News: DEMOCRAZIA E PROPAGANDA
(Categoria: ITALIA)
Inviato da altrestorie
martedì 07 novembre 2006 - 18:33:47



Ho trovato questo articolo, che riporto sotto, quasi per caso, sul sito di
Verademocrazia ed ho deciso di pubblicarlo perchè vale davvero la pena di leggerlo. E' un estratto da un Saggio di Noam Chomsky sui contenuti della Democrazia. Nei regimi liberali, dove non si può più usare il manganello, la costruzione del consenso i è un momento essenziale. Ma altrettanto essenziale che i cittadini/elettori, una volta espresso quel consenso non disturbino che prende le decisioni. Eh già, perchè loro sono ritenuti incapaci di decidere per il meglio e questo compito deve essere esclusivo delle classi dirigenti. Ovviamente sarà essenziale per la costruzione e la manipolazione del consenso il controllo dell'informazione.



"il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni"da
La domenica delle salme
di F. De Andrè.

Ho trovato questo articolo, che riporto sotto,quasi per caso, sul sito di Verademocrazia ed ho deciso di pubblicarlo perchè vale davvero  la pena di leggerlo. E' un estratto da un Saggio di Noam Chomsky sui contenuti della Democrazia. Nei regimi liberali, dove non si può più usare il manganello, la costruzione del consenso i è un momento essenziale. Ma altrettanto essenziale chomsky.jpgche i cittadini/elettori, una volta espresso quel consenso non disturbino che prende le decisioni. Eh già, perchè loro sono ritenuti incapaci di decidere per il meglio e questo compito deve essere esclusivo delle classi dirigenti. Ovviamente sarà essenziale per la costruzione e la manipolazione del consenso il controllo dell'informazione.In Italia con il Berlusconismo, ne abbiamo avuto una delle massime espressioni. Infatti un magnate televisivo che controllava gran parte della stampa e la quasi totalità della televisione, diventa capo del governo in una commistione assolutamente innaturale ed illiberale. Eliminando anche la tenue possibilità che una pluralità di soggetti informativi, realizzasse una parvenza almeno di democrazia.
Ma se il berlusconismo ha raggiunto l'apice, la sinistra non è distante da questo modo di concepire la democrazia. Forse residui leninisti nella sua formazione
[una visione tipicamente leninista, molto vicina alla concezione del leader bolscevico che voleva un'avanguardia di intellettuali rivoluzionari posta al vertice dello stato dalla forza del popolo, capace di guidare le masse verso un futuro che queste ultime, per ignoranza, non erano in grado di immaginare], forse per l'emulazione del berlusconismo, forse per una tendenza storica inarrestabile, la sinistra ha la stessa concezione degli elettori. In Italia l'importanza del controllo dell'informazione fu teorizzato ed esplicitato da Gelli, con la Loggia P2 e il suo piano di Rinascita Democratica. E non è un caso che Berlusconi fosse un iscritto a quella loggia (tess 1816) e che diversi membri del suo governo ne abbiano in qualche modo fatto parte o erano massoni (Cicchitto, Pisanu, Martino).
Berlusconi spiegava che l'elettore va trattato come un bambino di 11 anni e manco tanto intelligente, la sinistra si è premurata di soffocare i numerosi movimenti nati dal basso, con milioni di cittadini che non chiedevano altro che di partecipare. 
Berlusconi da imbonitore ha sempre puntato su un uso sapiente della TV con messaggi brevi ma di grande presa, anche se basati su menzogne.
D'Alema dall'altra parte si incaricava di spegnere con il sarcasmo e l'ironia tutti i tentativi di partecipazione dal basso.
