) ricostruisce quali sono «gli interessi di Washington nella guerra di Israele» in Libano. Dall'inchiesta - basata su informazioni fornite da funzionari dell'amministrazione e dell'intelligence e da diversi esperti - risulta che, realizzato un progetto militare per il Libano, Tel Aviv «ne aveva messo a parte funzionari dell'amministrazione Bush». Diversi funzionari israeliani si erano recati a Washington agli inizi dell'estate per «avere luce verde all'operazione di bombardamento». I primi ad essere contattati erano stati il vicepresidente Cheney e la segretaria di stato Condoleeza Rice in quanto, una volta ottenuto il loro consenso, «non sarebbe stato un problema persuadere Bush».
Risulta invece che il segretario alla difesa Donald Rumsfeld avesse dubbi sull'efficacia del piano israeliano.
Il piano prevedeva che, alla «prossima provocazione hezbollah, Israele avrebbe iniziato un massiccio bombardamento delle infrastrutture libanesi - strade, depositi di carburante e anche le piste civili dell'aeroporto di Beirut - per «persuadere le vaste popolazioni cristiana e sunnita del Libano a schierarsi contro gli hezbollah». Come modello era stata presa «la guerra del Kosovo», nella quale «le forze Nato avevano metodicamente bombardato e mitragliato per 78 giorni non solo obiettivi militari, ma tunnel, ponti e strade in Kosovo e Serbia». Gli israeliani avevano assicurato a Condi Rice di poter ottenere lo stesso risultato in metà del tempo: 35 giorni.
A questo punto Cheney e la Rice, e di conseguenza il presidente Bush, si erano convinti dell'efficacia del piano che avrebbe non solo permesso all'aviazione israeliana di colpire i centri sotterranei di comando e missilistici degli hezbollah, ma sarebbe servito come «preludio a un potenziale attacco preventivo americano per distruggere le installazioni nucleari iraniane, alcune delle quali si trovano in profondità sottoterra». All'intelligence statunitense risultava che ingegneri iraniani avessero consigliato gli hezbollah su come costruire i tunnel e depositi sotterranei. Il loro bombardamento aereo sarebbe servito agli Stati uniti come «dimostrazione per l'Iran», ossia come prova dell'efficacia del bombardamento di strutture sotterranee simili a quelle iraniane. Contemporaneamente l'attacco sarebbe servito a privare gli hezbollah delle armi che avrebbero potuto usare come «rappresaglia contro Israele» in caso di «opzione militare contro le installazioni nucleari iraniane». Il piano israeliano costituiva quindi «l'immagine speculare di quello che gli Stati uniti avevano pianificato per l'Iran».
A questo punto, per ordine della Casa bianca, «pianificatori ad alto livello dell'aeronautica Usa avevano iniziato consultazioni con le controparti dell'aeronautica israeliana». Scopo degli americani era quello di «concentrarsi sul bombardamento, condividendo ciò che conosciamo dell'Iran con ciò che conoscete del Libano». In altre parole, il bombardamento del Libano doveva servire da banco di prova di quello dell'Iran. Non a caso il principale pianificatore militare dell'attacco al Libano era il tenente generale Dan Halutz, capo di stato maggiore israeliano che, durante la sua carriera nell'aeronautica, aveva lavorato al «piano specifico di una guerra aerea contro l'Iran».
L'attacco al Libano non è però andato come prevedevano i pianificatori, a causa della «sorprendente forza della resistenza hezbollah». Questa è stata «una grossa battuta d'arresto per coloro che alla Casa bianca vogliono usare la forza contro l'Iran e per coloro che sostengono che il bombardamento creerà un dissenso interno e una rivolta in Iran». Fin qui l'inchiesta di Seymour Hersh. A questo punto c'è da chiedersi: dato che il test libanese dell'attacco all'Iran è stato negativo, che cosa faranno gli Stati uniti? Punteranno a una soluzione diplomatica o su una soluzione militare?

 


Stati Uniti d'America - 25.1.2005   tratto da :  PeaceReporter

Senza precedenti
Seymour Hersh: l'amministrazione Usa si prepara ad attaccare l'Iran. In segreto ha inviato squadre speciali

