News: EDGAR J HOOVER : UN GRAN FIGLIO DI PUTTANA CHE HA COMANDATO GLI USA PER 50 ANNI
(Categoria: MONDO)
Inviato da altrestorie
venerdì 30 dicembre 2022 - 12:27:08


Corrado Augias rimane stupito da come sia stato possibile che una democrazia come quella americana abbia potuto tollerare che uno psicopatico criminale governasse l'FBI, una delle più potenti strutture di potere negli USA. Chi fa notare che la molto presunta democrazia americana è basata sullo sterminio dei nativi, sulla schiavitù viene tacciato di antiamericanismo. Eppure sono un paese la cui economia è basata sulle guerre, per il Pentagono è l'azienda più importante del paese, quella che macina miliardi di dollari con le commesse per armamenti. Eppure mentre dichiarano guerra al terrorismo dimenticano che sono stati l'unico paese a sganciare ordigni nucleari, quando la guerra era già finita. Ancora oggi ci sono sacche di razzismo enormi, ancora oggi, e da sempre, quando un paese di loro interesse ha un governo che a loro non piace si inventano una guerra, un golpe e vi esportano la loro democrazia a suon  di bombe.  pg

Più o meno sapevamo tutti che J. Edgar Hoover, mitico direttore dell' altrettanto mitico Fbi, è stato un acceso reazionario, un uomo eccentrico, un tipo non esattamente favorevole ai negri, agli omosessuali, agli ebrei e alle donne.

Adesso, senza tema di smentita, possiamo dire che J. Edgar Hoover è stato molto di più, e di peggio: un fascista paranoico, un ricattatore di presidenti a sua volta ricattato dalla mafia. Ci racconta la sua storia Anthony Summer, brillante "investigative journalist", già autore di inchieste di grande impegno come quelle sull' omicidio Kennedy o sulla vita (e la morte) di Marilyn Monroe. Ce lo racconta in un libro (J. Edgar Hoover, pagg. 528, lire 35.000 - Bompiani) che per abbondanza di documentazione e di aneddoti, per velocità di narrazione e di scrittura, potrei definire di gradevole lettura, se non fosse che l' argomento diventa di tanto in tanto ripugnante.  



