News: EUTANASIA
(Categoria: MEDICAL)
Inviato da altrestorie
giovedì 02 novembre 2006 - 22:08:39




L'eutanasia oltre ad essere un problema in se dimostra quanto questo paese sia lontano da una doverosa laicità. L'ingerenza della chiesa è davvero intollerabile. Oramai i cattolici, almeno quelli integralisti, sono una minoranza, ma hanno potere ed urlano.



Napolitano ha raccolto l'appello rilanciandole pubblicamente ed invitando le forze politiche a discuterne, cosa che ha scatenato un mare di polemiche. Prima però di discutere dell'eutanasia, credo sia importante fare un paio di osservazioni preliminari.Le grida più forti sono quelle dei cattolici, che mettono le mani avanti: "Sui principi, non si tratta". Siamo alle solite. I cattolici restano convinti che i loro principi debbano valere erga omnes (per tutti) non ponendosi minimante il rpo0blema che c'è una stragrande maggioranza della popolazione italiana che pur sentendosi cattolica, vuole che queste cose siano regolate dallo Stato e non dal Vaticano.Nessuno vuole toccare i loro principi, che riteniamo sacrosanti.  Se li tengano. Ma perchè debbono imporli a me che ho principi diversi e credo altrettanto rispettabili? Per questo lo Stato deve esser laico, perchè un principio morale, un principio religioso, non può essere valido per tutti, perchè lo Stato di diritto non può essere uno Stato confessionale.
La cosa che infastidisce, per usare un eufemismo, dei cattolici è che  si sentono lesi nei loro diritti, senza che nessuno li obblighi all'eutanasia. O all'aborto, o al divorzio, su cui assumono le stesse posizioni, in nome della sacralità della vita e della famiglia. La legge dell'aborto, come quella sul divorzio, sulla fecondazione ed eventualmente sull'eutanasia , non obbliga nessuno ad accettare tali pratiche in violazioni di principi personali, morali o religiosi. La loro libertà è salvaguardata. la mia no. Perchè se decidessero loro mi vieterebbero, il divorzio, l'aborto la fecondazione assistita, la pillola del giorno dopo, l'eutanasia.Provate a discutere di queste cose, anche con il cattolico più aperto, arriverete sempre al punto che la sacralità della vita è un principio che deve valere per tutti, cattolici e non cattolici e lo decidono loro che stanno in contatto con dio, mentre voi non credendoci non conoscete la Verità.
A me viene da levare un grido forte ed alto : BASTA con queste ingerenze.
I cattolici ormai sono una minoranza , ma tremendamente rumorosa. A me piacerebbe condannare i Marini i Rutelli, gli Alemanno e compagnia ad qualche anno di vita vegetativa, per vedere se continueranno a pensare che la vita è cosi sacra, anche quando diviene una tortura e che qualcuno dal di fuori ha la possibilità di condannare alla tortura perpetua chi non può decidere liberamente di smettere di soffrire. L'altra osservazione che volevo fare è circa la cura e le terapie del dolore in Italia.Anche qui l'ingerenza della morale cattolica ha fatto si che l'Italia fosse buon ultima nelle cure palliative e nelle terapie del dolore. Culturalmente per i cattolici il dolore, la sofferenza è un sacrifico impostoci da dio, per espiare i nostri peccati (anche i bambini?), come prova, come catarsi. Insomma il dolore non è un evento dipendente da un fatto biochimico, fisico, nerurologico...ma un qualcosa di trascendente che cade dall'alto per una volontà superiore. Ben strano Dio sarebbe quello che infligge soffernze con una casualità estrema  risparmiando spesso i "cattivi" e  colpendo i "buoni".In tal caso alla legittima domanda: perchè? Troverete sempre un buon prete a spiegarvi che il dolore è un dono che dio manda a chi ama di più!!! C'è da sperare di non essere fra i figli prediletti!!Scusate la parentesi ironica, ma mi viene dall'anima. Oggi la medicina, grazie ai progressi della tecnologia e della farmacologia ha fatto passi enormi, per cui si può dire che quasi non esiste dolore invincibile. Resistono parzialmente i dolori neurologici, anche se si sta testando un farmaco, l'ossicodone che pare dia una buona risposta anche per il dolore neurologico.Con i derivati dell'oppio o con le tecniche di analgesia loco-regionale, con pompe a rilascio lento, cerotti transdermici, è possibile tenere sotto controllo qualunque dolore.Questo è un fattore estremamente importante, perchè quello che fa desiderare la morte, non è manco la venuta meno della speranza di vita, ma il dolore insopportabile che rende la vita senza alcuna qualità e associata alla mancanza di speranza di guarire fa desiderare la morte come una liberazione.
