News: UN ' IDEA DI SANITA'
(Categoria: MEDICAL)
Inviato da altrestorie
lunedì 06 novembre 2006 - 17:58:00

 
Il ministro Livia Turco ha lanciato lo studio di un decreto che obblighi i medici a scegliere tra pubblico e privato. L'obbligo per i medici  di dovere in qualche modo scegliere  tra pubblico e privato ha sollevato notevoli polemiche, con AN che addirittura vuole scendere in piazza.Se ricordate questa strada fu tentata anche dall'allora ministro Bindi che, alla caduta di Prodi, fu fatta fuori dal successivo governo principalmente per questo tentativo. dato che gli interessi non sono pochi e i camici bianchi sono una lobby forte con numerosi esponenti in parlamento.


 
Il ministro Livia Turco ha lanciato lo studio di un decreto che obblighi i medici a scegliere tra pubblico e privato.TURCO.jpgL'obbligo per i medici  di dovere in qualche modo scegliere  tra pubblico e privato ha sollevato notevoli polemiche, con AN che addirittura vuole scendere in piazza.Se ricordate questa strada fu tentata anche dall'allora ministro Bindi che, alla caduta di Prodi, fu fatta fuori dal successivo governo principalmente per questo tentativo. dato che gli interessi non sono pochi e i camici bianchi sono una lobby forte con numerosi esponenti in parlamento.Questa questione è di enorme interesse, non solo per il merito, ma anche perchè segnala quanto sia anomalo questo paese. L'incompatibilità è la regola in quasi tutta Europa: non so negli USA, ma la il sistema sanitario è completamente diverso dall'Europa, per cui è difficile fare paragoni.A lume di buon senso chiunque capisce che non è possibile lavorare per un 'azienda e per la sua concorrente. In quale settore ciò sarebbe permesso? Nessun  dipendente pubblico può essere, contemporaneamente, titolare di partita IVA, a nessun livello. Incompatibilità specifiche sono dettate per moltissime categorie.Davvero non si capisce perchè un medico possa esercitare l'attività privata, magari presso qualche clinica, con i rischi evidenti di convogliare paziente presso il privato, non per scelta professionale, ma per lucro. Magari con la scusa che presso il privato si fa prima , meglio e si più assistito. Il tempo dei conflitti di interessi permanenti e diffusi dell'epoca Berlusconi deve essere accantonato definitivamente.
Apro una parentesi sulla questione cliniche private. Io lavoro in una struttura privata accreditata, quindi parlo con cognizione di causa.
Non sempre il privato è il demonio, il profittatore che vuole guadagnare speculando sulla pelle degli altri. Chiaro che un imprenditore mira al profitto, ma questo non esclude professionalità, l'offerta di un buon servizio, cura ed attenzione per i pazienti.Ma è sicuramente vero che il privato prospera nelle regioni in cui la sanità pubblica  non funziona, come Campania, Sicilia ed in parte la Puglia. Nelle altre due regioni dove esiste una forte presenza del privato, Lombardia e Lazio, ciò è dettato da scelte non sempre chiare. In Lazio molte strutture sono nelle mani della chiesa che controlla anche alcuni ospedali ed istituti universitari, per cui toccarle è un maledetto problema. In entrambe le regioni sono venuti fuori numerosi scandali per la corruzione del settore (il caso Storace - lady ASL, e il caso Longostrevi su tutti). Ma ci torneremo, in maniera più organica sul rapporto tra pubblico e  privato.
Dicevamo che nessuno dotato di buon senso potrebbe ritenere che questo sia una cosa possibile.Sulla questione la destra accusa il ministro e il governo di venir meno alle promesse fatte in campagna, di una ripersa del dialogo e della concertazione come linea guida di questo governo. Ma la destra, al solito fa enorme confusione. Si concerta si dialoga sui diritti, non sui privilegi. E se qualcuno ha la volontà di sostenere che questo per i medici è un diritto e non un odioso privilegio, si faccia avanti, ma poi accetti i fischi.
Buona parte dei medici sono d'accordo con la proposta del ministro. Per cui la destra  non si capisce in che modo intenda cavalcare la protesta. Appoggiando quei pochi camici bianche che vogliono continuare ad avere il privilegio di servire per due padroni? Assurdo!!I
o sono d'accordo con Veronesi, il quale è favorevole alla proposta del ministro, anche se porta altre motivazioni.
Un medico, soprattutto a certi livelli, deve essere oltre che bravo professionalmente, capace di fare "politica", di mantenere relazioni con le istituzioni, di essere un manager per organizzare i tanti impegni che richiedono strutture sanitarie complesse. Ora o ha "la testa nell'ospedale" oppure non è in grado di farlo. Se ha la testa alle visite del pomeriggio, o del giorno seguente, nella clinica o nello studio, che gli consentono di mantenere un altissimo tenore di vita, come farà a prendersi cura dei suoi tanti impegni ospedalieri.Che lui sia nel pieno diritto non ci piove, ma in tal caso deve scegliere ed è nel pieno diritto del datore di lavoro penalizzarlo (non licenziarlo) rispetto a chi ha fatto la scelta di lavorare in esclusiva per l'ospedale.Rispetto all' intramoenia ci andrei un attimo cauto. Incentivando molto questo tipo di opzione, si rischia comunque di dividere i pazienti in due categorie: paganti e no, cioè serie A e B. E non credo che sia questo l'obbiettivo della sanità pubblica e  di un governo attento ai diritti e alle questioni sociali.