Ammetto, a costo di sembrare un po' provinciale, che non m' aspettavo tanto. Non m' aspettavo cioè che la più grande democrazia del mondo avesse potuto tollerare per mezzo secolo, alla testa di un organismo delicato e potente come l' Fbi, un autentico "figlio di puttana", un "finocchio bastardo" (le definizioni sono del presidente L.B. Johnson), uno psicotico come J. Edgar Hoover.
Anche noi abbiamo e abbiamo avuto i nostri "bastardi" in questo campo, ma riconosco che di fronte alla magnitudine delle violazioni commesse da Hoover, i fascicoli del Sifar spariti, gli "omissis" capziosi sui documenti di Stato, le deviazioni del Sid, il piano Solo, Pazienza e De Lorenzo, diventano barzellette.
A suo modo Hoover ha incarnato una delle anime dell' America, più esattamente l' anima prevalente in alcune zone rurali e del Mid-West. Quindi, se da un lato la sua permanenza alla testa dell' Fbi offendeva lo spirito illuminato della costituzione americana, dall' altro un uomo come lui incarnava, piaccia o no, i sentimenti profondi di una larga parte del popolo degli Stati Uniti. Quando morì (2 maggio 1972), all' età di 77 anni, J. Edgar Hoover era ancora in servizio. Era diventato direttore dell' Fbi quasi mezzo secolo prima, nel 1924. Aveva diretto quell' istituto ai tempi di Dillinger, Capone e dei gangster degli anni Trenta, era lì durante la seconda guerra mondiale e poi ancora all' epoca di McCarthy e della guerra fredda. Aveva fatto spiare gli amori clandestini tra Eleanor Roosvelt e il suo giovane amante (lei 58 anni, lui 33), e gli amori sfacciati dei fratelli Kennedy, aveva tessuto rapporti con i più potenti capi mafia, ostacolato l' avanzamento dei negri e la nascita della commissione d' inchiesta contro il crimine presieduta dal senatore Kefauver. Due erano state per quei lunghissimi decenni cruciali le idee-guida della sua azione: l' Fbi e l' America. Non tutta l' America, beninteso. La "sua" America, l' unica che, ai suoi occhi, valesse la pena di difendere, a costo di violare la costituzione, se necessario piazzando un microfono sotto la scrivania del presidente, o in una delle sue stanze da letto. Il suo accanimento nel perseguitare quelli che considerava i nemici della "sua" America, sconfinava nella ferocia. Charlie Chaplin, per esempio.
Amico dell' ebreo Einstein, Chaplin era l' incarnazione di tutto ciò che scatenava la paura e l' ira di Hoover. L' Fbi aveva giudicato Chaplin "pericoloso" e i suoi film "comunistoidi" prima ancora che Hoover ne diventasse il direttore. Ma è curioso apprendere che molti anni dopo che Chaplin s' era stabilito in Svizzera, Hoover continuava a tenere il suo nome nel "Security index", ovvero l' elenco di coloro che bisognava arrestare in caso di emergenza nazionale. Come dire i "catturandi" del piano Solo - in versione Magnum.
Un' altra delle sue vittime fu l' attivista nera Angela Davis. Gli agenti che la sorvegliavano rischiarono il licenziamento perché non erano riusciti a fotografarla mentre faceva del sesso col suo amante. Furore superato soltanto da quello che Hoover provò quando Martin Luther King jr ottenne il Nobel per la pace. Hoover non conosceva le mezze misure. A Miami Beach, dove si recava a passare il Natale, scendeva sempre (finché ci furono) negli alberghi che esponevano il cartello "No jews, no dogs allowed" - niente ebrei, niente cani. Quando divenne direttore, nel ' 24, l' Fbi aveva solo tre donne agenti. Due vennero licenziate immediatamente. La terza finì in ospedale psichiatrico. Passava le giornate ripetendo che appena fuori avrebbe ammazzato "quel cane di Hoover".
Il suo ingresso nel Bureau segnò un punto di svolta. Fino a quel momento, l' Fbi era stato un ente federale piuttosto corrotto e sgangherato. Nella sede centrale c' era una stanza, detta "gabbia degli avvoltoi", dove gli agenti senza incarico passavano le giornate a bere whisky e a raccontarsi storielle oscene. Hoover licenziò la maggior parte di loro e fece sigillare la stanza. Scrive Summer: "Dall' inizio della sua permanenza in carica fino al giorno d' oggi, non s' è più sentito parlare di corruzione tra gli agenti dell' Fbi". Hoover combatté disperatamente i comunisti e gli omosessuali essendo egli stesso, non comunista, ma omosessuale. Quella con Clyde Tolson fu una relazione strettissima che durò per alcuni decenni, e fino alla fine. Ma l' omosessualità di Hoover ebbe anche aspetti pericolosi e Summer fa anzi risalire a questo, la debolezza della sua azione contro la mafia: "A partire dagli anni Trenta, la guerra dell' Fbi contro la mafia divenne una pura formalità".
Nel corso degli anni sono state date varie spiegazioni del fenomeno. L' idea di Summer è che Hoover fosse ricattato. Frequentava i ristoranti dei mafiosi a New York e in Florida, giocava spesso alle corse dei cavalli e anzi "Le corse lo mettevano", scrive, "in uno stato di sovreccitazione. Un pomeriggio, dopo una scommessa fortunata, salì per errore sull' auto di qualcun altro e se ne servì per tornare a Washington". Il fratello del gangster Sam Giancana, Chuck, raccontava che Hoover non era diverso da tutti gli altri politicanti e piedipiatti, solo più carogna: "Hoover non voleva una bustarella al mese, per cui non gli davamo mai contanti, ma qualcosa di meglio: dritte sulle corse truccate. Volendo, poteva scommettere diecimila dollari su un cavallo che veniva dato venti a uno...e l' ha fatto". Ma con questo non siamo ancora al cuore del ricatto. C' è dell' altro. L' uomo che veramente ricattava Hoover, che lo "teneva per le palle", per esprimersi nel crudo linguaggio dei gangster, era il capomafia ebreo Meyer Lansky.
Lansky era un genio e in una cassaforte aveva delle foto di Hoover in pose compromettenti con Clyde Tolson: "Era quella la ragione, dissero, per cui non avevano nulla da temere, e per un pezzo, dall' Fbi". Alcuni tra i capitoli più appassionanti del libro, riguardano gli scontri tra Hoover e i fratelli Kennedy: John il presidente e Bob il ministro della giustizia. Sono anche i capitoli nei quali compaiono, mescolati insieme, la mafia e la figura, tragica e seducente, di Marilyn Monroe che i due fratelli si portavano a letto e che Hoover faceva fotografare e registrare. La guerra era cominciata al momento della "convention" democratica dove Hoover, contro Kennedy, avrebbe voluto candidare Johnson. Quando si vide che Kennedy avrebbe avuto la meglio, premettero perché accettasse Johnson come vicepresidente: "John Kennedy decise quella candidatura, sotto la minaccia di rovinose rivelazioni a sfondo sessuale che avrebbero distrutto la sua immagine...i ricattatori, stando a questa versione, erano lo stesso Johnson ed Edgar". E' difficile riassumere questi capitoli, bisogna leggerli per decidere quale delle parti faccia peggior figura.
di CORRADO AUGIAS da Repubblica





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