In generale la condivisione delle scelte non è nella pratica dalle classi dirigenti, divenute assolutamente autoreferenziali. E non solo in Italia. I movimenti spontanei che vengono dal basso, basati sulla consapevolezza di molte persone che prendono coscienza vera dei problemi, spaventa le classi dirigenti, il potere, quindi vanno soffocati. Chi si aspettava che la sinistra accogliesse con entusiasmo questa nuova ondata di partecipazione alla vita pubblica, come non avveniva da anni, ha raccolto un'amara delusione. Movimenti come quelli del subcomandante vengono criminalizzati. Qualunque via diversa mirante a dare contenuti veri alla democrazia viene combattuta strenuamente. Mentre nei  vari g8, g7, g5+1 alcuni capi di stato, senza aver avuto alcun mandato si riuniscono per decidere i destini del mondo, non si sa in virtù di quale potere.  E se la popolazione, parte di essa, le sue avanguardie protestano ci sono i manganelli come a Genova, e la propaganda che li dipinge come terroristi. Infatti il movimento no-global è stato  distrutto con l'equivalenza noGlobal=terrorismo. Di quanto detto l'esempio più clamoroso è proprio l'11 settembre. Gli strateghi americani avevano da tempo deciso, per impedire la nascita di un altra superpotenza che potesse contrastare l'America, era necessario controllare l'area strategica del Medioriente, in modo che il controllo assolute del petrolio, la fonte energetica più importante, la mantenesse in una condizione di predominio assoluto (a tal proposito leggere il saggio di Brzezinsky La Grande scacchiera). Ma, scomparso l'impero del male comunista, era necessario costruire un altro nemico globale, che giustificasse l'invasione di altri paesi, convincendo la popolazione a seguire il governo. Qui nasce l'11 settembre. Proseguito poi con le menzogne della pericolosità di Saddam. Cosa inventeranno per la Siria e L'Iran? Viene da chiedermi se la questione Libano ha qualcosa a che vedere con questa strategia globale! Cosi per l'esigenza di invadere l'Iraq, la popolazione americana, ed inglese, ma anche parte di quella mondiale, furono convinti che Saddam avesse armi di distruzione di massa, tali da poter perfino attaccare gli stati Uniti.In piccolo, in Italia, l'opinione pubblica, fu addomesticata dalle tv del cavaliere, per cui alla minima obiezione si veniva tacciati di complicità con il terrorismo.Cosi nonostante un 'opposizone mondiale pacifista che scese in piazza l'invasione dell'Iraq si è fatta lo stesso.E che dire della questione antrace che seminò il panico e di cui non si è saputo più niente?Cosi la classe dirigente paesana, si accorda sottobanco per decidere la salvezza di loro membri, perchè ormai tutti sono una casta. Gettando in pasto al popolo una finta contrapposizione.Come se ne esce?
E' difficile perchè se ne esce solo attraverso la consapevolezza, ma questa è difficile da raggiungere senza una corretta informazione. Non è un caso che Prodi abbia dichiarato ieri che le nomine Rai sono uno scoglio maggiore della missione in Libano! La libera informazione non è funzionale al potere.
In Italia, con l'ultima legge elettorale ci hanno privato di quel poco di possibilità di scelta che avevamo,  per cui il momento  il voto, cioè l'essenza della democrazia, è stato svuotato. Perchè farà pure una certa differenza se si sceglie come deputato, Rosy Bindi o la moglie di Bassolino, Menapace o la moglie di Fassino, Russo Spena o il fratello di Pecoraro Scanio.ma anche prima non è che si potesse decidere granchè. Siamo cittadini degradati a sudditi/consumatori.Per questo è da tempo che sostengo che abbiamo più potere nelle nostre scelte al supermercato che non in cabina elettorale. Pensate in quanto tempo saremmo riusciti a liberarci di Berlusconi se solo una parte dell'elettorato di sinistra avesse aderito al boicottaggio dei prodotti e delle reti Mediaset. Due settimane e Berlusconi colpito nel portafoglio sarebbe andato via di sua spontanea volontà. la strada deve essere questa, come percorrerla è da studiare. Ma anche qui bisogna combattere il monopolio informativo. Per cui il primo dovere di questo governo, come per altro promesso in campagna elettorale, dovrebbe essere quello di risolvere il conflitto di interessi che avviluppa la politica.
giuseppe galluccio 30/8/06


Un brano di Noam Chomsky e un articolo di Giorgio Murru descrivono i meccanismi, la pericolosità e l'attualità della propaganda come mezzo per gestire le moderne democrazie occidentali e i loro cittadini.