Per cui intramoenia si, ma solo per determinate prestazioni ( non urgenti), assicurando comunque un buon servizio anche nell'iter normale.
Si capisce che ogni Asl, o struttura ospedaliera cerchi un modo di autofinanziarsi e di incentivare i suoi dipendenti ma non credo debba  essere questa la strada, o meglio non la sola. Qui però è necessario fare un discorso più ampio su cultura sanitaria, prospettive, finalità, costi. Insomma sull'intero Sistema Sanitario Nazionale.C'è un primo discorso che è culturale. Lo sviluppo enorme della tecnologia ha convinto la popolazione che oggi tutto è possibile, che la morte, il dolore, possono essere sconfitti. Se non accade dipende non dal fatto che la morte ed il dolore sono  aspetti inscindibili della vita, ma da incapacità o colpa dei medici,  o delle strutture. Certo spesso sono presenti anche questi elementi, ma la gente deve capire che anche  l'errore umano è una cosa insopprimibile. Si cerca di ridurlo al minimo con l'uso di protocolli che rendano più semplici e attuabili le procedure, ma rimarrà sempre. L'aumento esponenziale delle denunce, spesso inconsistenti, aldilà della necessita per i giornali di fare scoop su una materia che "tira", finisce  per aumentare di molto i costi della sanità, senza porre rimedio alla strutture. Anzi creando l'effetto perverso per cui, soprattutto i medici giovani sbagliano per paura di prendere decisioni, paralizzati dallo spettro della denuncia, cosicchè si rifugiano nell'ignavia. Insomma prima di arrivare a situazione da film americani con avvocati che girano le corsie degli ospedali,  cercando potenziali clienti a cui promettere risarcimenti milionari, bisogna studiare il sistema delle denunce. Ed il cittadino deve anche capire che se vuole una sanità di eccellenza, questa costa e che comunque non sarà mai possibile dare tutto a tutti gratuitamente. La sanità deve essere a carico della fiscalità generale, ma bisogna capire che non si può evadere le tasse ed allo stesso tempo chiedere eccellenza nei servizi. Lo Stato da parte sua deve mantenere i patti. Esigere il pagamento delle tasse dovute, ma garantire che queste vadano in servizi e non vengano sprecate, o peggio intascate dai singoli. Insomma un nuovo patto sulla fiscalità, in questo e in tutti gli altri settori, che contribuisca a creare quel rapporto di fiducia tra Stato e cittadini che in Italia non c'è mai stato. E bisogna dire che Berlusconi ha peggiorato enormemente la situazione gettando il paese in uno stato di lassismo e e menefreghismo enorme, dove vale la furbizia più dell'onesta. Del resto  questa  è la cultura di cui  è portatrice questa destra italiana.Sul lato dei costi uno dei primi provvedimenti dovrebbe essere la reintroduzione di un ticket sulle prestazioni e sui farmaci.Anche sul pronto soccorso, perchè al sud, troppo spesso, gli ospedali sono intasati per erogare prestazioni che non sarebbero di sua competenza, ma dei medici di base, che quindi vengono pagati, lautamente, per fare troppo poco. Questo servirebbe per tamponare la crisi contingente, e per assicurare una fonte  certa di finanziamento futuro, lasciando poi alle Regioni la possibilità di decidere se e come mettere i ticket, a carico di chi, il quantum, su quali prestazioni. La sanità siciliana e campana sono al collasso, e non reggeranno a lungo per il cumulo di debiti pregressi. Il lievitare dei relativi interessi fa si che presto scoppieranno se non si interviene.Ricordiamo che il ticket, fu abolito in maniera demagogica dal centrosinistra, che sperava di rivincere le elezioni, dopo i numerosi errori politici fatti. E tocca al centrosinistra fare ammenda e accollarsi l'onere politico di introdurlo di nuovo. Accanto alla soluzione contingente c'è da ripensare l'intero sistema. Io sarei per la scelta di demandare al privato, piccolo, la gestione delle piccole patologie. Un piccolo privato è in grado di erogare prestazioni quali un appendicectomia o una colecistectomia (laparoscopica o no), in 48 h, fornendo un servizio di ottima qualità. Certo ci saranno eccellenze anche nel pubblico capaci di fare altrettanto, ma in genere i tempi, quindi i costi, sono molto più lunghi. La ragione è semplice: una piccola struttura si muove in maniera più celere di un grande ospedale (spesso necessariamente elefantiaco) con centinaia o migliaia di dipendenti, magari centinai di dipartimenti. Si tratta di pensare quali settori affidate al privato. Ovviamente se vorrà l'accreditamento il privato dovrà sottostare a regole più rigide di quelle attuali, adeguare le piante organiche, accettare procedure e controlli trasparenti.  Le istituzioni devono garantire severità dei controlli, ma anche rimborsi puntuali e  la qualifica di azienda pubblica per la struttura accreditata in modo da lavorare di concerto e non in concorrenza. In fondo entrambe si occupano, o dovrebbero occuparsi, dello stesso bene, la salute pubblica, con lo stesso obbiettivo:migliorarla.Un sistema siffatto consentirebbe al pubblico di occuparsi degli aspetti più complessi (oncologia, pronto soccorso,neurochirurgia, ricerca) liberando risorse, soprattutto umane per questi compito.Soprattutto potrebbe impegnarsi a fondo nella prevenzione, troppo spesso ignorata, che consentirebbe di abbattere i costi.