I medici italiani, un pò per cultura un pò  vittime di leggi assurde che sottraggono alla sua piena disponibilità l'uso degli oppiacei, sono tremendamente in ritardo in questo campo.Più di una volta ho assistito  a pazienti che chiedevano di morire dopo aver loro sedato il dolore. Pazienti abbandonati al letto dopo una buona dose di morfina si alzano, cominciano a muoversi riprendono il gusto di farsi la barba o di leggere, o di guardare la tv, o di passeggiare per l'ospedale. Non perchè la morfina ( o altro farmaco o presidio) sia miracolosa, è viceversa il dolore che li spinge alla depressione assoluta (cfr Farmaci proibiti ).
Chi di noi non ha provato il desiderio di farla finita di fronte ad un mal di denti. Tutto purchè cessasse quel dolore. Provate ad immaginare una persona costretta per giorni, settimane a convivere con quel dolore. Quanto tempo passerà e chiederà  la morte come una liberazione?Per questo le terapie del dolore potrebbero porre su un altro piano l'intera discussione sull'eutanasia.Risibile le resistenze opposte dal mondo cattolico e dai conservatori: la morfina è una droga; induce dipendenza; fa male; ha effetti collaterali...Tutte giustificazioni risibili.
Qualunque farmaco è una droga, tantissimi inducono dipendenza ( pensiamo solo agli psicofarmaci) tutti hanno effetti collaterali. Le più assurde sono che "fa male" e "induce dipendenza".
Davvero in un malato terminale con pochi mesi di vita è importante che faccia male o vada incontro alla dipendenza?
Qualunque farmaco ha effetti collaterali , a volte fortissimi, pensiamo al cortisone o alla comune aspirina. Nessuno si sogna però di negarli per questo.
Quanto al fenomeno della dipendenza, i casi di tossicomania segnalati in seguito ad assunzione terapeutica di oppiacei sono davvero rari. La droga in tal caso non è associata al piacere, ma al dolore. Smesso quello finisce la funzione e la ricerca della "droga".E la morfina non restituisce qualità della vita solo a chi ha dolore. Ma anche ad uno nelle condizioni di Welby, potrebbe trarne un sollievo psicologico enorme. Perchè negargli un pò di piacere, o comunque di tranquillità vista la sua condizione che resta comunque dolorosissima? Quale strazio per un uomo che non può manco decidere di farla finita sbattendosene dei principi dei cattolici, in quanto assolutamente non in grado fisicamente di fare alcunchè.
Non è ergersi a livello di dio pensare di poter decidere se, come e quando Welby debba cessare di soffrire? Qual'è peccato maggiore per un cattolico? Quale arroganza dà diritto a ciò? Fatte queste premesse non sto qui a negare che l'eutanasia pone una serie di problemi veri e seri. La medicina non è onnipotente, ci saranno sempre condizioni o dolori che non può lenire. In tal caso potrebbe ritornare la richiesta di eutanasia. E se pensiamo  solo a quelli in coma, o comunque non in grado di intendere e volere, si capirà che sorge il problema di chi decide per loro? Perciò è semplicemente stupida, l'affermazione di quelli come Rutelli, che la politica debba fare un passo indietro.
Chi deve decidere se non la politica? Qual'è il compito della politica se non decidere come regolare la convivenza e i problemi dei cittadini. Chi dovrebbe decidere in questo caso, il Vaticano? 
Anche se dovesse decidere di affidare la scelta ai medici, sarebbe la politica a doverlo fare. Ma che la nostra classe dirigente sia di infimo ordine lo si è capito da un pezzo. Non hanno alcun collegamento con i problemi veri della gente ( e questo lo è), pensando solo al potere personale.