La Democrazia della Propaganda
Di Noam Chomsky (

Inizierò dalla contrapposizione di due differenti concezioni della democrazia. Una concezione della democrazia è quella secondo cui il pubblico possiede gli strumenti per partecipare in qualche modo significativo nella gestione dei propri affari, e i mezzi di informazione sono aperti e liberi. Una concezione alternativa di democrazia è quella secondo cui il pubblico deve essere estromesso dalla gestione dei propri affari, e i mezzi di informazione devono essere strettamente e rigidamente controllati. E' questa la "democrazia della propaganda" la quale può anche sembrare una concezione antiquata di democrazia, ma è importante capire che si tratta della concezione prevalente.
La "Democrazia della propaganda nasce negli U.S.A. con il successo della campagna propagandista voluta da Woodrow Wilson per rendere interventista la maggioranza degli americani durante la Prima Guerra Mondiale. I primi a parlarne furono i teorici della democrazia liberale e le figure di spicco dei media, come Walter Lippmann, decano dei giornalisti statunitensi, grande critico della politica interna ed estera del suo paese e importante teorico della democrazia liberale (la raccolta dei suoi scritti è sottotitolata 'Una teoria progressista del pensiero liberale democratico"). Lippmann aveva fatto parte delle commissioni di propaganda, e ne vide i risultati. Sostenne che quella che definiva 'una rivoluzione nell'arte della democrazia. poteva essere usata per 'fabbricare consenso', per ottenere l'appoggio della popolazione rovesciandone l'opinione mediante le nuove tecniche di propaganda. Egli riteneva che questa fosse un' idea non solo buona, ma addirittura necessaria perché - come spiegò ­ "gli interessi comuni sfuggono completamente  all'opinione pubblica e possono essere compresi e amministrati soltanto da una classe specializzata di uomini responsabili, abbastanza intelligenti da capire come vanno le cose." Secondo questa teoria solo una ristretta elite, la 'comunità intellettuale' è in grado di comprendere gli interessi comuni, che riguardano tutti ma che 'sfuggono al popolo'.
E' un'ideologia vecchia di secoli, ed è anche una visione tipicamente leninista, molto vicina alla concezione del leader bolscevico che voleva un'avanguardia di intellettuali rivoluzionari posta al vertice dello stato dalla forza del popolo, capace di guidare le masse verso un futuro che queste ultime, per ignoranza, non erano in grado di immaginare. La teoria democratica liberale e il marxismo-leninismo sono molto vicini nei presupposti ideologici, e forse questa è una delle ragioni per cui molte persone sono passate così facilmente dall'una all'altra senza avvertire un particolare cambiamento.
Questo il loro ragionamento: " Si tratta solo di stabilire dove si trova il potere: se c'é una rivoluzione popolare, allora il potere sarà dello stato; altrimenti lavoreremo per chi detiene il potere reale, cioè  per la comunità degli affari. Ma in fondo sarà la stessa cosa: noi dovremo comunque guidare le masse inette verso un mondo che esse non sono in grado di capire " Lippmann ha sviluppato quest' idea in un'elaborata teoria della 'democrazia progressista'. A suo parere, in una democrazia sana ci sono due diverse classi di cittadini: la prima, che deve avere un ruolo attivo nella conduzione degli affari generali, è la classe specializzata, costituita da persone che analizzano, eseguono, prendono decisioni e gestiscono il sistema politico, economico e ideologico.
Naturalmente si tratta di una minoranza esigua, però chi sostiene tali teorie viene sempre a farne parte, e si pone il problema del che fare per gli altri , quelli che stanno al di fuori del gruppo dirigente e che formano l'altra classe di cittadini, cioè la maggioranza della popolazione. Lippmann ha dato a questi ultimi il nome di bewildered herd, il 'gregge smarrito': "dobbiamo guardarci dallo scalpitio e dai belati del gregge smarrito, - ha detto. Dunque in una democrazia ci sono due funzioni: quella dirigenziale, svolta da una classe specializzata di uomini responsabili che pensano, pianificano e comprendono gli interessi comuni, e quella svolta dal gregge smarrito: la funzione dello 'spettatore', di chi non partecipa all 'azione.
Anzi, poiché viviamo in una democrazia, le funzioni della maggioranza sono molteplici: di tanto in tanto le è concesso di dare il suo appoggio a uno o all'altro dei membri della classe specializzata, di dire: 'Vogliamo che sia questo il nostro capo', oppure vogliamo che sia quello...