Tanto per intenderci, se si facesse una campagna a tappeto per la diagnosi precocissima del tumore al seno consentirebbe di ottenere enormi successi. Il tumore della mammella, se diagnosticato precocemente, offre oramai la guarigione nel 100 % dei casi. Questi significa un enorme risparmio intermini economici e di sofferenze.Il risparmio sui costi e l'introduzione dei ticket, consentirebbe di migliorare la qualità e la quantità delle prestazioni erogate.
E questi sono i risparmi a cui puntare, e non tagliando i costi  sull'acquisto di presidi sanitari scegliendo quelli più economici ma presso inadeguati.
Ho esperienza personale di un ospedale che cercava di ridurre i costi,non agendo sugli sprechi, ma comprando aghi scadenti a poco prezzo, che costringevano poi gli operatori a notevoli perdite di tempo, perchè se ne usavano più di uno finchè non si trovava quello che tagliava, e con l'aumento della sofferenza del paziente. Senza che vi fosse un beneficio effettivo dal lato economico. La sanità comporta scelte politiche sicuramente, ma senza la competenza è un settore che non può esser governato. Non necessariamente un buon medico sarà un buon dirigente, ma è certo che anche un buon politico sarà un pessimo dirigente sanitario . E penso anche al ruolo del ministro. E' un settore troppo complesso che non può esser gestito solo politicamente da chi non ha alcun idea delle numerose implicazioni e dei meccanismi più intimi.Un 'altro aspetto su cui è necessario intervenire è quello della preparazione e dell'aggiornamento degli operatori sanitari.In pratica questo è lasciato completamente nelle mani delle case farmaceutiche. Un operatore sanitario, viene a conoscenza di nuovi presidi non da canali ufficiali, ma dall'azienda che lo produce che ovviamente ne magnificherà le doti, mantenendo il riserbo sui possibili difetti. L'unica controinformazione l'avrà dalla casa concorrente che avrà interesse a sponsorizzare il suo prodotto. Ma la possibilità di un'informazione corretta è praticamente nulla. Lo stesso dicasi per i corsi di aggiornamento "regalati" dalle aziende del settore sanitario e parasanitario, ai medici che "aiutano ala diffusione del prodotto". E' necessario spezzare questa catena perversa e lo stato deve farsi carico dell'aggiornamento costante di tutti gli operatori sanitari, con una valutazione periodica, seria,  dell'adeguatezza di tutti. Non come accade ora con la barzelletta dei crediti formativi che hanno fatto sorgere un oscuro mercato di titoli, di cui beneficiano le organizzazioni che li organizzano i i relatori che acquisiscono punteggio. Ma l'aggiornamento indispensabile in un settore in cui la tecnologia  fa fare enormi e rapidi progressi, non si ottiene certo in questo modo.
Ho lasciato per ultimo un aspetto più delicato ma enormemente importante.Gli operatori sanitari oggi guadagnano troppo poco. Gli stipendi italiani sono tra i più bassi in Europa e se una volta si  adduceva  a giustificazione il basso costo della vita, con l'introduzione dell'Euro questa scusa, già debole allora, è divenuta ridicola. In un sistema in cui un manager pubblico guadagna qualche milione all'anno ed i calciatori al mese, dare 2000  € mensili a chi spesso è responsabile della salvezza di una vita umana, mi pare quasi offensivo.
Non si tratta solo di denaro, ma anche del riconoscimento di un ruolo e di funzioni essenziali per la società, che servono a gratificare a incentivare operatori troppo spesso poco riconosciuti, ma che vivono e risolvono una marea di problemi e difficoltà. Insomma un operatore sanitario vale meno di un calciatore o di uan soubrette (detto col massimo rispetto)? Risolvere questa contraddizione è un passo importante per ripristinare una corretta scala di valori in una società sempre più decadente. Ovviamente vale non solo per gli operatori della sanità, ma per poliziotti, pompieri, insegnanti..insomma quel mare di gente comune che però, svolgendo un ruolo con riflessi sociali enormi e diretti, costituiscono l'ossatura di una società.
pummarulella 10/8/06



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