Identicamente stupida è l'affermazione che non si devono fare questioni ideologiche. La questione è eminentemente ideologica in quando attiene alla decisone se la vita è nella disponibilità dell'individuo o è un bene "sociale" cioè bisogna rendere conto alla società se si vuole decidere di porvi fine. Quello che non è accettabile, che viene confuso con ideologia, è che si scelga in paese agli interessi della propria parte politica, e non per legiferare in una materia  estremamente delicata. Credo che ormai il sentire comune, sia orientato a ritenere che la vita è nella piena titolarità dell'individuo che, può scegliere, entro una cornice di regole, di provi fine se il peso divine insopportabile.da notare quanto sia comico il fatto che la casa delle libertà, sia contraria a questa che è eminentemente una battaglia di libertà.
Ancora una volta si dimostra quanto quello schieramento politico sia lontano dall'idea di libertà, avendo piuttosto a che fare con l'idea di impunità e privilegio, che sono cose ben diverse.
Ma anche la sinistra che vorrebbe il partito democratico, si porta dietro una concezione clericale dello Stato, assolutamente anacronistica, conservatrice, poco consona all'idea stessa di  "sinistra".
Il testamento biologico, che trova l'apertura anche di una parte del mondo cattolico,   sarebbe comunque un passo avanti, ma non risolve tutto.
Soprattutto poi se il testamento biologico è destinato a decidere solo la sospensione del cosiddetto "accanimento terapeutico". E se non ho avuto il tempo di farlo? E se si tratta di soggetto incapace? E per i pazienti in coma che non possano esprimere la propria volontà?
La scelta di far decidere al tutore legale, può essere rischiosa. E se il tutore è magari l'erede ( il padre, la madre , il figlio)?
E se comunque prevalesse la voglia di liberarsi di un peso?
Ma anche fuori da questi casi, se un tizio decidesse di morire semplicemente perchè stanco della vita sarebbe legittimo?
Per questo si tratta di decidere, in primis, se la vita è nella piana disponibilità dell'individuo.
Per me lo è. Per cui se il testamento biologico è un passo, ma  rimane il problema di chi sia poi chiamato ad esserne l'esecutore, soprattutto qual'è  il limite tra terapie accettabili, ed accanimento terapeutico. Questa questione non sarà possibile definirla assolutamente per legge, ne nel testamento è possibile prevedere tutti i casi che la vita ci potrà riservare.
Per uscire dalla teoria, in modo che si capisca, pensiamo ad un soggetto che decide liberamente, in vita,  posto che la legge lo consentisse, di rifiutare l'accanimento terapeutico, qualora dovesse trovarsi in coma reversibile. Ci vorrà una persona, la moglie, il figlio, il genitore, un fratello che decida per lui. Ma la persona chiamata a decidere potrebbe trovarsi in conflitto di interesse, perchè erede, o perchè sopporta il peso della gestione della malattia, perchè il coniuge potrebbe avere l'accesso alla pensione di reversibilità, o al premio di un'eventuale assicurazione.E c'è anche da stabilire se davvero le condizioni del malato sono tali che il continuare le cure è "accanimento terapeutico". E chi se non la politica deve stabilire almeno la cornice di regole?la legge dovrebbe porre dei paletti, almeno per orientare chi sarà chiamato a decidere dove finiscono le terapie lecite e dove comincia l'accanimento. Certo non sarà possibile tracciare una linea di confine netta, data la quantità di variabili possibili. ma una cornice di regole, insieme all'individuazione di alcune figure chiamate a decidere in maniera collegiale.Penso ad una sorta di esecutore nominato dal soggetto nel testamento e convalidato o scelto (se assente il testamento, o assente la scelta dell'esecutore) dal giudice, che è chiamato a decidere insieme al medico curante, al medico di famiglia e ad una sorta di tribunale del malato, costituito appositamente in ogni struttura ospedaliera.
Forse non è inutile precisare che ciò varrebbe solo per coloro che in vita abbiano deciso di applicare "l'eutanasia", e di questo potrebbero essere testimoni familiari ed amici, come lo potrebbero essere nel caso opposto di chi decide di accettare anche l'accanimento terapeutico.Una procedura del genere risolverebbe anche i casi di coloro che non sono in grado di intendere e di volere.
Rimane il problema più complesso dell'eutanasia in senso stretto.
Ma se si stabilisce che la vita è nella piena disponibilità dell'individuo non si pone alcun problema. La libera decisione dell'individuo verrà valutata nello stesso modo stabilito per l'accanimento terapeutico e qualunque ospedale sarà in grado di applicarla tecnicamente. Approntare una stanza per la buona morte, negli ospedali ritenuti idonei, non sarebbe certo un problema.

giuseppe galluccio 25/9/06


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