Dal momento che il nostro non è uno stato totalitario, ci sono le elezioni: ma, una volta che ha dato il suo appoggio all'uno o all'altro membro della classe specializzata, la maggioranza deve farsi da parte e diventare spettatore dell'azione, rinunciando alla partecipazione diretta: questo e' ciò che accade in una democrazia che funziona a dovere. Dietro a tutto ciò vi è una logica, addirittura un assunto morale imprescindibile, ed è il seguente: 'il popolo è troppo stupido per capire; se cerca di partecipare alla gestione dei propri interessi, combinerà senz'altro dei guai; di conseguenza sarebbe immorale e ingiusto consentirgli di farlo. Dobbiamo ammansire il gregge smarrito, impedirgli di aggirarsi scalpitante e selvaggio e distruggere tutto. E' la stessa logica che vieta di lasciare che un bambino di tre anni attraversi da solo la strada: non gli si concede questo tipo di libertà perché non è capace di usarla Quindi dobbiamo trovare un sistema per ammansire il gregge, e questo sistema rappresenta una rivoluzione nell'arte della democrazia: la costruzione del consenso.
I media, la scuola e la cultura popolare devono dunque essere tenuti separati: alla classe politica e a chi gestisce il potere devono garantire un certo senso della realtà (non eccessivo), ma anche trasmettere le giuste convinzioni a questo proposito esiste un tacito presupposto (e gli uomini responsabili devono scoprirlo da soli) sul modo di raggiungere la posizione che conferisce l'autorità decisionale: il solo modo, naturalmente, è servire chi detiene il potere reale : un gruppo molto ristretto di persone. Se un aspirante membro della classe specializzata si fa avanti e dichiara: ' Sono in grado di servire i vostri interessi ', quest'uomo entra per certo a far parte del gruppo decisionale. Ma affinché questo sia possibile, deve prima aver interiorizzato le dottrine e le ideologie che serviranno gli interessi del potere privato. Se non ha tale capacità, quest'uomo non entrerà a fare parte della classe specializzata.
Perciò esiste un sistema scolastico destinato agli ' uomini responsabili ¹, che dovranno essere profondamente indottrinati sui valori e sugli interessi del potere privato e del legame tra stato e affari che lo sostiene. Così si diventa membri della classe specializzata: il resto della popolazione dev' essere essenzialmente distratto, bisogna sviarne l'attenzione, distoglierlo dai guai, assicurarsi che rimanga il più possibile spettatore dell'azione, permettendogli però di tanto in tanto di appoggiare l'uno o l'altro dei veri leader tra cui gli e' consentito scegliere.. " Questa teoria è stata ripresa e sviluppata da molti altri.
Reinhold Niebuhr, l'autorevole teologo ed esperto di politica estera chiamato anche 'il teologo dell'establishment, guru di George Kennan e degli intellettuali kennediani, ha avanzato l'ipotesi che la razionalità sia una qualità posseduta da pochi: "La maggior parte delle persone è guidata soltanto dall'emozione e dall' impulso. Chi di noi è dotato di razionalità deve creare 'illusioni necessarie' e 'ipersemplificazioni' di forte impatto emotivo per tenere sotto controllo gli ingenui e gli sciocchi " 

La teoria della "Democrazia della Propaganda" è diventata parte sostanziale della dottrina politica contemporanea. Negli anni venti e nei primi anni trenta Harold Lasswell, fondatore del moderno campo delle comunicazioni e uno dei più importanti teorici politici statunitensi, spiegava che non dobbiamo soccombere al  dogmatismo democratico secondo cui gli uomini sono i migliori giudici dei propri interessi, "perché è infondato: noi siamo i migliori giudici degli interessi pubblici, quindi, per una questione di ordinaria moralità, dobbiamo assicurarci che questi uomini privi di giudizio non abbiano l'opportunità di agire. In quelli che oggi sono chiamati 'stati totalitari ', o 'regimi militari', è facile: basta impugnare il manganello e colpire chi esce dai ranghi. Ma quando la società è più libera e democratica occorre rinunciare a questa opportunità e adottare le tecniche della propaganda. La logica è chiara: la propaganda è per la democrazia quello che il randello e' per lo stato
totalitario: e' una cosa buona e giusta perché, come sappiamo, gli interessi comuni sfuggono al gregge smarrito, che non riesce nemmeno a immaginarli " (da: 'Media control', MIT, 17.3.1991).


Leggi anche questa intervista a Chomsky



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