Seymour Hersh, uno dei più grandi giornalisti d’inchiesta degli Stati Uniti d’America, lavora oggi per il settimanale New Yorker con il quale ha vinto anche il premio Pulitzer. Una sua nuova inchiesta, basata su documenti segreti, ha rivelato che il Pentagono ha da tempo uomini infiltrati nel territorio iraniano. Il compito? Identificare obiettivi militari, e renderli identificabili anche dalle armi intelligenti.
Lo intervista Amy Goodman, di Radio Democracy Now, un network radiofonico indipendente.
Amy Goodman: George Bush ha dichiarato, rispetto alla questione iraniana: “Spero di trovare una soluzione diplomatica, ma valuterei ogni possibile ipotesi a disposizione”.
La sua risposta a quello che ha detto il presidente Bush?
Seymour Hersh
: Bene, Bush dovrebbe unirsi ai colloqui che sono in corso da più di un anno. Dal 2003, l'Unione Europea, guidata dall'Inghilterra, dalla Francia e dalla Germania, sta conducendo estese trattative con gli iraniani. L'obiettivo di queste trattative, in cambio di un impegno al disarmo, è di offrire all’Iran, per usare un cliché, la carota di cui hanno bisogno in termini di incremento commerciale, incremento dei crediti e delle merci dual-use, merci che sono state negate dalle sanzioni a causa delle loro attività.
Gli Stati Uniti non si sono uniti a quei colloqui, non hanno assolutamente intenzione di farlo. Nel mio articolo sul New Yorker ho citato comunque i diplomatici occidentali, uno dei maggiori diplomatici europei mi ha detto: “Siamo in una posizione perdente, perché finché l'America non si unisce a queste trattative non abbiamo potere d’influenza".
Se ci fosse davvero un interesse per questo allora è semplice: iniziamo a comunicare con l’Iran.
Se la Cia si occupasse di inviare truppe in Iran, allora secondo la Legge dovrebbe dirlo al Presidente. Il Presidente dovrebbe rendere pubblico un giudizio di approvazione ed il Congresso ed il Senato dovrebbero essere informati. Invece, se i militari compiono un'operazione segreta, secondo l’interpretazione della Legge, basta che ne sia informato il Presidente. Quindi l’esercito si trova là e prepara il campo di battaglia secondo questi meccanismi. Stanno introducendo squadre segrete. La parola che usano loro è  “wiped clean” (ripulitura). I soldati sono “ripuliti”. Le loro identità sono completamente non-americane e non militari.
Stanno andando a stabilire contatti con i gruppi all'interno di vari paesi, a mettere a punto operazioni, provando a fare qualche gioco di guerra, applicando un po’ di terrorismo verso se stessi per infiltrarsi. Bisogna agire come "i cattivi ragazzi" per scovare "i cattivi ragazzi". Cioè assomigliare ai ragazzi cattivi per attrarre altri ragazzi cattivi in modo da sapere chi sono. Molto spesso è difficile scoprire i terroristi. Questo è un modo per scovarli. E stiamo andando o fare questo usando i militari. Ma non lo diremo all'ambasciatore americano nel paese, non lo diremo al capo del distaccamento della Cia. Sarà fatto da Rumsfeld e dalla sua gente. Questo è un cambiamento enorme, senza precedenti negli ultimi 60 anni.
È giusto dire attaccare l'Iran?
Penso sia giusto dire così. E’ naturale che stiano progettando di attaccare l'Iran. Ti dico qual è l’obiettivo di quelli che chiamiamo i neo-conservatori, cioè i Paul Wolfowitz e i Doug Feith della direzione civile nel Pentagono.
Premesso che una delle cose che hanno imparato in Iraq (hanno imparato qualcosa) è che quel cambiamento di regime, raggiunto con la forza, non sta funzionando così bene.
L'obiettivo Iran è anche tre volte più grande dell'Iraq. E se l'Iraq potrà essere controllato, dopo le elezioni, allora lo scopo sarà colpire tre o quattro obiettivi rapidamente e in modo pulito per essere sicuri di avere la prova delle armi di distruzione di massa così da dimostrare che gli iraniani stanno ingannando più di quanto si creda. Questo potrebbe indurre la popolazione (iraniana n.d.r.), e quei milioni di giovani, a non gradire l’operato del proprio governo, provocando, ancora una volta, agitazioni contro il regime dei mullah. L'unico problema di questo progetto è che è sostenuto soltanto da alcuni membri del Pentagono; perché quasi ogni altro con cui ho parlato, dentro e fuori il governo, afferma che sono tutte sciocchezze.
Ecco perché alcune persone mi hanno parlato: con il gruppo che comanda alla Casa Bianca e nel Pentagono, non si può ottenere un incontro. Solo essendo d’accordo con loro si possono incontrare.
Invece penso che questo sia lo scopo: impiegare poche truppe, un attacco aereo, forse qualche commando per colpire precisi obiettivi.
Il governo infine ha risposto al tuo articolo dicendo, "E’ così pieno di errori su fatti fondamentali che è stata distrutta la credibilità dell’ intero resoconto".
Nessun attacco da me ricevuto affronta la sostanza di ciò che ho scritto. Stiamo operando in Iran? C’è una nuova consapevolezza di che cosa il Pentagono può fare? Tutto questo non è stato affrontato quando hanno tentato di screditarmi. Penso a quando scrissi i miei articoli sulla prigione di Abu Ghraib e feci notare sul New Yorker che cosa stava accadendo, cosa già era successo a Guantanamo, in Afghanistan. Quando ho scritto quella roba sono stato accusato di calunnia. Ma non dobbiamo dare importanza a ciò che viene riferito da un addetto alle relazioni pubbliche.



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