News: LA CANAPA PUO' SALVARE LA NOSTRA ECONOMIA
(Categoria: Canapa e Droga)
Inviato da altrestorie
martedì 29 settembre 2020 - 21:01:47




Abbastanza comico che la nazione che ha creato il proibizionismo, imponendolo poi al mondo intero, sia oggi avviata alla legalizzazione completa. Sarebbe ora che se ne discutesse anche in Italia. Smascherando, come si dice anche sotto, i troppi  proibizionisti che  dicono di  tutelare la salute dei giovani, ma in realtà coprono gli interessi del narcotraffico. (admin)


Crescono i cannabis job
da DolceVita  di mario catania


 
canapa coltivazione legale.jpgL’equazione  cannabis  uguale lavoro negli Stati Uniti si sta rivelando più vera che mai, con una curva in crescita che non accenna a fermarsi. L’emersione dall’illegale al legale dei settori medico e ricreativo, infatti, sta dando l’opportunità agli stati che hanno implementato le riforme, di creare centinaia di migliaia di posti di lavoro specializzati, che vanno dal “sommelier” della cannabis, passando per tutti i lavori tecnici di produzione e coltivazione, quelli di sicurezza e controllo, quelli di marketing e vendita, oltre a tutti gli impiegati che servono per gestire i negozi, movimentare la cannabis, creare i packaging e via così, a cascata, con un riflesso che sta portando grandi vantaggi alla loro economia.  



 Gli ultimi dati in questo senso sono stati raccontati nell’ottava edizione del Marijuana Business Factbook, edito dagli specialisti di Marijuana Business Daily, che hanno aggiornato le cifre. Secondo le stime i lavori relativi alla cannabis legale in USA sono cresciuti del 50% rispetto al 2019 ed entro la fine del 2020 si attesteranno a un numero compreso tra i 240mila e i 295mila. Tra i dipendenti della cannabis ci sono persone che lavorano direttamente nel settore, come i tecnici che si occupano di estrazioni, così come dipendenti di aziende ausiliarie – ad esempio consulenti e avvocati – che sostengono l’industria. Secondo la pubblicazione, a questi posti di lavoro se ne aggiungeranno circa 250mila a tempo pieno tra il 2020 e il 2024. Alcuni dubbi restano a causa della pandemia causata dal Covid-19, che potrebbe aggravare la situazione se la crisi economica perdurasse, anche se gli analisti fanno notare che, proprio durante il lockdown, le vendite di cannabis hanno registrato forti aumenti. E in questo clima di grandi sconvolgimenti, non solo per il settore cannabis, in USA è nata quella che viene considerata come la più grande azienda di cannabis del mondo. Curaleaf Holding, un’azienda del Massachusetts che coltiva e vende cannabis attraverso i dispensari di 18 stati e ha di recente acquisito l’azienda di Chicago Grassroot per 830 milioni di dollari. Da quello che il presidente esecutivo Boris Jordan ha detto alla CNN, il fatturato annuo previsto è di un miliardo di dollari. Un percorso programmato dall’azienda che, nonostante la pandemia, nell’ultimo anno ha acquisito 15 concorrenti, per lo più attività piccole e consolidate in stati come il Colorado, la Florida e l’Arizona. I grandi affari nell’industria della cannabis sono relativamente piccoli – tipicamente tra i 200 e i 900 milioni di dollari – ma alcune compagnie hanno avuto difficoltà a chiuderli quando i prezzi delle azioni sono crollati e l’accesso al capitale si è prosciugato. Insistere su questa strada evidenzia il fatto che l’azienda crede profondamente nel mercato e che ci sta puntando parecchio. E intanto in USA attivisti e politici lavorano per sistemare anche l’ultimo tassello che manca per risolvere i problemi a livello normativo e di credito economico per aziende e banche: parliamo della legalizzazione federale della cannabis in USA. Gli Stati Uniti, infatti, sono una federazione di Stati in cui il singolo paese può legiferare autonomamente, ma sempre sotto il cappello delle leggi federali, che valgono per tutti gli stati e hanno la precedenza sulle leggi nazionali. Un meccanismo simile a quello che regola lo stato centrale italiano e le varie Regioni. Ad ogni modo, nonostante in USA ad oggi la cannabis medica sia legale in 33 stati, e quella ricreativa in 11, l’unico settore che a livello federale è pienamente legale, è quello della canapa industriale. Ciò è potuto succedere grazie al Farm Bill del 2018, la legge sull’agricoltura USA, che ha tolto la canapa con THC inferiore allo 0,3%, dal controllo federale. Quello che sta accadendo è che in USA stanno pianificando il voto per fare in modo che anche i settori medico e ricreativo siano liberati da questo giogo, togliendo gli ultimi ostacoli normativi che ancora ne frenano il pieno sviluppo. Secondo Marijuana Moment il voto sulla legalizzazione federale arriverà nel 2021, ma potrebbe anche essere anticipato a settembre 2020.
«Mentre la pandemia causata dal coronavirus ha bloccato gli sforzi legislativi su un’ampia gamma di questioni, fonti nel mondo dei sostenitori e un assistente del presidente di un importante comitato della Camera affermano che il voto è ora in programma per settembre», scrivono infatti, specificando che il MORE (Marijuana Opportunity, Reinvestment and Expungement) toglierebbe la cannabis dal controllo federale, eliminerebbe le condanne già emesse per reati relativi alla cannabis, e imporrebbe una tassa federale del 5% sulle vendite, il cui gettito verrebbe reinvestito nelle comunità più colpite dalla guerra della droga. Intanto, oltre al voto previsto sulla legge “MORE”, è stato introdotto un emendamento al disegno di legge sulla spesa per proteggere tutti i programmi statali sulla cannabis dall’intervento federale che è stato presentato in estate e che potrebbe essere preso in considerazione dalla Camera prossimamente. Secondo Justin Strekal, direttore politico di NORML «Il Comitato giudiziario ha già fatto il suo lavoro e ora è giunto il momento che la Camera al completo mostri al popolo americano chi sostiene la fine della criminalizzazione della marijuana e chi sostiene la fallita e violenta politica del proibizionismo».







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